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Anche i sindaci dei piccoli comuni dell'entroterra si schierano a favore della Camera di Commercio Marche Sud: "Non saremo complici della demolizione dei servizi dei nostri territori"

I piccoli comuni dell'entroterra fermano, ascolano e maceratese non ci stanno e rilanciano l'appello dei loro colleghi dei capoluoghi di provincia, Paolo Calcinaro, Guido Castelli e Romano Carancini, che qualche giorno fa avevano diffuso un comunicato congiunto contro l'accorpamento di tutte le Camere di Commercio della regione in un'istituzione unica e a favore invece della creazione di una "Camera di Commercio Marche Sud".

E' Adolfo Marinangeli, sindaco di Amandola, a firmare il seguente appello, già sottoscritto anche dai Comuni di Montefortino, Montemonaco, Smerillo, San Ginesio, Rotella, Matelica, Montedinove, Ortezzano, Lapedona e Montegiorgio, Montappone, San Ginesio, Santa Vittoria in Matenano e Servigliano

Anche i sindaci dei piccoli comuni dell'entroterra si schierano a favore della Camera di Commercio Marche Sud:

"Ma come si fa a chiamare campanilismo la scelta di avere sul territorio marchigiano due Camere di Commercio invece di una? E come si fa a chiamare razionalizzazione l’allontanamento dal territorio, in un momento di così grande difficoltà, dell’istituzione di riferimento per il sistema delle imprese? - si legge nella nota - Un momento in cui bisogna essere vicini e saldamente ancorati ai territori, alle persone, alle aziende per attuare le azioni di sostegno migliori e tempestive.

E’ semplicemente e solo accentramento, a discapito di aree più deboli ed oggi considerate marginali nei processi decisionali e strategici per la crescita di un territorio in questo momento anche tragicamente colpito dagli eventi sismici.
Da Sindaci di piccoli Comuni dell’entroterra, così come hanno già fatto i primi cittadini dei comuni capoluogo di provincia, diciamo NO alla proposta di una Camera di Commercio UNICA per le Marche.
Diciamo invece Si a due Camere. Siamo piccoli, ma i nostri territori non sono la periferia e ci opponiamo al fatto che questa porzione importante delle Marche venga ulteriormente dimenticata, che venga inglobata in scelte che non hanno né avranno considerazione per le specificità ed i tratti distintivi, economici e sociali, delle nostre comunità.

A fronte dell’appello dei grandi comuni il nostro è il grido di chi vive su un territorio ferito ed in forte difficoltà. Le nostre difficoltà purtroppo non sono minimamente percepite da chi popola i palazzi e le istituzioni anconetane.
Bisogna essere realmente vicini alle popolazioni e ai territori; bisogna essere concreti, bisogna essere tempestivi nelle scelte e non aspettare organismi pletorici, affollati di interessi partitici e politici, ma soprattutto lontani da quelle imprese che a fatica cercano ogni giorno di ripartire tra mille difficoltà.

Ma chi sbandiera la volontà di creare una Camera Unica sa veramente cosa fanno le Camere di Commercio, ma soprattutto conosce il principio di sussidiarietà del diritto comunitario europeo? 
Noi sindaci dei piccoli Comuni ci permettiamo con serenità di ricordare cosa rappresenta il principio di sussidiarietà: è un principio organizzativo dell’ordinamento giuridico il cui fulcro è la PERSONA, quale individuo in relazione con le istituzioni e con funzioni pubbliche che devono essere svolte in primissima istanza da chi è più vicino a tali persone, nonché ai loro bisogni e risorse.

Allora ecco perché oggi, con aziende devastate, con vite distrutte ed un’economia disastrata, continuiamo a parlare di due Camere di Commercio perché i territori, i Sindaci che ogni giorno sono in trincea, vogliono queste istituzioni vicino ai territori, vicino alle imprese.
Lo sappiamo tutti che, spente le luci della ribalta dell’evento sisma, finite le passarelle e le foto da mettere sui profili facebook, le aree interne devastate dal sisma rischiano lo stato di coma irreversibile a causa di una politica ed una burocrazia centralizzata, lenta, opprimente ed improduttiva. 
Le aree interne, i Borghi, quelli che sovente vengono dipinti come borghi rurali, poveri, già senza futuro, con solo dei cumuli di pietre, sono in realtà ben altro. Sono micro mondi d’arte, un patrimonio ricco, con tradizioni culturali e sociali rilevanti, che da tempo sono state trascurate a causa dell’invasione mediatica di altri territori che hanno saputo comunicare meglio o hanno ricevuto maggiore attenzione anche dai soggetti istituzionali.

La Camera di Commercio “Marche Sud” è quindi per noi una strategia ed una scelta mirata di efficienza. E' un percorso di lavoro che crediamo valido in una logica di condivisione e concertazione, di valutazione strategica funzionante e scevra da compromessi dannosi all’intero sistema sociale ed economico, vicina davvero alle realtà. 
Noi Sindaci dei piccoli Comuni, delle aree interne e non, viviamo ogni giorno nei luoghi dove una delle pagine più drammatiche della nostra storia si è consumata, dove l’economia è stata annientata e se vogliamo davvero riportare persone e servizi, far riaprire i negozi e gli agriturismi, abbiamo bisogno di un’istituzione come la Camera di Commercio locale vicina alle imprese ed agli imprenditori. 
Oggi più che mai abbiamo bisogno di servizi efficienti, di qualità, improntati alla logica della sostenibilità, della trasparenza e dell'innovazione e soprattutto basati su una profonda conoscenza delle specifiche necessità e problematiche.

I nostri piccoli Comuni debbono ripartire, non permetteremo di far pagare un prezzo iniquo ai nostri cittadini ed imprenditori, di negare il futuro ai giovani, di perdere specificità e memorie di civiltà e comunità. 
Noi Sindaci non saremo complici della demolizione dei servizi nei nostri territori, di una devastazione non più naturale ma avallata da comportamenti irresponsabili ed ottusi".

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Data pubblicazione : 24/02/2017 18:16
Scritto da : Redazione
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