Attualità
Loris Miggiano, un pizzaiolo viaggiatore adottato dalla Provincia di Fermo e dall'Australia

Non tutti gli erranti sono perduti,” scriveva John Ronald Reuel Tolkien ne “La Compagnia dell’Anello” della sua opera massima “Il Signore degli Anelli”. E non tutti coloro che girovagano per il mondo lo fanno per la mera ricerca di un lavoro. Spesso è infatti il puro gusto di viaggiare, la voglia di sfidare i propri limiti che spinge migliaia di persone a intraprendere delle vere e proprie avventure - come quella del personaggio tolkieniano Frodo Baggins - al di là dei confini del proprio paese. In fin dei conti, grazie alla possibilità di spostarsi con estrema facilità, perché stare fermi? Perché non assorbire quanto i nuovi luoghi hanno da offrire e poi puntare verso una nuova meta? Talvolta l’impresa si dimostra essere un soggiorno temporaneo a cui segue il rientro a casa, talaltra una continua evoluzione di scenari dettata dal non accontentarsi mai. In questa settima puntata di “Quo vadis? Storie di fermani all’estero” vi raccontiamo la storia di Loris Miggiano, un fermano d’adozione innamorato della pizza, dei viaggi e delle sfide che è arrivato a ottenere la cittadinanza australiana dopo anni di permanenza nella terra dei canguri.

Loris Miggiano, un pizzaiolo viaggiatore adottato dalla Provincia di Fermo e dall'Australia

Loris nasce nel 1989 a San Severino Marche, ma trascorre la sua infanzia a Casabianca di Fermo. Nel 1996 si trasferisce con la famiglia a Porto San Giorgio, dove frequenta le scuole elementari e medie. Durante gli anni delle superiori, passati fra i banchi del “glorioso” Istituto Tecnico Industriale Montani di Fermo, il ragazzo comincia a lavorare stagionalmente nelle cucine di Chalet Duilio, poi Le Gall, ed infine La Fermanella a Fermo, imparando quasi tutto quello che ad oggi sa sulla preparazione della pizza.

Nel settembre 2008 si iscrive alla facoltà di Ingegneria Meccanica dell’Università di Bologna, ma sente che non sta concludendo un granché. L’università è solo “una parete priva di appigli da scalare” più per costrizione che per per propria volontà. Dopo un anno e mezzo in cui Loris colleziona, come racconta lui stesso, “due vite di ricordi e pochissimi esami nel libretto universitario,” decide di lasciare gli studi.

La voglia di partire assale la mente di Loris quando, una domenica, nota alla televisione un programma che porta una decina di ragazze alla scoperta delle meraviglie del mondo, Donna Avventura. “Mi bastarono pochi minuti per capire che la vita richiedeva molto di più.”

Così, il 19 ottobre 2010 sale a bordo di un traballante Boeing 737 Ryanair verso un cielo ben più grigio di quello italiano. Destinazione: Londra. “La capitale inglese è stata il mio trampolino di lancio. Uno quei salti facili, che se ti va male fai una grossa ‘panciata’, ma che ti fa tornare a bordo piscina senza le ossa rotte.”

 

FOTO_1

 

Loris parte con le valigie colme di abiti invernali e con un bagaglio linguistico contenente pochissimo inglese. Ma lui non si preoccupa: imparerà la lingua sul posto come tutti gli altri.

La fortuna del nostro fermano è stata aver fatto tesoro negli anni dell’arte che si è portato dietro: saper fare la pizza. Dunque trova subito un posto come pizzaiolo, il che è una posizione privilegiata, considerando infatti che molte persone che non parlano l’inglese appena arrivate iniziano come lavapiatti.

Sebbene quei mesi regalino al giovane momenti indimenticabili e solide amicizie che sono ancora oggi coltivate, il trasferimento oltremanica è la prima sfida che si para davanti lui - è un faccia-a-faccia con se stesso, con una lingua mal sopportata durante gli anni della scuola, con i condizionamenti mentali imposti dal vivere in una provincia.

“Non posso dire d’aver conquistato la città nei miei sette mesi di permanenza lì, ma ho ricordi così vivi di quel periodo che a volte fatico ancora ad elaborarli. Immagino non si finisca mai.”

 

FOTO_2


Vivere a Londra è la prima esperienza fuori casa che forza Loris a tirare fuori le unghie per sopravvivere; ma il ragazzo vince la scommessa e inizia a percepire una specie di dipendenza da nuovi traguardi da raggiungere. “Se sono sopravvissuto a questa città, di cos’altro son capace?,” si ripete.

