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Pedaso. Ieri su Radio Fermo Uno il confronto tra i candidati sindaci: turismo, unione dei comuni, Platano Verde e zona nuova i temi al centro del dibattito

Si è svolto ieri pomeriggio in diretta su Radio Fermo Uno il confronto tra i candidati sindaci di Pedaso.

Il primo cittadino uscente Barbara Toce e gli sfidanti Vincenzo Berdini e Stefano Simonetti hanno parlato delle loro idee e dei loro programmi per il paese in un'intervista condotta nella nostra sede da Angelica Malvatani.

Di seguito le risposte di ciascun candidato sui temi posti alla loro attenzione.

Pedaso. Ieri su Radio Fermo Uno il confronto tra i candidati sindaci: turismo, unione dei comuni, Platano Verde e zona nuova i temi al centro del dibattito

Chi siete e che tipo di sindaco volete essere?

 

Berdini: Sono stato sindaco di Pedaso dal 1993 al 2002. Sono un ingegnere, imprenditore nel settore edile e in quello energetico. Voglio essere presente in paese come lo sono stato allora, una presenza costante e continua per 365 giorni all'anno, contrariamente a quello che ho visto successivamente da chi è venuto dopo di me. Vorrei anche riorganizzare gli uffici e i dipendenti, nonché ottimizzare la spesa pubblica: tre voci che negli anni non sono state seguite al meglio.

Toce: ho 47 anni, sono un avvocato e sono stato il sindaco di Pedaso negli ultimi cinque anni, nonché vicesindaco nei precedenti dieci nell'amministrazione guidata da Guido Monaldi.
Rispetto al '92 i tempi sono cambiati: ora non fa la differenza la presenza costante e quotidiana, quanto piuttosto le competenze, non solo dal punto di vista tecnico, perché quelle si possono avere anche dall'esterno, ma anche e soprattutto dal punto di vista sistematico e burocratico. Le leggi sono cambiate e anche io che sono avvocato a volte ho trovato delle difficoltà per adeguarmi a una serie di normative. Sono sempre stata presente al'interno del comune, magari non mi si vedeva sempre per strada ma non è questo che fa la differenza, perché penso sia più importante quello che sono riuscita a portare in termini di risorse, contributi e nuovi fondi. Riuscire ad avere ottimi rapporti con gli enti sovraordinati come la Regione, lo Stato e anche l'Unione Europea è molto importante ed è quello che voglio portare avanti con le mie specifiche competenze e con quelle della mia squadra. Vogliamo continuare la ricerca di nuovi fondi e bandi che possano far crescere sempre di più Pedaso.

Simonetti: Ho 40 anni e sono un avvocato. La mia posizione è una via di mezzo tra quelle degli altri due candidati: ormai non siamo più nel secolo scorso, quindi sono importantissime le competenze, ma allo stesso tempo rimane importante anche il contatto con la gente che via via si è perso per una serie di motivi. Le persone hanno bisogno di un sindaco presente, che si sia sempre interessato alla vita del Comune e non di personaggi che sono presenti solo a ridosso della campagna elettorale.
Per il discorso delle competenze, la mia lista è stata formata proprio seguendo questo criterio: abbiamo un ingegnere, una biologa che già collabora per l'aspetto turistico con l'attuale amministrazione e un dottore in Economia che vanta un'esperinza importante e quasi decennale al comune di Tolentino.

 

Pedaso consegue da quattro anni la bandiera blu: avete quindi un'identità turistica da continuare a far crecere, quali sono le vostre ricette per la valorizzazione del territorio e del cuore della cittadina?

