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Fermo. Materiali di scarto che diventano opere d'arte, ecco il progetto realizzato dai dipendenti della Tre Elle: sabato l'inaugurazione della mostra a Palazzo Azzolino

Valorizzare i materiali di scarto, i prodotti non perfetti e gli oggetti senza valore per accedere all'idea di nuove possibilità di comunicazione e creatività: è questo l'obiettivo principale che la ditta Tre Elle di Fermo si è proposta di raggiungere attraverso il progetto “Sc-arti d'Autore - Il lavoro che diventa arte”, patrocinato dal Comune di Fermo e sostenuto anche da due istituti di credito del territorio, la Carifermo e la Bcc di Civitanova e Montecosaro.

Fermo. Materiali di scarto che diventano opere d'arte, ecco il progetto realizzato dai dipendenti della Tre Elle: sabato l'inaugurazione della mostra a Palazzo Azzolino

Ma in cosa consiste di preciso il progetto? I 70 dipendenti dell'azienda sono stati divisi in sette gruppi di lavoro composti ognuno da 10 persone con l'obiettivo di creare un'opera d'arte partendo per l'appunto dagli scarti di produzione di altre lavorazioni. Attenzione, però, non un'opera d'arte qualsiasi, bensì una ispirata al tema dell'Europa: un'occasione, quindi, per riflettere sulla costruzione comunitaria e la crisi dei suoi valori, sulla mancanza di condivisione e la sottolineatura delle differenze che diventano motivo di separazione piuttosto che di unione.

 

Stefano Luzi, titolare dell'impresa, sceglie di utilizzare alcune parole chiave per riassumere il senso dell'iniziativa da lui promossa: “In primis “apertura” dei e verso i dipendenti: la parola “operaio” in una ditta come la mia è superata, nella mia fabbrica è l'uomo il punto centrale di tutto – spiega -. Poi “autostima”: ognuno di noi ha una parte di sé che non conosce ma che, se adeguatamente stimolata, può aiutare per l'appunto a far crescere l'autostima. La creazione di gruppi totalmente etorogenei, che hanno messo insieme i dipendenti degli uffici con quelli della produzione, gli ingegneri e i magazzinieri, ha permesso poi di superare il “pregiudizio” che magari qualcuno poteva nutrire nei confronti di qualcun altro”.

 

Le sette opere realizzate dai gruppi di lavoro verranno esposte in una mostra allestita nel cortile di Palazzo Azzolino, che verrà inaugurata ufficialmente sabato 15 dicembre alle 18 e che sarà visitabile fino al prossimo 6 gennaio. Al termine dell'esposizione le opere saranno in vendita: una di queste verrà acquistata direttamente dalla Tre Elle, mentre per le altre si cercheranno dei “mecenati” vogliosi di sostenere il progetto. La somma così raccolta verrà completamente devoluta in beneficenza al Centro di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo.

 

Tra i partner dell'iniziativa, lo si accennava in precedenza, anche due banche del territorio che nella quotidianità sono in concorrenza tra loro ma che hanno deciso di sposare il progetto condividendone e apprezzandone lo spirito. “E' un'iniziativa che sfida la persona a far emergere le proprie energie e qualità – è il commento entusiasta di Alessandra Vitali Rosati, amministratore delegato della Cassa di Risparmio di Fermo – ed è fondamentale da parte nostra valorizzare i buoni esempi, soprattutto quando sono così a portata di mano”.

“Abbiamo sposato quest'iniziativa perché interessante e fuori dal comune – aggiunge Stefano Cecarini, dell'ufficio marketing della Bcc Civitanova e Montecosaro – oltre a riuscire a mettere in risalto l'individuo in una società che spesso sfugge a questi valori”.

 

A un comitato tecnico composto da sei “giudici” l'arduo compito di proclamare la migliore delle sette opere: a comporlo, oltre alla Vitali Rosati, Marco Moreschi, direttore generale della Bcc Civitanova e Montecosaro, il prof. Stefano Papetti, docente di museologia e restauro all'Università di Camerino, Mauro Amurri, project manager di Daca Vetrina d'Autore, Francesco Trasatti, assessore alla cultura del Comune di Fermo e Giacomo Ortenzi, architetto di Ossigeno.

 

Più volte nelle discussioni con Stefano Luzi abbiamo scomodato il pensiero di Olivetti e non lo ritengo affatto un paragone ardito – spiega Trasatti – perché nella sua ditta è riuscito a creare una visione che fa sì che l'azienda, gli imprenditori e i dipendenti viaggino insieme in una logica di rispetto reciproco e senso del lavoro. Un approccio che si traduce all'esterno in una collaborazione proficua tra azienda, enti e istituzioni”.

Insomma, una “best practice” che, secondo Ortenzi, potrebbe essere anche esportata e che crea delle basi solide per un lavoro di squadra che aiuta a riscoprire tante cose che la routine quotidiana tende a nascondere: “Un'iniziativa che ha sortito effetti bellissimi – le sue parole -. Le opere prodotte sono di grande qualità e certificano ulteriormente l'artigianlità di quest'azienda. Anche il fatto di far fermare a riflettere 70 persone su un tema rilevante come l'Europa ha una valenza culturale molto importante”.

 

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Data pubblicazione : 11/12/2018 16:43
Scritto da : Andrea Pedonesi
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