Attualità
“Il nostro territorio sta morendo”. Comunanza e Amandola insieme per affrontare la crisi dell'area montana? A breve un incontro tra Cesaroni e Marinangeli

Nei giorni scorso il sindaco di Comunanza Alvaro Cesaroni aveva scritto una lettera aperta al suo collega di Amandola, Adolfo Marinangeli, proponendogli, come unica strada per contrastare le mille difficoltà che l'area montana vive in particolare in questo periodo post-sisma, una più stretta collaborazione tra i rispettivi enti fino ad avanzare l'ipotesi di una fusione, in primo luogo tra Amandola e Comunanza, e in un secondo momento anche a tutte le altre realtà della zona che dimostrassero di essere interessate al progetto.

“Il nostro territorio sta morendo”. Comunanza e Amandola insieme per affrontare la crisi dell'area montana? A breve un incontro tra Cesaroni e Marinangeli

Questo il testo integrale della lettera di Cesaroni:

 

“Caro collega, con ritardo rispetto a una convinzione che nutro da tempo, ti scrivo per condividere alcune considerazioni attintenti il nostro territorio. Lo spunto me lo dà la tua battaglia odierna in difesa del servizio postale messo in discussione dalla politica industriale di Poste Italiane. Caro Adolfo, questa battaglia oggi la conduci tu ma domani riguarderà anche me; tu la stai facendo da solo e io sarò solo quando sarò chiamato a lottare; questa battaglia non è la prima e non sarà certo l'ultima che i sindaci dell'entroterra montano dovranno affrontare. Ce ne saranno altre, anche più importanti, a cui saremo chiamati per difendere i servizi che vorranno togliere e i diritti che vorranno negare alle nostre popolazioni. Sanità, scuola, lavoro, infrastrutture, sisma e altro sono tematiche che riguardano un territorio, non un singolo sindaco: difendere l'ospedale non è cosa che puoi condurre da solo, mantenere una struttura scolastica non è cosa del sindaco di un singolo Comune, il lavoro non è un tema che posso portare avanti io da solo e così via. Potrei seguitare nell'elencazione dei temi ma non aggiungerei nulla rispetto a ciò che già sai. Ora una domanda: come noi sindaci e le nostre compagini amministrative si stanno muovendo, stanno operando in un contesto tanto difficile che vede il territorio spopolarsi in modo progressivo e inesorabile? A me sembra che si stanno conducendo inefficaci battaglie in solitaria andando di volta in volta a pietire un aiuto dal politico di turno sempre a caccia di voti al quale però poco importa delle sorti di un territorio che non vive. Così non andiamo da nessuna parte, ne sono convinto stante la cruda realtà numerica delle dinamiche territoriali e soprattutto osservando quotidinamenti i comportamenti dei nostri concittadini, specie dei giovani, che ormai argomentano della loro vita futura solo con toni che esprimono delusione, sfiducia, abbandono, sconforto. Se il quadro è questo, ed è questo, la nostra responsabilità, caro Adolfo, è molto grande; il nostro territorio sta morendo e non non possiamo tentare di salvarlo, di rilanciarlo, dobbiamo farlo con tutte le forze di cui disponiamo. Abbiamo tante risorse da mettere in campo, credo più di quelle che solitamente enumeriamo: mobilitiamole in un progetto di territorio credibile, sano, che ridia fiducia alle nostre popolazioni e ai nostri ragazzi. Che fare? A mio modo di vedere, abbiamo un'unica strada: mettere insieme tutte le energie del territorio e renderle disponibili per un grande progetto. Il progetto dovrà essere di territorio, un progetto ampio che staticizzi il presente e programmi il medio-lungo periodo: la nostra comunicazione dovrà avere una sola voce, forte e autorevole. Caro sindaco, dobbiamo fondere i nostri Comuni, avere il coraggio, io dico l'obbligo, di farlo e in tempi brevi, pena avere sulla coscienza un futuro che i nostri giovani non desiderano, costretti, come sarà, ad abbandonare una terra meravigliosa che amano e che può dare loro tanto, sicuramente quanto basta per una vita serena vissuta in un ambiente preservato. Scrivo a te in quanto rappresentante del Comune più popoloso del territorio, ma le mie parole sono dirette a tutti i nostri colleghi sindaci dell'area dei Sibillini. Adolfo, iniziamo io e te, Amandole e Comunanza, le nostre comunità, credo siano pronte, le altre si aggregheranno quando vorranno. Su questo "tema dei temi" ti invito a un incontro, dove e alla data che vorrai, per iniziare a lavorare a un progetto moderno, unico possibile per il rilancio e lo sviluppo del territorio che sarà la Città dei Sibillini”.