Toce: Pedaso è una cittadina turistica. Nel 2013 abbiamo conquistato per la prima volta la Bandiera Blu, diventando il primo piccolo comune in tutta Italia a conseguire questo riconoscimento, che è stato il risultato di un percorso molto importante avviato già negli anni precedenti. Abbiamo dato grande rilevanza all'aspetto dello sviluppo sostenibile e abbiamo lavorato sulla qualità delle acque. Grazie anche all'intervento con la struttura della Darsena attrezzata siamo riusciti a diminuire l'inquinamento delle acque e questo ci ha portato ad ottenere una valutazione positiva da parte dell'Arpam per la loro balneabilità. Ci siamo poi concentrati su tutto un insieme di aspetti secondari che ci hanno permesso di conseguire questo riconoscimento. Poi è arrivata anche la terza vela di Legambiente. C'è comunque ancora molto da fare, vogliamo valorizzare e potenziare ulteriormente questo percorso.

Quattro anni fa ci è stato finanziato il ponte con Campofilone, quest'anno quello con Altidona, così saremo in connessione con le piste ciclabili della regione. Abbiamo un lungomare invidiato da tutti, sul quale abbiamo lavorato tantissimo investendo molto. Abbiamo 1,5 km di spiaggia, tre concessioni che lavorano motlo bene, delle spiaggette ammirate da tutti e la parte di Pedaso vecchia, dove abbiamo anche creato un ponte sonoro che racconta storia e leggende del nostro paese rievocandone la vocazione di borgo marinaro.
Allo stesso tempo occorre comunque dare un occhio importante al tessuto urbano per dare concretezza alle risposte da offrire al turista. Ogni anno riceviamo plausi perché Pedaso è piccola ma dotata di tutto: abbiamo bellissimi parchi tenuti molto bene dai nostri operai, il monte Serrone che, grazie anche all'investimento di un privato, sta riscuotendo grande successo. Siamo attivi su tutti questi percorsi, compreso il Faro, sulla cui ristrutturazione, ormai quasi ultimata, abbiamo lavorato a lungo con la Capitaneria e che dopo tanto tempo siamo riusciti a far riacquistare alla cittadinanza in termini di fruibilità con i nostri famosi concerti jazz.

Simonetti: Non è stata imboccata la via per far fare il salto di qualità al turismo di Pedaso. Una pecca che a suo tempo sottolineai a Monaldi quando mi insediai nella pro Loco fu che impostare il turismo alla vecchia maniera avrebbe portato al suo decadimento.

Con la dottoressa in biologia del mio gruppo abbiamo cercato di studiare soluzioni alternative che, oltre a dare una visibilità particolare al nostro paese, come è avvenuto con l'acquisizione della bandiera blu, vadano anche oltre, creando opportunità lavorative concrete. Ideando queste opportunità lavorative che definisco “alternative” si può creare un indotto collegato al turismo. Degli esempi possono essere l'istituzione della pesca turismo (cioè le barche dei pescatori usate per far fare un giro turistico ai bagnanti) o l'istituzione del famoso snorkeling (l'osservazione superficiale del fondale e della fauna marina con l'ausilio semplice della maschera e del boccale).

Poi sarebbe importante l'ottenimento del SIC (sito d'interesse comunitario) che, oltre a dare visibilità alla costa, anche perché Pedaso sarebbe il primo comune nel Fermano a conseguirlo, non avrebbe le inibizioni dell'area marina protetta, come ad esempio divieto di balneazione. Per incentivare il turismo e ottenere questo salto di qualità bisogna lancare queste nuove idee legandole a nuove opportunità di lavoro.

Berdini: parafrasando il titolo di un film dei fratelli Cohen (“Non è un paese per vecchi”), Pedaso invece lo è diventato. Attualmente il paese non è sfruttato a dovere, le manifestazione si riducono a 2-3 cover nel periodo di ferragosto.

