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Quote rosa, scaduti i termini arriva l'ultimatum della consigliera di parità: “Altri dieci giorni e poi si andrà per vie legali” . Ma dal Consiglio di Stato un possibile assist per Loira

Sono scaduti ieri i 120 giorni che lo scorso 9 novembre il Tar Marche, nel respingere l'istanza cautelare presentata da quattro consiglieri comunali di minoranza di Porto San Giorgio (Andrea Agostini, Renzo Petrozzi, Maria Lina Vitturini e Carlo Del Vecchio), aveva concesso al sindaco Nicola Loira per adeguare la composizione della propria giunta al dettato legislativo vigente che, nei comuni con oltre 3.000 abitanti, impone che “nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico” (legge 56/2014, c.d. Legge Delrio).

Quote rosa, scaduti i termini arriva l'ultimatum della consigliera di parità: “Altri dieci giorni e poi si andrà per vie legali” . Ma dal Consiglio di Stato un possibile assist per Loira

Il termine però è decorso senza che Loira provvedesse a nominare un nuovo assessore di sesso femminile al posto di uno dei quattro uomini (Francesco Gramegna, Valerio Vesprini, Massimo Silvestrini e Giampiero Marcattili) che attualmente compongono il suo esecutivo.

Un mancato adempimento che non è stato preso per nulla bene dalla consigliera di parità della Regione Marche Paola Petrucci, che spiega di aver provveduto circa una settimana fa ad inviare una mail tramite posta elettronica certificata al sindaco, e per conoscenza anche al Prefetto D'Alessandro, per ricordare la scadenza imminente: “Avevo anche specificato che entro una settimana-dieci giorni dal 14 febbraio avrebbero dovuto farmi avere l'atto di nomina dell'assessore, altrimenti, senza nessun obbligo di contattarli ulteriormente, sarei passata alla pratica legale”.

Dieci giorni, quindi: questo il lasso di tempo che la Petrucci è disposta ad aspettare prima di portare la questione davanti al Tar: “Potevo fare questa mediazione con il Comune e l'ho fatta volentieri perché per principio non volevo né spendere dei soldi dei contribuenti né andare avanti per contenziosi – aggiunge la Petrucci – ma adesso ho finito tutti i miei margini di manovra. D'altronde noi non abbiamo imposto nulla: il piano lo hanno stilato loro e noi l'abbiamo solo approvato senza modificare una virgola. Se non rispettano ciò che si sono impegnati a fare si devono assumere le proprie responsabilità”.

 

Da Loira e dal suo entourage bocche assolutamente cucite sull'argomento in attesa di comunicazioni ufficiali in merito, ma a questo punto per il sindaco si aprono sostanzialmente due strade: la prima è quella di sfruttare quest'ultima finestra temporale per procedere effettivamente all'avvicendamento in giunta ripristinando così la parità nella rappresentanza di genere.

L'alternativa potrebbe essere quella di tenere il punto e di andarsi a giocare la partita di fronte al giudice: d'altronde Loira ha sempre dichiarato che la squadra da lui formata fosse “quella più adatta per perseguire gli interessi della città”. Difficile non sospettare che, se quest'ipotesi non ronzasse davvero nella sua testa, il primo cittadino non avrebbe già provveduto alla nomina della nuova assessora.

E tra l'altro, se il dettato legislativo nella sua chiarezza sembrerebbe non concedere grandi margini di manovra al sindaco, lo stesso non può dirsi della giurisprudenza in materia.

 

A febbraio 2016, infatti, la quinta sezione del Consiglio di Stato, nel pronunciarsi su un ricorso presentato dal Comune di Montalto Uffugo (in provincia di Cosenza), ha stabilito con la sentenza 406 che la “prescrizione contenuta nell'art. 1, comma 137, della legge 7 aprile 2014, n. 56 non può in alcun modo determinare un'interruzione dell'esercizio delle funzioni politico-amministrative ovvero provocare un ostacolo al loro concreto ed effettivo esplicitarsi”. In sostanza, si potrebbe derogare dalla norma che garantisce la parità nella rappresentanza di genere qualora si provasse, “attraverso un'accurata e approfondita istruttoria ed in un'altrettanto adeguata e puntuale motivazione del provvedimento sindacale di nomina degli assessori”, l'”effettiva impossibilità di assicurare nella composizione della giunta comunale la presenza dei due generi nella misura stabilita dalla legge. […]. Impossibilità che deve comunque risultare in modo puntuale ed inequivoco e avere carattere tendenzialmente oggettivo”.

 

Nel caso in questione, il Comune di Montalto Uffugo presentava una situazione del tutto paragonabile a quella sangiorgese: una giunta composta da cinque uomini su sei. Contro il decreto di nomina fecero ricorso la consigliera di parità della Regione Calabria, alcuni consiglieri di minoranza e anche il Centro contro la violenza sulle donne “Roberta Lanzino”: in primo grado il ricorso fu accolto dal Tar Calabria e il Comune si appellò poi al Consiglio di Stato che, pur confermando la decisione, non considerando sufficienti le prove portate dal Comune calabrese sull'effettiva ampiezza della ricerca di un assessore donna, introdusse in giurisprudenza la possibilità di una “situazione di carattere assolutamente eccezionale” tale da poter derogare al dettato legislativo.

D'altronde, il principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione è di rango costituzionale tanto quanto quello della pari opportunità tra i sessi.

Qualora fosse questa la strada scelta, starebbe quindi a Loira e al suo staff cercare di dimostrare, con un'ampia e adeguata istruttoria, l'effettiva impossibilità di rispettare la parità di genere nella composizione della giunta: un'impresa certamente non facile ma che, qualora fosse coronata da successo, potrebbe diventare un caso giudiziario studiato a livello nazionale.

 

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Data pubblicazione : 15/02/2018 18:32
Scritto da : Andrea Pedonesi
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