 

Ieri sera è arrivata la risposta di Marinangeli che, sottolineando alcuni recenti importanti risultati ottenuti lavorando insieme per il territorio, appoggia l'idea del suo collega di lavorare sempre più a braccetto per il bene dell'area montana, pur non facendo esplicito riferimento, a differenza ci Cesaroni, ad una fusione di Comuni, bensì piuttosto ad una loro unione.

 

Di seguito il testo integrale della risposta del sindaco di Amandola

 

Caro Alvaro, la lettera aperta che mi hai inviato mi trova assolutamente disponibile ad incontrarci, e subito, per affrontare insieme con coraggio e responsabilità, come giustamente sottolinei con forza, le pressanti problematiche che riguardano il nostro territorio nell’attuale congiuntura di rapide e profonde trasformazioni e mutazioni in tutti gli ambiti: sociale, economico, del lavoro e delle politiche industriali, delle infrastrutture, della comunicazione, dell’istruzione, demografico e culturale. Che i servizi nel nostro entroterra montano siano da molto tempo continuamente sotto attacco, è una realtà che viviamo ogni giorno: la ventilata ipotesi di Poste Italiane di dislocare il servizio portalettere da Amandola ad altra sede nella valle del Tenna (Servigliano, ndr) non è che l’ultimo esempio in ordine di tempo. Condivido, quindi, pienamente, caro Alvaro, che mettere insieme le nostre energie sia la strada da praticare con urgenza e decisione. Come, del resto, è stato fatto recentemente. Mi riferisco alla decisione di far finanziare insieme il miglioramento delle due importanti strade vallive val d’Aso e val di Tenna e alla scelta, questa sì di grande svolta, in prospettiva, per l’intero territorio montano, di realizzare il nuovo Ospedale dei Sibillini, il cui iter è in fase molto avanzata, giunto ormai all’acquisizione dell’area. Mi riferisco, inoltre, alla trasformazione del distaccamento dei Sibillini dei Vigili del Fuoco da provvisorio e stagionale a permanente e alla decisione di poco tempo fa di consentire l’accesso alla RSA di Amandola, riaperta a gennaio scorso nell’ex edificio della scuola elementare, a cittadini residenti nelle vicine Aree Vaste 3 di Ascoli e 5 di Macerata rendendola così, di fatto, la RSA dei Sibillini. Ed è proprio su questo terreno dei servizi sanitari che ci attende, come ben sai, un nuovo banco di prova per cementare le nostre energie: l’ottenimento del Distretto Sanitario Montano, da estendere, come più volte ho proposto, al territorio maceratese più prossimo. Forti di queste positive esperienze, perché, allora, non partire subito da qui, dando veste concreta ad una nuova Unione, anzitutto, tra i nostri due Comuni, sotto la tua guida e con i nostri spazi operativi già disponibili? Penso ad un organismo che, nel solco delle linee-guida tracciate dalla legge, si configuri snello e agile, il più possibile deburocratizzato, che sappia procedere con atteggiamento realistico, ma allo stesso tempo, senza piangersi addosso. Fiducioso nella provata capacità di progettare e delineare una visione d’insieme del nostro territorio, tra tradizione, identità e sviluppo, per i decenni a venire. Sapendo raccogliere e, perché no, anticipare, per quanto possibile, le sfide imposte dagli attuali vertiginosi mutamenti che ci stanno proiettando tutti in dimensioni per molti aspetti inesplorate. Penso, soprattutto, ad un organismo che veda al suo interno protagonisti e parti attive i nostri giovani più attenti e sensibili, che hanno scelto di rimanere qui perché amano la propria terra e che erediteranno presto il testimone. Un organismo che, non appena costituito, affronti in prima battuta le urgenze del momento, cui tu facevi cenno, in particolare dal lavoro alla ricostruzione post-sisma, ai servizi messi in discussione dalle politiche di ristrutturazione sia di enti pubblici che di aziende, come nel caso, alla ribalta in questi giorni, dello strategico stabilimento Whirlpool e del suo indotto. Questa strada mi appare concreta e praticabile in tempi brevi. Raccolgo molto volentieri il tuo invito. Incontriamoci subito”.

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Data pubblicazione : 25/05/2018 09:51
Scritto da : Redazione
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