Io durante i miei mandati avevo reso Pedaso un centro della movida: realizzammo il Mahè, il Juju, il parco acquatico, mentre adesso se si va ad agosto al viale si incontrano pochissime persone. Se non fosse per gli chalet che lavorano moltissimo, lo scenario sarebbe veramente deprimente.
Poi parliamo di opere. Quelle più importanti fatte a Pedaso negli ultimi quindici anni sono state il porto, i ripascimenti e il ponte con Campofilone. Complessivamente per queste tre opere il Comune ha speso 2,6 milioni di euro (1,8 a carico di regione e stato, 800 mila a carico del comune). Ma in cosa si è tradotto questo investimento così importante? Dal 2007 ad oggi Pedaso ha la stessa spiaggia, se non di meno, il porto è stato appena dragato, ma questo dragaggio investe appena il 15% dell'intera area perché con 50 mila euro si è fatto solo un solco per far uscire le barche, mentre il ponte con Campofilone è un'opera astratta che si raggiunge attraverso un sentiero dove non c'è la pista ciclabile.

Il problema rilevante è che Pedaso per coltivare una vocazione turistica estiva deve avere una spiaggia, ma su un territorio marino di 2,8 km, e non di 1,5 come dice la Toce, la spiaggia è si e no di 450 metri, di cui 100-150 all'interno di un molo: in assenza di spiaggia è impossibile innescare investimenti sul turismo.
Relativamente al lungomare, infine, voglio ricordare che a suo tempo lo realizzammo noi ed è stato il punto di forza dell'intera Pedaso.

 

A Pedaso ci sono una zona più centrale e una zona nuova in crescita, forse le due aree del paese fanno fatica a dialogare. Avete cominciato la campagna elettorale nella zona nuova, quali sono le vostre idee per queste due aree, arrivando poi anche a parlare del Platano Verde?

Simonetti: L'area nuova sulla Valdaso ha bisogno di una riqualificazione, di un ripopolamento delle attività commerciali. Per raggiungere tale obiettivo stiamo valutando diverse soluzioni, non vogliamo che ci sia più una scissione netta tra l'area nuova e il centro di Pedaso perché puntiamo a formare un blocco unico. Nel periodo estivo sarebbe utile l'istituzione di un bus navetta che porti al mare i turisti che soggiornano nella zona nuova.

Per quanto riguarda la zona più centrale, parto da Pedaso vecchia. Lì ho sempre sognato la realizzazione di una nuova fontana perché quella che c'è è obsoleta, ma c'è bisogno anche di studiare soluzioni alternative per la viabilità e i parcheggi.

Passando poi al Platano Verde, adesso il progetto è in fase esecutiva: l'unico modo per rivedere il progetto è quindi un accordo con il privato, cioè con la ditta Iacoponi.
La famosa raccolta firme, che visti i numeri non ha poi avuto un gran successo, serviva solo per non far chiudere la strada, ma per fortuna l'ultimo progetto sembra non prevederlo. La chiusura di Via Leopardi così com'era stata ipotizzata prima sarebbe stata una soluzione scellerata per la viabilità.

Berdini: Per quanto riguarda la raccolta delle 460 firme, le adesioni corrispondono al 20-25% dell'intero corpo elettorale pedasino, un quorum doppio rispetto a quello che da statuto servirebbe ai cittadini per proporre un referendum.
La richiesta era di non chiudere la strada, ma precedentemente con la prima raccolta firme (230 sottoscrizioni) avevamo proposto un'assembela pubblica per discutere di questo argomento. Il sindaco, invece, ha proceduto autonomamente ad una variante di piano e all'approvazione di due progetti. Adesso sul cartellone del cantiere si vede che la chiusura della strada non è prevista, ma in realtà il progetto approvato la prevede ancora.

In subordine arriva il problema del Platano, del cui progetto, non essendo mai stato presentato alla cittadinanza, ho potuto prendere visione solo dopo l'approvazione grazie all'opera dei consiglieri di minoranza. Non credevo fosse prevista la demolizione della pista e del chiosco, in più c'è un'eliminazione totale dell'area dancing, trasformata in parco a tutti gli effetti, con una fontana d'acqua e delle panchine cilindriche. Si poteva evitare di fare questo intervento in questo monmento in cui siamo prossimi alle elezioni, in più il lavoro è ancora in alto mare e in quella zona ad agosto si svolge la sagra delle cozze, quindi è possibile che per quei giorni le ruspe saranno ancora lì.
Noi ci impegniamo a non chiudere la strada e vorremo restituire al Platano una sua dignità, pur con la flessibilità necessaria per utilizzarlo anche come parco qualora non lo si sfruttasse come dancing.

