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La prima designazione internazionale, in assoluto, per un arbitro italiano donna è per la fermana Silvia Marziali. Il 19/10 esordirà in FIBA EuroCup Women, dirigendo Spar Citylift-Basket Landis

29 anni e laureanda in Medicina, per tantissimi addetti ai lavori la nostra concittadina è collocabile tra gli arbitri migliori d’Italia. Per tutti, la coda bionda più nota e vistosa del basket femminile. Sarà il primo arbitro italiano donna ad essere designata per una gara internazionale. Silvia Marziali debutterà il prossimo 19 Ottobre a Girona (Spagna) nella gara di FIBA EuroCup Women tra Spar Citylift-Basket Landes. Nell’occasione sarà coadiuvata dal gallese Gavin Williams e dal belga Martin Van Hove.

La prima designazione internazionale, in assoluto, per un arbitro italiano donna è per la fermana Silvia Marziali. Il 19/10 esordirà in FIBA EuroCup Women, dirigendo Spar Citylift-Basket Landis

Arbitro internazionale e donna. Il mondo del Basket visto con gli occhi di Silvia Marziali. Mondo dove approda ereditando la passione dal padre Francesco, ex giocatore nelle giovanili della VL Pesaro, poi dirottata nell’arbitraggio per dare una mano alla sua vecchia Società di appartenenza ed ai piccoli cestisti del Minibasket. Partendo da Fermo e dal fermano.

 

“Risiedo in Contrada Pila – ci confida Silvia, declinando le proprie “generalità cittadine” – La Strada Pompeiana, il sempre pullulante quartiere Santa Caterina, così come zona San Giuliano o Cappuccini, quartieri di residenza della famiglia di mio padre, sono posti fantastici ai quali mi sento molto legata”.

 

Silvia, sta andando a rinverdire quelli che erano i fasti, ovviamente intesi in materia arbitrale cestistica, del famoso Angelo Tullio di Fermo. Arbitro di basket, appunto, a livello nazionale. Con lei, quindi, si conferma una sorta di “tradizione fermana” di eccellenza arbitrale cestistica cittadina.

 

“Serie A, serie A… Le Marche già cestisticamente sono territorio molto florido. E sono ad un ottimo livello di arbitraggio. Negli ultimi anni e grazie al lavoro di istruttori come Marco Pierantozzi e Marco Vita e grazie al Presidente Paolini, sono stati fatti grandi passi in avanti a livello arbitrale. Io ho iniziato e fatto il corso nelle Marche grazie alla Società sangiorgese di Basket femminile Adria ’75, gestita da Sara Ficiarà. Dove mi hanno coccolato e cresciuto per 2 anni…poi sono emigrata a Roma per motivi di studio. Ho avuto il piacere di conoscere Angelo Tullio, anche se non ho avuto modo di vederlo arbitrare. Lo ricordo come una persona preparatissima ed assolutamente carismatica. Fermo è molto importante a livello cestistico. Speriamo che questo movimento cresca anche dal punto di vista arbitrale”.

 

Allora, riassumendo: in “fermanità” è promossa a pieni voti! Adesso però, arriviamo al dunque: addetti ai lavori e stampa specializzata la definiscono come una delle migliori arbitro in circolazione in Italia e, al tempo stesso, come “la coda bionda più nota e più vistosa del basket femminile”. Quale delle due definizioni le fa più piacere?

 

“Grazie mille! La seconda definizione mi fa sorridere, perché è una caratteristica fisica che magari si nota di più. La prima…è un grande onore, essere definita tale. A livello arbitrale, pian piano le donne stanno aumentando grazie ad un progetto che partì nel 2010 e del quale anche io ho fatto parte. Ci hanno instradato, dandoci la possibilità di fare lezioni supplementari ed essere seguite in modo più particolare. Secondo me è una cosa piacevole. Essere arbitro o meno, non è determinato dal genere. Voler fare l’arbitro, sentirsi arbitro, è a prescindere. Le differenze di genere, così come anche nel gioco stesso, lasciano il tempo che trovano”.

 

In definitiva: arbitro di basket. Perché?

“Perché ero sempre in palestra, a Porto San Giorgio, e mi allenavo tantissimo. Mi son trovata ad arbitrare qualche partita di MiniBasket. Mi è piaciuto tanto: mi piaceva farlo, mi piaceva stare a contatto con l’ambiente…Penso che sia un modo di vivere la pallacanestro molto intenso, di comprenderla e di studiarla. Ho continuato ad arbitrare e poi ho smesso di giocare, appunto perché sono entrata a Medicina. Le tre cose non potevano coesistere”.

 

In tutto e per tutto, sta ripercorrendo le orme di suo padre Francesco: prima apprezzato cestista, poi stimato Medico.

