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L'ultimo atto del Prefetto Di Lullo: firmato il protocollo d'intesa sulla violenza di genere

Ultima uscita ufficiale come Prefetto di Fermo per Mara Di Lullo, che ieri pomeriggio ha presenziato alla firma del protocollo di rete sulla violenza di genere. Un protocollo che rappresenta il compimento di un percorso di lavoro iniziato l'anno scorso e che prevede la collaborazione tra più enti pubblici e privati con uno schema operativo da attuare nell'immediato, ma che resta aperto all'eventuale ingresso in corsa di altre realtà. Già a livello regionale, come ricordato da Fabrizio Cesetti, era stato firmato un protocollo per combattere la violenza di genere (“dal contrasto a questo fenoMeno si misura anche il tasso di legalità e di civiltà di un Paese”, spiega l'assessore al bilancio) e ora stanno quindi cominciando a sorgere delle reti sinergiche anche a livello territoriale.

L'ultimo atto del Prefetto Di Lullo: firmato il protocollo d'intesa sulla violenza di genere

“Quella della violenza di genere è una problematica di particolare rilevanza, un fenomeno con numeri importanti, rispetto al quale è necessaria la mobilitazione delle istituzioni e della società civile – ha spiegato la Di Lullo -. Disponiamo di un importante apparato legislativo in merito, purtroppo però i dati non sono incoraggianti: i reati complessivamente diminuiscono, ma quelli contro le donne tengono il passo o addirittura aumentano. Occorre quindi un intervento concreto e immediato per sostenere le vittime di violenza”.

“Già due anni fa i sindaci del territorio erano entrati nella progettualità che vedrà l'apertura di una casa famiglia proprio per donne vittme di violenza - ricorda il sindaco di Femro Paolo Calcinaro -. Una scelta lungimirante che presto avrà un frutto concreto”.

 

Nel 2016 sono state 417 (il 6% in più rispetto alle 392 dell'anno precedente) le donne che hanno fatto ricorso ai centri antiviolenza, 66 delle quali nella provincia di Fermo. “Dati che però non considerano il sommerso – analizza la presidente della Commissione pari opportunità della Regione Marche, Meri Marziali – perché la vera difficoltà nel denunciare risiede nel fatto che non è un atto verso degli estranei ma rivolto al coniuge, al convivente o ad una persona nei cui confronti esiste un legame di affettività”.

“Ogni due giorni viene uccisa una donna – sottolinea la Presidente della Provincia di Fermo, Moira Canigola, che ricorda anche come la lotta alla violenza femminile sia stata sempre portata avanti dall'ente a partire dalla sua fondazione, con l'apertura fin dal 2009 dei centri antiviolenza prima a Porto Sant'Elpidio e a Sant'Elpidio a Mare, poi a Fermo e ora anche a Pedaso e nella zona montana - il fattore su cui bisogna agire primariamente è quello culturale e quindi non si può non lavorare sulle scuole”.

E in effetti, come spiegato dal coordinatore dell'Ambito Sociale XIX Alessandro Ranieri, il coinvolgimento delle scuole è tra gli obiettivi primari dell'intesa, insieme alla dimensione informativa e promozionale (l'obiettivo è quello di creare una carta di servizi con numeri, email e punti di riferimento per tutte le donne del territorio) e alla necessità di convertire il tutto in protocolli operativi immediati costruiti tra i vari soggetti: “Sono già partite attività di sensibilizzazione presso gli edifici scolastici: abbiamo presentato piccoli programmi grazie anche all'associazione On the road che gestisce i centri di violenza – spiega lo stesso Ranieri -. Da ultimo, poi, è fondamentale l'opera di raccolta dati dell'osservatorio unico per cercare di capire se il fenomeno emerge o tende invece a rimanere ancora nascosto”.

 

All'interno del protocollo rientra anche la creazione di un percorso intraospedaliero per donne vittima di violenza sessuale. “Abbiamo scelto di cominciare dalla violenza sessuale perché è quella con il maggior peso, se non numerico, quanto meno a livello d'impatto – spiega Caterina Mazzotta, dirigente medico dell'Area Vasta 4 -. Il sistema sanitario è in posizione ottimale perché i suoi operatori possono venire a contatto per primi con forme di violenza, identificando le donne che l'hanno subita e indirizzandole verso altri servizi nella maniera migliore”.

E un servizio di questo tipo finirà senz'altro per aiutare anche le forze dell'ordine che fino ad ora, come evidenzia in chiusura il Capitano dei Carabinieri di Fermo Roland Peluso, hanno finito spesso per “essere l'ultimo anello della catena: io stesso mi sono trovato più volte a ospitare in caserma donne vittime di violenza”.

 

Di_Lullo_Canigola_firma

 

Firma_Protocollo

 

Calcinaro_firma

 

Firma_Protocollo_convenzione_2

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Data pubblicazione : 14/11/2017 09:17
Scritto da : Andrea Pedonesi
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