E' evidente che c'è un progetto appaltato che dovrebbe essere eseguito così com'è, quindi per apportare delle modifiche è necessario sedersi al tavolo con un tecnico. Speriamo che si riesca ad intervenire e che non sia troppo tardi per fare questa variante.

Toce: Nel 2002 avevamo un cantiere appena nato, quello della piazza, un progetto altamente contestato da tutta la cittadinanza perché Berdini aveva deciso, senza consultare nessuno e nonostante una mobilitazione dei commercianti, di stravolgere completamente la viabilità di una zona dove c'erano 50 parcheggi che servivano alla banca, alla scuola, al Comune e alle attività commericali. Nonostante il progetto non ci piacesse per niente, noi all'epoca non pensammo di sederci a tavolino con una ditta pagandole delle penali, ma abbiamo permesso che venisse terminato.

Il progetto del Platano Verde era necessario perché ormai l'area non veniva utilizzata più nemmeno d'estate, il chiosco era fatiscente e la pista da ballo aveva diverse mattonelle che stavano fuoriuscendo. Il nuovo progetto vedrà una riqualifidzione totale dell'area: la pista da ballo rimarrà, non ci sarà nessuna fontana e questo progetto sarà pronto in due settimane, quindi quest'estate non ci saranno problemi né con la Sagra delle Cozze né con altre manifestazioni.

Per quanto riguarda la zona nuova, sicuramente c'è una connessione che deve esser ripristinata. Quella zona nacque con Berdini nel 2002 da un piano regolatore da lui approvato; se le lottizzazioni sono così come sono lo dobbiamo a lui che all'epoca non fu così lungimirante.

Abbiamo comunque cercato di incentivare la riconsegna a lotti di una parte della lottizzazione e questo ci ha permesso di iniziare una pista ciclabile che sarà la cerniera di connessione tra la zona nuova e il centro urbano vero e proprio. Grazie a questo intervento la distanza tra le due parti si sentirà di meno. A questo poi si aggiunge la pista già esistente verso il campo sportivo; in ogni caso ci sono sicuramente ancora tante altre cose da fare e le faremo.

Tornando al centro, nel 2002, quando fummo eletti, ci ritrovammo il paese vecchio in condizioni pietose, con l'asfalto iensistente e case rovinate dove nessuno voleva andare ad abitare.
Ora, grazie ad un finanziamento regionale, abbiamo riqualificato l'area con dei sampietrini restituendole una sua dignità. Tutti i proprietari hanno allora investito nella ristrutturazione delle case e ora abbiamo un piccolo fiore all'occhiello invidiato da tante persone.
Le opere che abbiamo portato avanti hanno trasformato Pedaso da paese anonimo a piccola città di cultura e turismo che ora è un punto fermo nella costa fermana.

 

Capitolo Unione Comuni valdaso. E' possibile pensare a fusioni o collaborazioni reali con gli altri comuni?

Berdini: Comincio replicando alla Toce sulla piazza, per la quale non ci sono mai state richieste o lamentele da parte dei cittadini, tranne quelle di un paio di esercenti. La realizzazione di quella piazza si è protratta nel tempo perché intervenne la Soprintendenza, che volle far togliere la pavimentazione in marmo da sosttuire con il granigliato che è attualmente lì. Prima di allora quell'area era una specie di parcheggio con un'aiuola al centro, oggi invece è una piazzetta dignitosa che vale per quello che abbiamo investito.
Passando all'Unione Comuni Valdaso, di cui la Toce è presidente da tre anni, possiamo dire che ormai è un'istituzione allo sfascio. Dopo la chiusura del servizio dei vigili è rimasto solo l'ufficio tributi: non si è ancora presa una decisione se ridarle forza assegnandole altre funzioni oppure chiuderla.
Io sono da sempre un sostenitore di un “fidanzamento”, di una convivenza con Altidona e Campofilone, Si tratta di convincere i cittadini che una fusione potrebbe essere una risorsa: la somma di questi tre comuni farebbe sorgere una cittadina di 10-12 mila abitanti, che potrebbe diventare di fatto la capitale della Valdaso e un punto di riferimento commerciale e per i servizi.

