Lavoro
Nel distretto fermano crescono export e tasso di imprenditorialità, ma la crisi non passa. Melchiorri: "La manifattura deve ripensarsi"

"In queste ultime settimane sono state pubblicate diverse analisi economiche che cercano di fotografare il nostro territorio. Alcuni spunti vanno colti". Inizia così l'analisi effettuata da Giampietro Melchiorri, vicepresidente vicario Confindustria Centro Adriatico.

Nel distretto fermano crescono export e tasso di imprenditorialità, ma la crisi non passa. Melchiorri:

"Il primo è quello che riguarda i dati rielaborati dal centro studi di Confindustria Nazionale su base Istat. Il Fermano si conferma un territorio ad alta concentrazione manifatturiera con un tasso di industrializzazione del 13,7%. - ha proseguito Melchiorri -  Un dato che pone il nostro distretto al terzo posto in Italia, dietro solo Vicenza (l’oreficeria è il traino statistico) e Prato, con oltre un punto percentuale di vantaggio su Treviso.Partendo da questo, però, bisogna fare alcune riflessioni. La ricerca presentata durante la Giornata dell’Economia alla Camera di Commercio di Fermo ha evidenziato un problema strutturale ormai insito nel nostro sistema ed è la ridotta mancanza di competitività internazionale delle imprese a causa della ridotta dimensione. Ma non solo, a parte il calo dell’export, che solo nel terzo trimestre è tornato ad avere il segno +, grazie a Germania, Francia e Svizzera (+3%) nel settore chiave del calzaturiero, c’è anche un problema di valorizzazione del capitale umano.

“Le imprese sono di piccola dimensione e spesso di medio-bassa tecnologia. E anche nelle più grandi, la domanda di capitale umano formato è inferiore alla media nazionale: 15,7% rispetto all’11,9%”. Questo è uno dei passaggi della ricerca dell’economista Marco Marcattili che deve farci riflettere: non possiamo continuare a cedere i nostri migliori giovani all’estero o, semplicemente, a realtà a noi vicine ma più dinamiche e pronte a investire in tecnologia e processi gestionali. La soluzione per i nostri prodotti non è l’abbassamento del costo, ma una maggior valorizzazione delle sue peculiarità, il che significa anche un potenziamento della comunicazione, della commercializzazione e del servizio offerto all’utente, fattori che aiutano poi a comprendere meglio il prezzo con cui siamo sul mercato.
Abbiamo un potenziale in casa, l’Università Politecnica delle Marche con il corso in Ingegneria Gestionale, ma non lo sfruttiamo. Il primo salto culturale del nostro distretto deve essere a livello di capitale umano. Poi si può davvero ragionare su una economia di rete, ormai fondamentale per reggere l’urto internazionale
La battaglia in corso, che sembra vinta ed è invece in stallo, sul riconoscimento dell’area di crisi complessa sarà un volano solo a fronte di un lavoro comune da parte delle imprese. Il rischio di passare da economia di distretto a economia di eccellenze, con poche e forti aziende, è sempre più alto. Ma questo ci esporrebbe a rischi enormi, perché se cala una delle migliori le ripercussioni sarebbero pesanti. Diverso invece spingere il distretto verso un’economia di rete. Che passi per l’area di crisi, con i suoi incentivi che premiano chi investe in ogni settore, fondi europei o progetti di rete.
Se il calzaturiero resta la base economica del Fermano, ci sono settori dinamici e in crescita come la plastica, la meccanica e la meccatronica, il settore salute e la parte dell’agroalimentare, su cui è necessario sempre più puntare anche come associazione di categoria. Dobbiamo fare in modo che il dato iniziale del peso della manifattura sul sistema economico fermano torni a essere il valore aggiunto e non il rischio implosione per l’incapacità di reggere il mercato internazionale, per noi fondamentale.
Chiaro che non tutto dipenda da noi imprenditori e per questo rilanciamo le richieste base fondamentali: riduzione del costo del lavoro, riconoscimento del made in Italy potenziamento delle infrastrutture della regione. Strade, alta velocità e connettività sono tre punti su cui, ogni volta che avremo possibilità di dialogo con la politica insisteremo con forza perché il loro potenziamento non è più rinviabile visto che limita la competitività delle imprese ed è fondamentale per il rilancio dell’economia locale".

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Data pubblicazione : 01/11/2018 11:06
Scritto da : Redazione
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