Politica
Elezioni politiche. Il Fermano danneggiato dai confini dei collegi? Il punto dopo la presentazione delle liste

Il valzer della formazione delle liste per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo si è appena concluso e ora, prima che la campagna elettorale entri definitivamente nel vivo, è il momento giusto per analizzare, anche alla luce delle candidature ufficiali di tutti gli schieramenti, se il Fermano sia stato effettivamente danneggiato dal modo in cui il decreto legislativo 189/2017 ha delineato i collegi delle Marche.  

Elezioni politiche. Il Fermano danneggiato dai confini dei collegi? Il punto dopo la presentazione delle liste

In molti si sono lamentati della denominazione dei collegi uninominali della Camera, a cui è stato formalmente assegnato il nome del comune con la maggiore ampiezza demografica, e così il Fermano, che negli stessi collegi uninominali è stato anche smembrato in due, si è trovato da una parte a confluire nel collegio denominato “Ascoli Piceno” e dall'altra in quello che porta il nome di Civitanova Marche. Tra i sei collegi uninominali nei quali è stato diviso il territorio regionale, quindi, non c'è spazio per il nome “Fermo”: uno “smacco” che, secondo alcuni, testimonierebbe lo scarso peso del nostro territorio.

 

Al di là della questione puramente “nominale”, le liste hanno però innanzitutto confermato quanto già era facilmente immaginabile. Oltre metà dei comuni del Fermano (i 24 confluiti nel collegio uninominale Marche 1 – Ascoli Piceno alla Camera, ndr) sono sostanzialmente risultati vittime sacrificali dei confini stabiliti dal decreto legislativo: d'altronde non poteva succedere altrimenti, dato che si parla di paesi tutti molto piccoli, che complessivamente contano circa 35.000 abitanti e che sono stati inseriti in un collegio che comprende invece tutta la provincia di Ascoli.

Naturale, quindi, che le segreterie di tutti i partiti abbiano schierato per la battaglia in questo collegio dei rappresentanti del Piceno: ecco allora che gli elettori di comuni come Amandola, Altidona, Grottazzolina e Pedaso, solo per citare quelli numericamente più consistenti, si troveranno a dover scegliere tra i sambenedettesi Antimo Di Francesco (capogruppo consigliare Pd a San Benedetto) e Pier Paolo Flammini (giornalista di Riviera Oggi candidato con Liberi e Uguali) e gli ascolani Roberto Cataldi (avvocato schierato dal Movimento 5 Stelle) e Marco Fioravanti (segretario comunale di Ascoli Piceno, esponente di Fratelli d'Italia e candidato nella coalizione di centrodestra). Un destino quanto meno singolare per oltre metà di un territorio che ha fortemente lottato negli anni per la propria autonomia dal Piceno.

 

Non è andata molto meglio nemmeno agli altri 16 comuni del Fermano inseriti nel collegio uninominale Marche 2: nonostante tra questi figurino tutte le realtà demograficamente ed economicamente più importanti del nostro territorio, il loro accorpamento a Civitanova e all'area del basso maceratese ha finito anche in questo caso per danneggiare la rappresentanza del Fermano.

Ecco quindi che, tra i tre poli politici principali, solo la coalizione di centrosinistra per questo collegio ha optato per un rappresentante del Fermano, il deputato uscente Paolo Petrini, mentre la scelta dei Cinque Stelle e del centrodestra è ricaduta su due civitanovesi, rispettivamente Mirella Emiliozzi e Giuseppe Cognigni, quest'ultimo assessore della neoletta giunta Ciarapica.

E, data questa situazione, è forse già un lusso che nella corsa per l'uninominale al Senato, in un seggio di maggiori dimensioni, che comprende tutto l'Ascolano, il Fermano e il basso maceratese, la coalizione di centrodestra abbia puntato sull'imprenditrice ortezzanese Graziella Ciriaci, che sfiderà il sambenedettese Giorgio Fede dei Cinque Stelle e la segretaria comunale di Spinetoli Emanuela Di Cintio per il centrosinistra.

 

Le cose non migliorano di certo spostando l'attenzione sui collegi plurinominali, sia alla Camera che al Senato: tolto il senatore uscente del Pd Francesco Verducci, inserito come capolista al Senato e quindi sostanzialmente certo della sua rielezione, una chance, ma solo in caso di autentico exploit di Liberi e Uguali, ce la potrebbe avere Giuseppe Buondonno, anch'egli capolista al Senato. Molto difficili o sostanzialmente impossibili, invece, le elezioni della Forzista Jessica Marcozzi, del leghista Mauro Lucentini, dell'esponente di Fratelli d'Italia Andrea Putzu, della pentastellata Elena Andrenacci e della rappresentante di di Liberi e Uguali Daniela Minnetti.

 

Quello che emerge da questo quadro è quindi ciò che era pronosticabile anche in partenza: il Fermano, un territorio già di per sé piccolo per dimensioni e consistenza demografica, fa fatica a contare sul piano regionale e ancor di più su quello nazionale, a maggior ragione se viene anche smembrato in più parti, come avvenuto per i collegi uninominali della Camera.

E se la nostra Provincia dovesse riuscire a confermare tre parlamentari come nella legislatura che si sta velocemente avviando alla sua conclusione, lo dovrà sicuramente molto più al peso politico individuale di alcuni suoi rappresentanti, capaci di emergere in posizioni di rilievo nelle contrattazioni interne ai partiti e alle coalizioni, piuttosto che ad un disegno legislativo che ha invece imposto un ulteriore handicap ad un territorio che per certi aspetti sembra scontare sempre più una sorta di “peccato originale”.

 

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Data pubblicazione : 31/01/2018 10:16
Scritto da : Andrea Pedonesi
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Carlo

    31-01-2018 14:04 - #1
    Analisi perfetta e condivisibile, Fermo e l’intera provincia vengono fuori fortemente penalizzati dalla suddivisione dei comuni in più province. Però viene anche da chiedersi dove erano i ns. rappresentanti in Parlamento quando è stato approvato il Decreto legislativo 189/2017 che disegnava i collegi elettori e ancor peggio attribuiva il nome al collegio, chiamandolo Civitanova e non Fermo, come è sempre stato chiamato e che così doveva restare, quanto meno perchè capoluogo di Provincia ?? Alcuni di questi si sono ricandidati, ma quale credibilità hanno, se quando potevano e dovevano non si sono spesi né per la Città di Fermo, né per la provincia? Ora che fare ?? Ben poco. Sicuramente Fermo paga il prezzo del suo civismo, ma pure va detto che il civismo è stata una reazione alla incapacità dei partiti di presentare candidati sindaci credibili e capaci. Speriamo che tra i futuri eletti, qualora ci fosse un non fermano, che si faccia carico di rappresentare degnamente la città e la provincia.
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