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Appartamenti di via Medi, fine dell'incubo per 65 famiglie sangiorgesi: l'ex cda condannato ad un milione di euro di risarcimento all'Edilcoop Prisma

“Una cooperativa di persone è riuscita a resistere a un sistema che la vedeva già condannata: a 65 famiglie che avevano investito nella cooperativa i risparmi di diverse generazioni era stato negato il futuro”. E' con queste parole piene di soddisfazione e di sollievo che Giancarlo Fermani, amministratore unico della Edilcoop Prisma di Porto San Giorgio, commenta la sentenza di primo grado arrivata giovedì, che ha condannato il precedente cda, nelle persone dell'ex presidente Luciano Ferracuti, di Giorgio Ciarrocchi e Oriano Sampaolesi, ad un risarcimento di un milione di euro nei confronti della stessa cooperativa.

Appartamenti di via Medi, fine dell'incubo per 65 famiglie sangiorgesi: l'ex cda condannato ad un milione di euro di risarcimento all'Edilcoop Prisma

Una vicenda giudiziaria molto complessa, che abbraccia sostanzialmente un decennio di vita sangiorgese e che riguarda 75 appartamenti e villette edificati dalla Edilcoop Prisma nel comparto di Via Medi per un totale di circa 8.000 metri quadrati di superficie calpestabile: una vicenda che il presidente Fermani e il capogruppo consigliare del Pd Andrea Di Virgilio, uno dei 65 soci della cooperativa e vice presidente della medesima dal 2010 al 2014, hanno ricostruito in una conferenza stampa svoltasi questa mattina al Caffé Mirò di Porto San Giorgio.

 

Era il luglio 2010, raccontano i due, quando l'allora presidente Ferracuti e gli altri membri del cda comunicarono ai soci la decisione di mettere in liquidazione la cooperativa dato l'enorme buco di bilancio che si era creato e che non permetteva la conclusione dei lavori nel lotto di Via Medi.

L'ultima richiesta del cda ai soci fu quella di versare 14.500 € a testa per raccogliere circa un milione, che in teoria sarebbe servito proprio per ultimare i lavori. Da Fermani e Di Virgilio, però, arrivò un no secco: “Ci siamo opposti alla prospettiva che 65 famiglie potessero perdere tutto, la casa e i soldi, e abbiamo deciso di sacrificarci e di concludere noi le operazioni”.

 

Fu proprio nel 2010 che si insediò il nuovo cda con Fermani presidente e Di Virgilio suo vice: “Siamo andati contro tutto e tutti – spiega Fermani – siamo stati oggetto di continui attacchi e di decreti ingiuntivi, ma abbiamo mantenuto sempre i toni bassi grazie soprattutto alla grandissima dignità di tutti i soci”.

Una volta preso il timone della cooperativa, lo studio delle carte e delle delibere ha portato a galla l'amara realtà: “Facendo l'analisi del totale versato dai soci e di quanto invece è finito nelle casse della cooperativa c'è una discrepanza nell'ordine dei 2,5-3 milioni di euro – commenta Di Virgilio -. Il presidente poi trovò la delibera con la quale il vecchio cda aveva richiesto i 14.500 € ad ogni socio contestualmente alla proposta di messa in liquidazione e scoprì che del milione complessivo solo 140.000 euro sarebbero stati destinati ai lavori del lotto di Via Medi, mentre il resto della somma sarebbe servito per pagare diversi professionisti: quella fu la prova lampante di quale fosse il vero disegno del vecchio cda”.

“Il buco di bilancio si è creato con sottrazione dirette e attraverso lavori e forniture che non riguardavano la nostra cooperativa”, aggiungono i due ricordando come per 75 appartamenti fossero state comprate 150 caldaie, ma anche vasche idromassaggio, bagni superlussuosi e altro ancora.

 

Nel frattempo, parallelamente all'azione legale contro il vecchio cda, con una quarantina di soci che si sono costituiti parte civile, la cooperativa si è trovata a fare i conti con gli appartamenti non terminati e i lavori da portare avanti: “Dal 2010 al 2014 ogni socio ha tirato fuori dei soldi di tasca propria basandosi solo sulla fiducia reciproca – ricorda Fermani –. In questi anni abbiamo speso in opere nuove oltre 6,5 milioni di euro, cioè una cifra compresa tra i 30.000 e i 150.000 a testa per ogni socio. Ora però tutti hanno una casa (i primi hanno preso possesso dei propri appartamenti nel 2008-2009, gli ultimi nel 2014, ndr): certo, l'hanno pagata di più, ma l'alternativa era perdere tutto”.

 

La speranza ora è che la giustizia faccia definitivamente il proprio corso per risarcire i soci di danni non solo economici ma anche morali e psicologici: “Non è semplice vivere con il patema d'animo di aver versato tutti i soldi ma di non avere poi l'atto ufficiale che attesti il passaggio di proprietà” - commenta a questo proposito Angelo Larocca, un altro dei soci.

Con la sentenza di govedì il giudice ha condannato i tre ex membri del cda a risarcire di 25.000 € ogni socio costituitosi come parte civile e a pagare una provvisionale di un milione di euro alla cooperativa, con rinvio al giudice civile per la determinazione dell'esatto ammontare del risarcimento. La speranza, confessano Fermani e Di Virgilio, è che questo possa arrivare a 2,5-3 milioni, il che consentirebbe di estinguere gli ultimi debiti, completare definitivamente le operazioni nel lotto di Via Medi e soprattutto procedere al rimborso integrale di tutti i soci.

“Abbiamo messo in campo professionalità, determinazione, coraggio e trasparenza per arrivare fino ad oggi – conclude Fermani – Ci piacerebbe che questa nostra lotta contro le false cooperative fosse di esempio per il futuro: abbiamo dimostrato che situazioni di questo tipo si possono combattere e che la gente presa con le mani nel sacco può essere punita”.

 

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Data pubblicazione : 10/02/2018 15:31
Scritto da : Andrea Pedonesi
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