E così il giovane spinge un po’ più in là i suoi limiti, trasferendosi nel giugno del 2011 sull’isola di Ibiza. Una sfida ancora più grande lo attende, poiché il ragazzo si scontra con una lingua che non parla, lo spagnolo, e accetta un lavoro come promoter d’eventi, ben lontano dall’universo della pizza a cui è abituato.

Con centinaia di persone esercitanti lo stesso mestiere, tutte affollanti quei due chilometri scarsi di Platja d'en Bossa e alcuna esperienza in questo settore, Loris ha solo due opzioni: reinventarsi o farsi schiacciare dalla concorrenza. “Quest’ultima non era neanche lontanamente contemplabile,” dice.

Quindi cerca di non abbattersi, nonostante riporti a casa “solo abbronzatura e tanta sabbia.” Cambia l’approccio verso i turisti, i suoi potenziali clienti, e affina la sua empatia. In poco tempo le carte in tavola cambiano: ora sono proprio i villeggianti a chiedergli il biglietto per le feste in barca.

Mentre è sull’isola spagnola sente per la prima volta parlare dell’Australia. “La mia sete di nuove sfide era ormai una macchina ben rodata.”

Incuriosito dal nuovo mondo che lo aspetta Down Under, ovvero la terra giù in basso,  e determinato a scoprirne ogni angolo, fa il visto d’ingresso al paese online e prenota l’aereo. A Novembre 2011 compie il suo primo volo intercontinentale e arriva a Sydney. “Quel jetlag me lo ricordo bene. Come il primo amore.”

 

FOTO_3

 

Il nostro fermano si stabilisce a Cronulla, un sobborgo balneare della capitale del Nuovo Galles del Sud, e torna finalmente a lavorare la pizza. Dopo sette mesi di permanenza in questo scenario paradisiaco caratterizzato da larghe spiagge bianche e un mare sterminato, il ragazzo inizia a pianificare una nuova avventura: il Messico.

Ma proprio in quel frangente si verifica un “dolce imprevisto”: Loris incontra una ragazza italiana e con lei l’amore - che lo accompagnerà fino al 2015. “Una variabile che non avevo calcolato. Una virgola che cambia il senso dell’intera frase.“

Dunque accantona l’idea di partire per il Centro America e resta stabilmente in Australia. “Quel sassolino aveva inceppato il mio marchingegno di fuga e di orgoglio. Era giunto il momento di fare i conti col bagaglio che mi portavo appresso. Una volta per tutte.”

Il bagaglio di cui Loris parla non è alcuno di quelli sopra menzionati, benché si tratti del più grave e, allo stesso tempo, del più ispirante di tutti: nel giugno 2010 il giovane perde sua madre.

Il ragazzo - forte, fortissimo nell’animo - reagisce al dolore intraprendendo quanti più viaggi possibili per combattere quella caducità con cui la vita gli ha fatto fare i conti troppo presto, provando a se stesso che ce l'avrebbe fatta in qualsiasi situazione si fosse trovato.

Non è una fuga, bensì una forma di riscatto nei confronti del proprio vissuto e del futuro che lo aspetta.

Ed è questo sentimento che lo spinge ad approdare fino in Australia, a vivere a pochi passi dall’Oceano. “Quel boato, come di cielo in tempesta, non è qualcosa che ti scordi facilmente. Quel turchese che osservi  può farti sentire vivo o ucciderti lentamente. Lo scrittore contemporaneo Alessandro Baricco ha descritto questa sensazione meglio di chiunque altro nel suo 'Oceano Mare'.”

 

FOTO_4


Su questa isola-continente si vive bene: con una disoccupazione a livelli bassissimi e un’economia fondata su uno dei salari minimi più alto del mondo, si può affrontare la quotidianità serenamente e progettare il proprio avvenire. “I miei vanno tutti nel salvadanaio dei viaggi,” dice il fermano.

Sydney sembra come ogni metropoli del mondo occidentale, caratterizzata da un paesaggio urbano dominato da luci e grattacieli alquanto familiare a noi  europei. Inoltre rappresenta un ottimo punto di partenza per esplorare le bellezze del territorio circostante.   