Un fidanzamento e la convivenza presuppongono quello che non si è fatto finora. Altidona e Campofilone condividono un segretario, due tecnici e il ragioniere, mentre Pedaso non condivide nulla, quindi lo scollamento è elevato. C'è da tornare a dialogare e se possibile ad utilizzare le stesse risorse (dipendenti, appalti ecc.). Occorre sovrapporre i piani regolatori per sintonizzare la viabilità e fare altrettanto con i piani di spaggia, cioè pianificarli contemporaneamente e metterli in sintonia.

Toce: purtroppo l'Unione ha patito le negatività subite da tutti i comuni. L'idea nacque quando c'erano molte più risorse e trasferimenti dallo Stato, oltre che molte rsorse umane in più anche all'interno degli stessi comuni.
Per l'Unione si stanno vagliando delle possibilità, anche perché non si può chiudere così su due piedi, dato che ci sono una sede e una serie di problematiche, oltre a delle difficoltà legate ai servzi. Il servizio tributi procede bene, lo sportello unico delle attività produttive lo stiamo portando avanti insieme, adesso è attiva anche una serie di servizi scolastici. Ci sono comunque delle difficoltà dovute a volte anche ai personalismi dei sindaci. In ogni caso non è vero che Pedaso non convidida niente con gli altri: il tecnico, ad esempio, lo condividiamo con Campofilone, mentre con Altidona siamo comproprietari di un ecocentro.

Anche noi crediamo nella vicinanza con i comuni limitrofi e i lavori che abbiamo fatto con loro si inseriscono in quest'ottica: abbiamo aderito insieme all'Ecomuseo della Valle dell'Aso, abbiamo portato avanti a braccetto i contratti di fiume e di costa e abbiamo ottenuto con Altidona e Campofilone un finanziamento europeo di 700.000 euro per la riqualificazione della foce dell'Aso e il rinforzo degli argini.

Per il contratto di costa lavoriamo in sinergia con la Regione Marche, ma per avere risorse in più per la protezione del litorale siamo in contatto anche con la Croazia. Inoltre, al di là dei rapporti con i comuni limitrofi, stiamo lavorando anche con Porto San Giorgio, San Benedetto e Grottammare, con cui condividiamo la programmazione europea sui fondi Flag per la piccola pesca.
Credo che la sinergia e le risorse messe in campo per trovare migliori opportunità siano state importanti per il nostro sviluppo.

Simonetti: L'Unione Comuni Valdaso da soluzione è finita per diventare l'ottavo comune. C'è stato uno squilibrio pauroso tra costi e resa di servizi, tutti i sindaci dei sette comuni si sono lamentati. Siccome i servizi erano scarsi era impossibile coordinarli e garantire che fossero efficienti.
Ercole D'Ercoli, sindaco di Campofilone, a suo tempo disse che. viste le problematiche delle Unioni, acuite anche dalle decisioni del legislatore nazionale in merito a quest'istituto, la soluzione del futuro non era l'accorpamento ma la vera e propria fusione, che offre vantaggi anche in merito al Patto di Stabilità.

Purtroppo, secondo me non è una soluzione che si può attuare in tempi brevi, sulla carta è bella ma occorrono tempi lunghi e ostacoli burocratici. Ad oggi è comunque bene iniziare a lavorare per ottenere questo risultato nel lungo periodo, tenendo sempre a mente che difficilmente ci si potrà arrivare nel breve termine, anche perché nessun comune vuole perdere la propria identità: quello della fusione è un processo complicato anche dal punto di vista culturale.

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Data pubblicazione : 01/06/2017 09:56
Scritto da : Andrea Pedonesi
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