 

“Mio padre è un Dottore che è stato giocatore di Pallacanestro. Andò via da Fermo a 13/14 anni per approdare alla Scavolini Pesaro con la cui maglia vinse tante finali nazionali sino ai 20/21 anni, quando smise di giocare per proseguire gli studi universitari di Medicina. Lui mi ha spinto, mi ha detto: “Vai e fai il corso: hai il carattere per farlo”, dandomi una grandissima mano. E tutt’ora mi segue e viene a vedere le partite. E’ un mio grande supporter”.

 

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Esordio, partita più difficile e quella più importante che ha diretto sino ad ora.

“Esordio in serie B maschile, quattro anni fa a Rieti. E’ stata una partita difficile: trovarsi in un campionato fondamentalmente di professionisti, perché fanno quello di lavoro, di un certo livello ed un certo tipo di gioco, io la prima partita…non sapevo dove collocarmi. Il gioco era molto veloce, rispetto ai ritmi ai quali ero abituata ad arbitrare. L’esordio maschile è andato così. Adesso, col tempo, mi trovo molto meglio. La femminile è stato un esordio un po’ particolare. Come in Lega 2 ed in Serie A arbitriamo in “triplo”, ed anche lì è stata molto…di impatto. Però debbo anche dire che una volta abituato l’occhio, lavorando e lavorando in palestra, guardando i video ed arbitrando, sono riuscita a migliorare ed a stare al passo”.

Come ci si prepara per una partita?

“Oltre all’allenamento c’è un lavoro quotidiano, che richiede impegno. Ed è un lavoro difficile: la grande differenza rispetto a quando si gioca, è che quando si arbitra si sta soli. Quando sei in una squadra, c’è l’allenatore, ci sono i compagni, c’è sempre qualcuno che ti dice quel che devi e quel che non devi fare. Quando arbitri, invece,  sei solo a prendere le decisioni. E questo si riflette nella quotidianità. A volte non ne vorresti sapere di andare al campo di atletica. Ed invece, ti devi dire: “Ora ci vado”. Così come all’allenamento in palestra, o a lavorare al video per rivedersi le proprie partite o semplicemente pallacanestro in generale; ma anche andare sui campi a vedere e capire cosa insegnano gli allenatori ai propri giocatori…Bisogna prenderci mano ed avere grande spirito di sacrificio. Quando poi si è soli, si fanno i conti solo con noi stessi”.

 

Il prossimo 19 Ottobre, a Girona (Spagna), esordirà in FIBA EuroCup Women dirigendo Spar Citylift-Basket Landes. Silvia Marziali da Fermo è il primo arbitro italiano donna, in assoluto, ad essere designata per una gara internazionale. Cosa prova?

“E’ un grande onore, innanzitutto. Penso da dove sono partita, carica di quelle aspirazioni che ho sempre avuto. Però mi chiedevo: esiste davvero questa EuroCup? Esiste davvero diventare il primo arbitro donna internazionale? C’è emozione e tanta voglia anche di far vedere quanto lavoriamo bene in Italia. Perché la nostra nazione lavora bene a livello arbitrale. Anche grazie alla qualità della pallacanestro espressa dai club. Se siamo bravi è anche perchè abbiamo una buona pallacanestro da arbitrare. C’è positività in un movimento che ha voglia di migliorarsi e di sfidarsi. Tornando alla designazione, speriamo che non sia l’ultima”.

 

E’ quello che le auguriamo tutti. Ma meglio dirigere un incontro maschile o uno femminile?

 

“Questa è la solita domanda, super inflazionata! Tutti snobbano il basket femminile, forse perchè meno spettacolare o forse perché lo sport femminile è visto sempre con occhio diverso. In realtà, la differenza la fa la partita. Se è accesa, agonisticamente importante, spettacolare, sia di serie A che di serie B, tutti vorrebbero vederla. Femminile o maschile che sia”.

 

Ok: una risposta da giudice di gara. O da zero a zero, che nel basket è impossibile. Scherzi a parte, è una donna –arbitro. Vantaggi e svantaggi.

 

“Il movimento a volte ha dei pregiudizi. A volte è un mondo più maschile e maschilista, ma quello che mi fa più male sono gli insulti alla persona. Specialmente quando arrivano dalle donne. Non ho avuto tanti episodi spiacevoli, per lo meno di gravi. Ma andare sul personale in momenti in cui non è necessario, l’insulto non ci sta mai. In Italia, purtroppo, siamo abituati un po’ male. Ovvio: uno fa l’arbitro e sa che, prima o poi, arriverà l’insulto. Finchè i modi sono moderati e la critica riguarda l’arbitraggio…ma quando tutto trascende e prosegue anche fuori dal campo, quando vanno sul personale…Fischiare un tecnico? Sì, ma non è quella la strada giusta. Sarebbe reprimere: non voglio arrivare a questo punto. Preferisco sempre la via del confronto sia con allenatori che giocatori. Anche se, alla fine ed ovviamente, la decisione la prendo io”.

 

Crede che questa designazione, prestigiosa come non mai, possa in un certo senso andare a mutare i rapporti che ha con colleghi e colleghe?