Ad agosto dell’anno scorso Loris percorre oltre novemila chilometri con un road trip che va da Darwin a Margaret River. Dorme in tenda nei parchi nazionali e sulle spiagge della barriera corallina, fa snorkelling e diving con le mante e con gli squali, nuotando insieme a tartarughe e balene e vede la via lattea nel deserto.

 

FOTO_5

 

Il ragazzo scala il Mount Bruce nel Parco Nazionale Karijini, “che non è paragonabile all’Alaska del viaggiatore statunitense Christopher McCandless, ma vi assicuro che la sua presenza era viva su quei costoni a strapiombo nel vuoto.”

La vera bellezza dell’Australia la si scopre nell’Outback, ossia nelle regioni più remote e semi-desertiche del continente, nei litorali da surfare, e in tutto ciò che vi passa in mezzo. “Questa è la mia Australia, quella che sento pulsare dentro di me, come Madre Terra.”

Un paese certamente straordinario, che però cela difficoltà e impone confronti come ogni altro. Per il giovane la più grande sfida è stata la gente con cui si è interfacciato:  “La sua superficialità, spesso dilagante, mi affliggeva e mi portava a fondo. Restare a galla non è stato affatto facile.”

Non avendo spesso molto in comune con le persone che lo circondano, finisce di tanto in tanto per isolarsi. D’altronde, cos’altro resta da fare se si è alla ricerca di profondità e connessione e si riceve solo un ‘dove andiamo a devastarci questo weekend?’”

Loris impara cosa sia davvero la solitudine, questa entità che lo divora dall’interno; ma impara a conviverci e a domarla trovando un equilibrio che abbraccia il suo saper stare da solo.

Un altro paletto che l’Australia pone innanzi al ragazzo è la distanza: essendo dall’altra parte del mondo, perde le lauree dei suoi migliori amici, i compleanni, i Natali con le partite a carte e i panettoni.  

 

FOTO_6

 

Si percepisce l’assenza delle persone, ma anche i luoghi da cui scaturiscono i ricordi più cari. D’un tratto inizia a mancare poter pedalare per Porto San Giorgio sotto al sole primaverile o fare quelle lunghe passeggiate sotto i portici di Bologna.

“Poter attingere a quelle memorie è per me la felicità più grande. È come girarsi indietro e capire da dove si viene, quanta strada s’è fatta. È rendersi conto del cambiamento, accettarlo anche quando non si è pronti.”

Parlando di cambiamenti, il 27 aprile 2017, Loris acquisirà la cittadinanza australiana, che manterrà insieme a quella italiana. Dopo aver investito quasi sei anni della sua vita per raggiungere questo traguardo, spesso il ragazzo immagina come sarebbe andata se fosse salito su quell’aereo per il Messico.  Ma ripensandoci sa che in fondo non farebbe nulla diversamente. “Alla fine son diventato la persona che sono oggi anche grazie all’Australia.”

 

Screen_Shot_2017-04-21_at_02.16.51

 

Strano magari a dirsi, ma per il momento Loris non vede il suo futuro a Sydney: dice che c’è troppo dell’Europa che gli manca, e che la cultura anglosassone lì vigente stona con il suo temperamento italiano. Metterà in pausa il suo lavoro presso il deposito di logistica della DHL - iniziato nel 2015 perché stufo dell’ambiente culinario - e tornerà per un po’ nel Vecchio Mondo, girando alla scoperta di nuove culture “divise solo da confini immaginari.”

 

Letture:3642
Data pubblicazione : 21/04/2017 08:05
Scritto da : Laurie Timmers
Commenti dei lettori
0 commenti presenti
Aggiungi il tuo commento
indietro

Redazione
email:
redazione@informazione.tv
Tel 0734620707 - 0734623636 Fax 0734600390
Via Mazzini 13 - Fermo  -  Cookie Policy

 

Radio Fermo Uno iscritta nel Registro dei Giornali e dei Periodici del Tribunale di Fermo il 9 aprile 1988 con il numero 7. Il 20 giugno 2001 è stato comunicato al Tribunale di Fermo, Cancelleria civile che la testata è divenuta anche un quotidiano on-line attraverso la pubblicazione sul sito www.radiofermouno.it. In data 16 maggio 2005 è stato comunicato al Tribunale di Fermo, cancelleria civile, che dal sito www.radiofermouno.it è scaturita l'appendice on-line riguardante notizie di cronaca, economia, politica e sport, denominata www.informazione.tv

 

Engineered by JEF - Knowledge Applications