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L'accordo agroambientale “alla Valdaso”: Altidona e altri 12 comuni danno vita ad un unicum nazionale sull'esempio del modello francese

E' stato presentato questa mattina in conferenza stampa, presso la Sala Joyce Lussu di Marina di Altidona, l'Accordo agroambientale d'Area per la tutela delle acque della media e bassa Valle dell'Aso, recentemente approvato dalla Regione Marche e promosso dal Comitato del contratto di Fiume, che vede come ente capofila il Comune di Altidona.

L'accordo agroambientale “alla Valdaso”: Altidona e altri 12 comuni danno vita ad un unicum nazionale sull'esempio del modello francese

Tutto è nato dalla stipula di un contratto di fiume, la cui definizione è fissata normativamente dalla legge 221/2015, che gli attribuisce il rango di strumento di pianificazione.

Il percorso del contratto di fiume nella Valdaso si è avviato il 29 febbraio 2016 con la firma di un Manifesto d'intenti da parte di tredici comuni, dieci del Fermano (Altidona, Campofilone, Lapedona, Moresco , Monterubbiano, Monte Vidon Combatte, Monte Rinaldo, Ortezzano, Pedaso e Petritoli) e tre dell'Ascolano (Carassai, Montalto e Montefiore), nonché da altri portatori di interesse (il Consorzio di Bonifica delle Marche, la Legambiente, la Confederazione Italiana Agricoltori, la Coldiretti, il Gal Fermano e il Gal Piceno).

Dopo la firma di questo manifesto d'intenti si è arrivati alla costituzione di una cabina di regia, composta dai Comuni di Altidona (ente capofila), Montalto e Monte Vidon Combatte, dalla Legambiente e dai due Gal. Tra i compiti di questa cabina di regia figura l'indizione di tavoli tematici. Quelli partiti nella Valdaso sono principalmente due: uno sul dissesto idrogeologico, che ha già prodotto un piano d'azione, e uno sull'agricoltura, che ha dato i suoi frutti con l'approvazione dell'accordo agroambientale.

Quello in questione non è comunque il primo caso di accordo agroambientale nella Valdaso, perché già all'interno del precedente Piano di Sviluppo Rurale si approdò a questa soluzione, con la Provincia di Ascoli Piceno (all'epoca ancora comprensiva del Fermano) che assunse il ruolo di ente capofila. L'esperienza andò progressivamente a perdersi nel tempo, ma alcuni imprenditori agricoli della Valdaso hanno spinto affinché fosse riproposta, trovandosi però a quel punto privi di un ente di riferimento. E' lì che si è fatto avanti il Comune di Altidona, che ha quindi assunto il ruolo di ente capofila, un ruolo non scontato anche alla luce della complessità dell'accordo in questione.

“Per l'accordo abbiamo risposto ad un bando della Regione Marche – spiega il vicesindaco e assessore all'ambiente di Altidona, Giuliana Porrà - l'obiettivo è coinvolgere ed aggregare intorno ad una specifica problematica di carattere ambientale, in questo caso la tutela delle acque, un insieme di soggetti pubblici e privati nell'ambito di un progetto territoriale: occorre infatti una progettazione d'area in grado di attivare una serie di interventi volti ad affrontare tale criticità in maniera coordinata e condivisa”.

I protagonisti principali di quest'accordo sono i 110 imprenditori agricoli della media e bassa Valdaso che l'hanno sottoscritto, impegnandosi così ad applicare dei disciplinari di coltivazione integrata a fronte di compensazioni a valere sulla misura agroambientale del PSR. Si tratta di disciplinari piuttosto stringenti, con un organo di certificazione (l'associazione Bartola) che controlla in maniera pedissequa il rispetto di questi standard.

Gli accordi agroambientali non sono di certo una peculiarità marchigiana o della Valdaso. Ogni regione li declina infatti a suo modo all'interno delle macrotematiche e degli obiettivi imposti dall'Unione Europea. La particolarità di quello della Valdaso, l'elemento che gli attribuisce rilievo nazionale, sta nella commistione tra pubblico e privato su cui si fonda, nel fatto che l'ente di riferimento sia un Comune, all'interno di un sistema di governance preesistente ed imperniato sulla stipula del Contratto di fiume, e non un'associazione di categoria, come è il caso, ad esempio, degli altri due accordi agroambientali sottoscritti nelle Marche.

“Il 28 marzo siamo stati invitati a Roma per un Forum dei temi agro-climaticoambientali, organizzato dalla Rete rurale nazionale, per partecipare ad un tavolo sugli approcci collettivi – racconta la Porrà – e lì c'è stato detto che erano particolarmente interessati alla nostra esperienza perché la ritengono l'unico esempio di approccio collettivo che possa funzionare, ricalcando anche in tutto e per tutto il modello che ha dato ottimi risultati in Francia. E' naturalmente una cosa che ci ha fatto molto piacere e speriamo che nel tempo questo accordo dia effettivamente i risultati sperati”.

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Data pubblicazione : 07/04/2017 11:32
Scritto da : Andrea Pedonesi
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