Cronaca
Mancini torna in carcere o no? Dentro la matassa della giurisprudenza che tiene in bilico il destino dell'ultras fermano

La Corte di Cassazione si è espressa stamattina sul caso della morte di Emmanuel Chidi Namdi dichiarando inammissibile il ricorso presentato dai legali di Amedeo Mancini e confermando il patteggiamento.

Ancora da chiarire, però, se l'uomo tornerà effettivamente in carcere oppure no.

Mancini torna in carcere o no? Dentro la matassa della giurisprudenza che tiene in bilico il destino dell'ultras fermano

La partita, come spiegato dall'avvocato Francesco De Minicis, si gioca sull'interpretazione di una serie di norme sulla quale negli ultimi tempi si stanno concentrando le attenzioni della giurisprudenza.

Il nuovo articolo 47, comma 3 bis dell'ordinamento penitenziario, così come modificato dal d.l. 146 del 2013, ha introdotto infatti una nuova modalità di affidamento in prova ai servizi sociali a cui è possibile accedere con un residuo pena da espiare fra i tre e i quattro anni (nel caso di Mancini si parla di tre anni e dieci giorni, ndr). Secondo il testo dell'articolo, infatti, “l’affidamento in prova può, altresì, essere concesso al condannato che deve scontare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato, quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare ovvero in libertà, un comportamento tale da consentire il giudizio di cui al secondo comma”.

Secondo comma che stabilisce che il provvedimento applicativo dell’affidamento in prova ai servizi sociali è adottato sulla base dei risultati dell'osservazione della personalità, qualora si ritenga che la concessione del beneficio “contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati”.

 

Come spiega De Minicis, dal giorno della morte di Emmanuel, Mancini ha effettivamente tenuto un comportamento tale da farlo accedere a questo beneficio, non essendosi verificato alcun episodio di cattiva condotta.

Contemporaneamente, però, è rimasto in vigore anche l'articolo 656 del codice di procedura penale, che fissa in tre anni, salvo alcuni casi regolamentati da leggi ordinarie, il limite sospensivo ordinario.

La coesistenza tra queste due norme ha creato uno scollamento fra il termine per la sospensione dell’ordine di carcerazione e quello per accedere al beneficio in esame, scollamento su cui l'anno scorso la prima sezione della Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata con due sentenze (la 4 marzo 2016, n. 37848 e la 31 maggio 2016, n. 51864) nelle quali veniva stabilito che questo mancato coordinamento fosse attribuibile ad una svista del legislatore e che quindi occorreva fornire un'interpretazione sistematica ed evolutiva della normativa.

 

Nel frattempo, inoltre, il governo nazionale ha ricevuto dal Parlamento il compito di mettere mano ad una lunga serie di aspetti concernenti il diritto sostanziale, processuale e penitenziario (la c.d. riforma Orlando) e la legge delega, all'articolo 1, comma 85, lettera c), si esprime proprio su questa questione stabilendo che “il limite di pena che impone la sospensione dell’ordine di esecuzione sia fissato in ogni caso a quattro anni”, il che va quindi nel solco di quanto previsto dal nuovo articolo 47, comma 3 bis dell'ordinamento penitenziario, citato in precedenza.

Inoltre, in passato la giurisprudenza costituzionale (sentenza 224/90) aveva anche specificato che, nel caso di affermazioni chiare e concretamente applicabili, gli effetti della legge delega devono essere considerati immediati.

Tutti elementi, questi, che andrebbero quindi a favore di Amedeo Mancini, se non fosse che recentemente la Prima Sezione della Corte di Cassazione è tornata sul punto con una pronuncia (la 46562 del 21 settembre 2017) in senso contrario alle due citate precedentemente, il che, analizza De Minicis, “non ci può dare una certezza in merito a cosa deciderà la Procura, anche se quest'ultima sentenza si riferisce ad una caso temporalmente precedente all'approvazione della riforma Orlando”.

“L'emissione dell'ordine di carcerazione è un passo obbligato – continua il legale – ma poi dovremo vedere se contestualmente verrà emesso anche l'ordine di sospensione. In caso negativo probabilmente sottoporremo il problema al giudice dell'esecuzione chiedendo questa sospensione”.

Il caso continua, dunque, e il destino di Mancini resta ancora in bilico.

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Data pubblicazione : 30/11/2017 15:32
Scritto da : Andrea Pedonesi
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