 

“L’arbitraggio è uno sport…quasi singolo. Poi però, quando vai in campo, devi essere squadra. Quindi, se non c’è amicizia fuori dal campo, deve necessariamente esserci dentro, per portare a casa la gara. Con i colleghi e le colleghe, come è ovvio che sia, con qualcuno ho rapporti di amicizia mentre altri sono semplicemente colleghi. Comunque no, non credo che vada ad inficiare i rapporti. E’ come quando si viene promossi dall’una all’altra serie: si spera sempre di averlo meritato. Ed io credo che questa designazione l’abbia meritata”.

 

Doti sulle quali sta costruendo quella che si sta delineando, ce lo consenta, come una splendida carriera arbitrale.

 

“La calma, innanzitutto. E la capacità di gestire i conflitti. Di carattere, penso di non essere stata mai una persona quieta. Sono cose che ho imparato a fare col tempo. In campo devi essere lucido e mantenere la lucidità e la capacità di avere la visione totale di quello che succede. Anche sulle panchine, dappertutto, in maniera specifica e periferica al tempo stesso. Poi secondo me bisogna avere molta autocritica ed accettare quando qualcuno ti dice che hai sbagliato. A quel punto, per migliorare, ti devi porre delle domande. E riguardare la partita, focalizzare il momento…ovviamente non durante la gara. Rendersi conto di aver fatto un errore ci sta, ma bisogna tenere presente che già dopo un secondo la partita ti mette avanti un’altra decisione da prendere. Per cui, calma. A fine gara si riavvolge il nastro”.

 

Una ragazza la incontra per strada e la informa di voler diventare arbitro di basket. Quali consigli le darà, prima di tutto?

 

“Gradirei fosse, innanzi tutto, un’atleta. Se avesse giocato, una ragazza così come un ragazzo, sarebbe meglio. Ed al di là della conoscenza del gioco e di una buona preparazione atletica, bisogna essere dotati di grande spirito di sacrificio. Perché non esistono sabati, non esistono domeniche, né tornare a casa tardi e di tempo libero ce n’è poco. Mentre, magari, i tuoi amici escono tu sei fuori ad arbitrare. E sei andato a dormire presto perché al mattino ti alzerai presto per affrontare la trasferta. Ma anche avere le spalle larghe per gestire l’insulto: ecco, per iniziare basterebbero queste tre cose”.

 

Due ultime domande, in serie: 1) un aneddoto della sua carriera 2) il difetto che, prima di tutti gli altri, vorrebbe togliersi.

 

“Dovevo fare una gara di Settore Giovanile ed arrivando in una palestra ove non ero mai stata, ho chiesto al custode dove fosse lo spogliatoio dell’arbitro. La risposta fu: “Guarda che la partita di pallavolo è già finita”. Ci rimasi malissimo. Oppure quando stringono la mano all’ufficiale di campo, credendolo l’arbitro…che invece sono io. Poi, una volta cambiata d’abito, vengono a chiedermi scusa, anche se io me la prendo col sorriso. Il difetto? A volte mi arrabbio. Ci sono dei momenti in cui la mancanza di rispetto mi fa arrabbiare. Sono pochi momenti, ma vorrei comunque eliminarli”.

 

Silvia Marziali, 29enne fermana d.o.c. laureanda in Medicina ed arbitro internazionale di basket: sappia sin d’ora che il 19 Ottobre tutta la città sarà orgogliosamente con Lei.

 

“Grazie a voi. Io sono contentissima delle mie origini. Spero che Fermo cresca dal punto di vista cestistico ed arbitrale. Si sta già facendo bene, ma si può sempre fare meglio. Ma siamo sulla giusta via”.

 

LA SODDISFAZIONE DELL'ASSESSORE ALLO SPORT SCARFINI E DEL DELEGATO PROVINCIALE C.O.N.I GARINO

 

E per la prestigiosa designazione internazionale di Silvia Marziali, ampia soddisfazione è stata espressa anche dall'assessore allo Sport del Comune di Fermo, Alberto Maria Scarfini e dal Delegato Provinciale C.O.N.I. Vincenzo Garino.

 

Sono molto felice di poter fare, a nome di tutta l'Amministrazione cittadina, l' “in bocca al lupo” a Silvia Marziali – ha ammesso il primo – Complimenti per questa stupenda avventura rappresentata dalla direzione di un incontro internazionale di Basket. Che vorremmo tutti essere il primo di una lunga serie. Grazie, in ogni caso, per aver reso onore alla nostra terra ed allo sport cittadino”.

 

Ho appreso da poco la bellissima notizia di questa designazione – ha ammesso il professor Garino - Il C.O.N.I. Provinciale è orgoglioso che una cittadina fermana possa arbitrare a questi livelli, augurando a Silvia Marziali una carriera piena di successi. Sono sicuro che tutto procederà per il meglio: un grandissimo “in bocca al lupo” alla nostra arbitra”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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