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"Emmanuel fu vittima della violenza razzista": Il Comitato 5 Luglio commenta la sentenza della Cassazione

"La sentenza della Cassazione pone fine, dal punto di vista giudiziario, alla terribile vicenda dell’omicidio di Emmanuel Chidi Nnamdi. Egli fu ucciso, in modo preterintenzionale, da Amedeo Mancini, e ad innescare la dinamica degli eventi fu un atto di razzismo; Emmanuel è stato dunque vittima della violenza razzista". E' con queste parole nette che si apre il comunicato stampa del Comitato 5 Luglio ad una settimana di distanza dalla sentenza della Cassazione e nel giorno in cui Amedeo Mancini ha deciso di consegnarsi spontaneamente alle forze dell'ordine e di tornare in carcere.

"Questa sentenza chiarisce che non vi fu alcuna “legittima difesa” da parte dell’omicida e toglie ogni legittimità ad un anno di tentativi di mistificazione dei fatti, di minimizzazione dell’accaduto e di denigrazione della vittima, la cui esistenza è stata brutalmente stroncata proprio quando egli pensava di poter finalmente ricominciare a vivere e progettare un futuro con la sua compagna, dopo anni di paure e di violenze - continua il comunicato -. Non può esserci, da parte nostra, e non c’è, alcuna soddisfazione, la quale, di fronte ad un dramma come questo, sarebbe assolutamente fuori luogo. C’è, però, la consapevolezza che avevamo purtroppo ragione, sia sulla dinamica dei fatti, che sulle sue motivazioni (pur non avendo mai commentato i precedenti passaggi giudiziari e le scelte della Magistratura). Avevamo e abbiamo ragione, soprattutto, nell’alzare un grido di allarme sul diffondersi, nel Paese ma anche nella nostra città – nonostante la sua storia e la sua tradizione civile e democratica – di un clima di xenofobia e razzismo sempre più preoccupante; sulla pericolosità, soprattutto per i più giovani, della presenza sempre più palese ed arrogante di ambienti violenti e neofascisti, che si nutrono di menzogne e paure costruite ad arte; ragione, infine, su quanto sia sbagliata ed irresponsabile una sottovalutazione, di fronte al crescere di questi fenomeni, da parte delle stesse istituzioni.

 

"Per questi motivi, pur essendosi chiusa la vicenda giudiziaria, resta terribilmente aperta una ferita che la nostra città deve saper guardare per evitare che fatti come questi possano ripetersi e per spiegare ai giovani la gravità di atteggiamenti, parole, atti ispirati a sentimenti violenti, razzisti, disumani - prosegue il comunicato -. Per questo continueremo a lavorare, insieme a tante e tanti, insieme a chi, ogni giorno, lavora per dare risposte concrete e umane di accoglienza e solidarietà agli esseri umani che fuggono dall’orrore verso la vita. Per gli stessi motivi riteniamo che sia giusto ricordare Emmanuel e non dimenticare. Ed è importante, per le generazioni che verranno, che una targa lo ricordi, nel luogo in cui fu ucciso".

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Data pubblicazione : 07/12/2017 17:57
Scritto da : Redazione
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