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Molini Girola. La commemorazione all’ex PG70 nella Giornata della Memoria: “Siamo tutti fiori dello stesso giardino”

Il Sindaco di Fermo Paolo Calcinaro, presente insieme al consigliere di zona Stefano Faggio e il consigliere di maggioranza Nicola Pascucci, che si è occupato del progetto di recupero dell’ex Conceria, ha ringraziato il quartiere in “tutta la sua vitalità”. “La Conceria – ha proseguito il primo cittadino – è uno spazio importante per lo sviluppo della nostra Città oggi, ma in quegli anni è stato usato per uno scopo completamente diverso e cioè chiudere e non sviluppare.”

Molini Girola. La commemorazione all’ex PG70 nella Giornata della Memoria: “Siamo tutti fiori dello stesso giardino”

“Lo dicevo poco fa a Servigliano – ha continuato Calcinaro -, oggi abbiamo un forte rischio. Tanti testimoni diretti se ne stanno andando e ci stanno lasciando e rischiamo quindi di rimanere senza qualcuno che tramandi direttamente quanto è accaduto. Il compito che spetta a noi portare avanti è quello di non far cadere ciò che è accaduto nell’oblio.”

La commemorazione, preceduta dalla deposizione di una corona di anturio e una di papaveri nel luogo simbolo della memoria ma anche dell’orrore, ha avuto vita nel giro di pochi giorni dalla spontaneità della Contrada Molini Girola e da tutto il quartiere che ha voluto ricordate l’utilizzo primo della Conceria.

Importante la testimonianza di Ian McCarthy, irlandese nato in Inghilterra e residente ora nel Fermano, che si occupa ogni anno, nel mese di maggio, di ricordare, insieme ai tanti parenti delle vittime del campo, ciò che significò il PG70.

“Questo è un luogo della dimenticanza – ha ricordato McCarthy – e mi auguro che possa continuare ad essere ricordato, come stiamo facendo oggi, come un luogo della memoria, luogo di memoria della Seconda Guerra Mondiale ma anche della Prima, del Fascismo come del Comunismo, ma anche della rivoluzione industriale: renderlo un museo del ventesimo secolo.”

“Come sapete, tutti i prigionieri di Auschwitz – ha continuato McCarthy -  avevano tatuato sulla loro pelle un numero, spetta a noi oggi tatuare sulla nostra pelle una frase: “Mai più”, ricordando che orrori simili continuano ancora oggi in Bosnia, in Siria, in Ruanda.”

“Il messaggio che voglio dare è quello di aprire le nostre porte agli altri, ma aggiungere anche un posto a tavola, non per un fine politico ma per i valori della civiltà cristiana dell’accoglienza e dell’apertura verso l’altro e il diverso. Siamo tutti fiori dello stesso giardino e della stessa famiglia umana” ha concluso McCarthy.

La parola poi a Marco Tirabassi, Priore della Contrada Molini Girola, che ha ringraziato tutti i presenti e quanto hanno dato vita a questo momento di commemorazione: “Come quartiere e come Contrada stiamo cercando di mantenere sempre di più viva la Conceria ma è nostro dovere mantenere vivo anche il ricordo di ciò che è stato in passato. Tramandare la storia di questa zona per non dimenticare e per non rifare gli stessi errori.”

 

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LA STORIA

PG70, una sigla che oggi, ai più, risulta oscura. Oltre settanta anni fa però, in piena Seconda Guerra Mondiale, PG stava per campo di prigionia e il numero 70 indicava quello situato nelle vicinanze di un paese delle Marche meridionali: Monte Urano. In realtà il campo si trovava in Contrada Girola a Fermo ma le carte militari dell’epoca riportano “Monturano” perché quello era il nome della stazione ferroviaria, quella di Porto San Giorgio – Amandola, ubicata nei pressi del campo.

Secondo le disposizioni, il campo di Fermo, destinato all’internamento di sottoufficiali e soldati di truppa britannici del Commonwealth, avrebbe dovuto contenere un massimo di 12 mila prigionieri, poi scesi a 8 mila, sistemati in accantonamenti attrezzati di “lettini triposto”. IL PG divenne operativo già dal luglio del 1942 e già il primo settembre conteneva 1.374 internati.

All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, la piccola guarnigione che vigilava il campo, abbandonò il campo, lasciando i prigionieri incustoditi per diversi giorni. Questi ultimi preferirono, a differenza di ciò che accadde a Servigliano, non abbandonare il campo: decisione che per molti fu fatale. Molti prigionieri infatti vennero colpiti da atti di efferata violenza dagli irriducibili fascisti locali o prelevati dai tedeschi per essere poi “trasportati” al Nord.

Il PG 70 però non rimase a lungo deserto: terminata la Guerra, a ripopolarlo giunsero profughi da ogni dove. Con i trattati di pace e la progressiva normalizzazione postbellica, il campo, rinominato Centro di raccolta profughi di Fermo, tornò gradualmente a svuotarsi, per essere definitivamente chiuso al termine degli anni quaranta. Al suo posto subentrò un nuovo stabilimento industriale: una conceria.

Uno degli uomini “simbolo” della memoria è Ken De Souza, un ufficiale inglese, che fuggì dal campo restando nascosto sotto la bascula della pesa per i camion per 17 giorni. Insieme al suo amico Hall, egli riuscì a raggiungere la Famiglia Brugnoni, dove venne ospitato, nascosto e protetto.

 

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Data pubblicazione : 27/01/2018 13:14
Scritto da : Alessandra Bastarè
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