Politica
Stop al Piano per le Periferie, ecco cosa dice l' "emendamento della discordia"

E' la norma al centro della cronaca politica fermana e nazionale delle ultime ore, quella che ha disposto il rinvio dei progetti rientranti nel Piano per le Periferie.

Si tratta dell'emendamento 13.2 (testo 2) al Decreto milleproroghe (DL 91/2018), approvato all'unanimità dal Senato nella seduta dello scorso 6 agosto (270 si su altrettanti votanti). Ma cosa dice esattamente?

Stop al Piano per le Periferie, ecco cosa dice l'

Il comma 01-bis stabilisce che “l'efficacia delle convenzioni concluse sulla base di quanto disposto ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017, nonché delle delibere del CIPE n. 2 del 3 marzo 2017 e n. 72 del 7 agosto 2017, adottate ai sensi dell'articolo 1, comma 141, della legge n. 232 del 2016, è differita all'anno 2020. Conseguentemente, le amministrazioni competenti provvedono, ferma rimanendo la dotazione complessiva loro assegnata, a rimodulare i relativi impegni di spesa e i connessi pagamenti a valere sul Fondo sviluppo e coesione”.

 

Si tratta quindi a tutti gli effetti non di una cancellazione, ma di un rinvio, almeno sulla carta; non è però difficile comprendere la preoccupazione e lo scetticismo di quei sindaci che in cuor loro nutrono seri dubbi sul fatto che l'iter attualmente ben avviato (la deadline per presentare i progetti esecutivi scade il 15 settembre, poi si dovrebbe passare alle gare d'appalto propedeutiche all'inizio dei lavori) possa riprendere come se nulla fosse nel 2020, quando andranno rimodulate le adeguate coperture.

 

La sospensione di questi finanziamenti, si legge ancora nel testo dell'emendamento, provoca “effetti positivi sul fabbisogno e sull'indebitamento netto”, che il comma 01-ter quantifica in 140 milioni di euro per l'anno 2018, 320 milioni di euro per l'anno 2019, 350 milioni di euro per l'anno 2020 e 220 milioni di euro per l'anno 2021. Cifre che la prescrizione legislativa destina a un fondo, introdotto dal comma 01-quater, “da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle province e dei comuni da realizzare attraverso l'utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti”.

 

Sono esattamente questi i fondi cui il sindaco Calcinaro si riferiva parlando di “mancette” durante la conferenza stampa convocata ieri pomeriggio: un concetto su cui il primo cittadino è tornato qualche ora dopo in un post sul suo profilo facebook, specificando come si tratti di cifre che andranno ripartite tra 8100 Comuni, 14 Città Metropolitane e 110 Province. Fondi quindi “praticamente....invisibili”, sentenzia Calcinaro, pronto invece a ribadire, in un botta e risposta sempre via social con il senatore Pd Francesco Verducci, come la cifra stanziata dal Piano per le Periferie fosse significativa anche perché indirizzata ad appena 96 progetti di riqualificazione.

 

Post_Calcinaro

Letture:1060
Data pubblicazione : 09/08/2018 16:13
Scritto da : Andrea Pedonesi
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • ferdinando

    09-08-2018 18:09 - #1
    ed ora, in nome della tanto decantata trasparenza e partecipazione, mi aspetto che il M5S organizzi delle belle assemblee pubbliche nelle periferie degradate come Lido tre Archi, per spiegare ai cittadini perchè gli hanno tolto i fondi dei progetti di riqualificazione e risanamento già approvati
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