Economia
Calzature: l’impegno di Assocalzaturifici e di Confindustria Fermo per affermare il “Made in”

Gli attacchi a mezzo stampa locale di questi giorni alle associazioni di categoria sulla questione del made in stanno ingenerando confusione ed equivoci, oltre al fatto che non rispondono completamente al vero. Allo scopo di fornire alcune precisazioni e ristabilire l’oggettività dei fatti.

Calzature: l’impegno di Assocalzaturifici e di Confindustria Fermo  per affermare il “Made in”

Mi preme sottolineare che la nostra associazione da tempi non sospetti si batte affinché l’etichettatura di origine diventi obbligatoria. Nostro obiettivo primario è quello di tutelare gli imprenditori calzaturieri, il mercato ed i consumatori. Appaiono dunque infondate e gratuite le accuse di inettitudine rivolte anche indirettamente a Confindustria, accuse che possiamo smentire con i fatti. La raccolta di firme avviata in questi giorni fra le aziende calzaturiere del Fermano per chiedere all’Europa l’approvazione dell’art. 7 del Regolamento Europeo per la sicurezza dei prodotti destinati al consumo è l’ultima delle iniziative in ordine di tempo avviate congiuntamente da Assocalzaturifici e Confindustria nazionale sulla tracciabilità del prodotto calzaturiero. Da quando, anni fa, le nostre imprese hanno percepito le prime avvisaglie di quello che poi si è rivelato più che un rischio, ovvero un vero e proprio pericolo ci siamo mossi attraverso missioni a Bruxelles, a Strasburgo, con incontri, audizioni parlamentari, visite presso fabbriche calzaturiere degli stessi Parlamentari Europei e azioni diplomatiche a tutti i livelli istituzionali, non solo in ambito locale, bensì anche e soprattutto a livello italiano ed europeo, con un coinvolgimento trasversale dei rappresentati politici nazionali e stranieri in seno al Parlamento Europeo ed alla Commissione Europea. Fra questi sono da ricordare l’on. Adolfo Urso, quando era vice Ministro allo sviluppo Economico, l’on. Antonio Tajani, vice Presidente della Commissione Europea e l’on Cristiana Muscardini, vice Presidente della Commissione Commercio Internazionale del Parlamento Europeo. Tutti i parlamentari europei italiani contattati, da Salvini a Cofferati, da Susta a Baldassarre e Rinaldi stanno chiedendo - al fianco delle associazioni di categoria - l’approvazione dell’art. 7, incontrando l’opposizione di tutti i paesi del Nord, Germania in testa, contrari all’adozione di tale norma. Siamo convinti, inoltre, che per vincere questa battaglia sia necessario che tutti i comparti produttivi, compreso quello alimentare anch’esso fortemente interessato all’etichettatura d’origine obbligatoria, siano compatti ed uniti nel chiedere che questa regolamentazione venga quanto prima adottata, anche in virtù del fatto che dal prossimo 1 luglio all’Italia spetterà il semestre di presidenza di turno dell’Unione Europea. E’ paradossale che gli attacchi di questi giorni giungano da colleghi imprenditori alla massima espressione a livello associativo quale è Confindustria, che rappresenta le aziende del territorio e per i loro interessi si confronta e si impegna. Imprese, mercato e consumatori hanno il dovere ed il diritto di essere tutelati nei loro acquisti - conclude Venanzi - per primi abbiamo alzato la voce su questo e continueremo a farlo fino a che la norma non sarà approvata definitivamente. Il prossimo appuntamento è con i Parlamentari Europei a Strasburgo con una azione che si articolerà in due giorni: 10 e 11 marzo

 

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Data pubblicazione : 14/02/2014 17:54
Scritto da : Arturo Venanzi, Presidente Calzaturieri Confindustria Fermo, Vice Presidente Assocalzaturifici
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