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Contraffazione, l'allarme di Melchiorri: "In attesa del made in il governo fermi almeno la Cina"

Un paio di scarpe presentate con lo stesso marchio, lo stesso taglio, le stesse cuciture. O meglio, realizzate quasi con le stesse caratteristiche. Perché poi le differenze ci sono, ma intanto il compratore è stato truffato: è il mondo della contraffazione.

Contraffazione, l'allarme di Melchiorri:

“L’ultimo caso di cronaca avvenuto in Inghilterra, che ha coinvolto suo malgrado un calzaturiero fermano, è la riprova di quanto sia importante tutelare il proprio marchio, il nostro brand” - sottolinea Giampietro Melchiorri, vicepresidente vicario di Confindustria Centro Adriatico.


In attesa di una tutela a livello europeo, con il riconoscimento del made in, ci sono però strumenti a disposizione delle imprese che troppo spesso non vengono utilizzati. “Come Confindustria – prosegue Melchiorri – siamo impegnati da tempo nel supporto dei nostri associati in questo settore. Ci sono gli strumenti per difendersi, il punto è conoscerli”.


Per questo bisogna rivolgersi a esperti capaci di tutelare le idee dell’imprenditore, di seguire il percorso commerciale attraverso la tutela della proprietà industriale e intellettuale: dall’etichettatura alla registrazione del marchio o brevetto, diversi sono gli step da eseguire al meglio.
“Di fronte a un quadro normativo internazionale pieno di buchi, c’è un avversario che gioca completamente senza regole: la Cina. La totale mancanza di tutele ci lascia scoperti e indifesi. Qui però deve intervenire il governo italiano, in primis chiedendo il rispetto delle norme, minacciando, ma con credibilità, anche il blocco delle importazioni. Sentiamo parlare ogni giorno sulla stampa dei dazi di Trump, ma non dell’assenza di valore del copyright in Cina, che dal laccetto al macchinario riesce a riprodurre quello che noi creiamo esportandolo ovunque nel silenzio”.


Una partita che si gioca quindi su più livelli. “Come Confindustria continuiamo a spingere sulla politica e al contempo cerchiamo di supportare gli imprenditori con la nostra consulenza per evitare che si ritrovino indifesi di fronte alla truffa. Il gesto dell’imprenditrice di Montegranaro di consegnare un paio di scarpe vere al cliente truffato a Londra è la prova della serietà dei calzaturieri, ma non può essere la linea di azione. Come associazioni di categoria dobbiamo e vogliamo tutelare la nostra manifattura” - precisa Melchiorri.


L’Italia è lo stato europeo maggiormente interessato dal fenomeno del falso, con quasi 7 miliardi di euro all’anno di mancate vendite e 100 mila posti di lavoro andati in fumo. Un mondo che sottrae tasse, 1.7 miliardi in meno, e che influenza il mercato a tal punto che secondo il Censi sono almeno 18 i miliardi rubati al settore dalla contraffazione. “Abbigliamento e accessori risultano i settori più colpiti dal fenomeno: si stima che il valore del falso sul mercato legale sia del 32,5% del totale. Per cui è ora di aprire gli occhi, visto che la contraffazione intacca tutti: dai gioielli all’agroalimentare che, insieme alla moda, è una punta di diamante del nostro distretto, dalla meccanica ai cappelli” - ribadisce Melchiorri. “Quello del falso e della contraffazione è un tema trasversale, che riguarda numerosi settori. Chiaro che il nostro sia uno dei più colpiti. Per questo – conclude – porteremo la questione al Tavolo per lo Sviluppo provinciale, in modo da valutare azioni comuni con gli artigiani, sindacati e politica. Non è una battaglia che si vince da soli”.

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Data pubblicazione : 12/04/2018 11:02
Scritto da : Redazione
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Giorgio

    12-04-2018 16:39 - #1
    Caro Giampietro, il "Made in" non basta; abbiamo bisogno della tracciabilità della calzatura o meglio bisogna che il produttore specifichi se la scarpa è totalmente "Made in Italy" oppure dove è stata prodotta anche se solo in parte. Dopo il problema "mucca pazza" gli allevatori, commercianti e macellai hanno capito che la soluzione era la tracciabilità della carne e in pochi mesi lo hanno realizzato. Non aspettiamo di trovarci difronte al mercato saturo di scarpe provenienti da ogni parte del mondo ma marcate "Made in Italy" e i nostri lavoratori in cassa integrazione o peggio: guardiamo oltre!
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