Lavoro
Crisi economica, riforma degli ammortizzatori, licenziamenti e chiusure. Il punto dei Sindacati sull’artigianato con uno sguardo alle politiche di distretto

“Il tessuto produttivo della provincia di Fermo è cresciuto e si è sviluppato intorno ad una diffusa e radicata rete di realtà artigiane. La nostra terra si è affermata in Italia e nel mondo grazie alla produzione di qualità, garantita negli anni dalle migliaia di micro e piccole imprese e dalla professionalità dei lavoratori. Tuttavia, ad oggi, la condizione in cui versa il settore artigiano della provincia non è dei migliori. La crisi economica degli ultimi anni, la riforma degli ammortizzatori sociali e la competizione internazionale hanno assestato un duro colpo al nostro tessuto produttivo.” Si è partiti da questa considerazione per fare il punto della situazione su ciò che sta attraversando il settore dell’artigianato. Presenti questa mattina, presso la sede UIL di Fermo, Francesco Interlenghi, delegato bacino FEMCA CISL Marche, Guglielmo Malaspina, delegato bacino CGIL Fermo e Floriano Canali, delegato di bacino UIL Fermo.

Crisi economica, riforma degli ammortizzatori, licenziamenti e chiusure. Il punto dei Sindacati sull’artigianato con uno sguardo alle politiche di distretto

“Abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere quanto più possibile i mezzi di informazione e quindi i lavoratori perché la situazione nel distretto sta piano piano degenerando e, dati alla mano, la condizione delle aziende che lavorano nel settore è preoccupante” è unanime l’allarme lanciato dai tre delegati.

“Soprattutto per quanto riguarda l’artigianato, che è alla base della produttività della nostra provincia - ha spiegato Interlenghi – è stato iniziato e si sta portando avanti un percorso sulle pratiche del rinnovamento e sul come fare sindacato. Nelle 6.506 aziende, dal 2016 al 2017, abbiamo registrato un calo del 2,3%: nonostante il distretto resiste e ha superato degli anni difficili, non possiamo non negare le difficoltà oggettive che ci sono. Nel secondo semestre del 2017, l’11% delle imprese ha diminuito gli organici e, ad oggi, i lavoratori coinvolti che hanno diminuito o che stanno finendo gli ammortizzatori sono circa 600. Dunque un quadro di crisi serio che peggiora ulteriormente se consideriamo l’ammortizzatore sociale inadeguato.

 

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Sono 1.840 le aziende iscritte ad EBAM, l’Ente Bilaterale Artigiano Marche – ha continuato, Interlenghi – e i lavoratori che ne fanno parte sono circa 10 mila. I timidi segnali di ripresa non rappresentano però una prospettiva di uscita da una crisi che ci stiamo portando dietro da molto tempo. Solo il 54% delle aziende è stabile – ha continuato il rappresentante CISL. Il 37,7%, nel solo anno 2017, ha diminuito l’attività produttiva e solo il 7,7% ha subito un aumento. Quello generale è quindi un dato preoccupante perché quel 54% va letto in un contesto impoverito”

Guglielmo Malaspina, delegato CGIL, ha spiegato poi nel dettaglio il nuovo ammortizzatore sociale. “Parliamo di un fondo bilaterale che dunque viene finanziato dalle imprese e dai lavoratori stessi, si tratta quindi di una forma di autofinanziamento, che sta vivendo in questo momento anche il periodo di rodaggio. Da parte nostra chiediamo che vengano uniformati i dipendenti artigiani alle altre aziende perché le 65 giornate di assegno in due anni, considerando anche i periodi di fermo delle calzature, non sono adeguati e arriviamo al punto che ci si trova costretti a licenziare.

“Le domande di FSBA, il Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato, presentate al marzo del 2018 a Fermo, vede una percentuale di giorni utilizzati del 33,6% su 361 aziende – ha proseguito Malaspina.”

Floriano Canali, delegato UIL, ha proseguito spiegando che “nei nostri dati c’è una sorta di sommerso: il FSBA è un acronimo poco conosciuto. Molte aziende, se non avessero questo strumento non saprebbero cosa fare. Il licenziamento e la disoccupazione diventano un costo elevato per l’azienda. Ugualmente se si perdono dei flussi di cassa, si è costretti a lasciare il lavoratore a casa: stiamo parlando di una situazione aberrante.

“Il  nostro auspicio è che il tavolo provinciale della competitività, accesosi nel 2017 e con disposizioni a livello regionale, sia in grado di allungare quello strumento che prima chiamavamo cassa integrazione in deroga alla legge e speriamo che quelle aziende oggi in difficoltà possano poi rientrare nella normalità. Dobbiamo rispondere a questo grido di allarme che arriva non solo dai lavoratori ma anche dalle stesse aziende artigiane” ha concluso Canali.

 

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Ad aggravare la situazione anche la programmazione del lavoro. “Le ditte artigiane – ha spiegato Interlenghi – spesso non possono programmare il lavoro perché l’85% lavora conto terzi. Ne risulta quindi un calo fisiologico che va per forza coperto nei confronti di terzi, senza contare il doversi rapportare con le fibrillazioni dei clienti, le problematiche del mercato e la stagionalità della produttività. Quindi da artigiano, per stabilizzare un dipendente, devo essere sicuro di avere un ammortizzatore adeguato e creare quindi lavoro stabile. Il rischio di questo processo è che si crei una “sacca” di lavoratori a tempo determinato che quando non c’è lavoro sono costretti a rimanere a casa. Nel caso delle Marche e della nostra provincia inoltre parliamo di lavoratori particolarmente professionali.”

“Almeno venti aziende hanno finito l’ammortizzatore (marzo 2018) – spiegano i tre delegati congiuntamente – e, considerato il fermo produttivo, possiamo dire che oggi orbitano intorno al centinaio quelle che lo stanno finendo o addirittura lo hanno finito: un numero ben più elevato rispetto al 2017 che peggiora la situazione dei prossimi due anni.”

“Oltre alle ditte artigiane, di cui le Marche rappresentano la prima regione per incidenza, chi oggi soffre molto è il settore tessile, basti pensare a Montappone o Massa Fermana. Bisogna lavorare per creare delle politiche di filiera e di distretto e per far collaborare tra loro le aziende artigiane che fanno prodotti simili: una ditta con tre o quattro dipendenti può fare davvero poco da sola. Se non si crea un complesso è difficile che arrivino dei finanziamenti ed è difficile creare un’area di crisi complessa.” Hanno concluso i tre delegati.

 

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Data pubblicazione : 04/06/2018 17:04
Scritto da : Alessandra Bastarè
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