Religione
Verifichiamo il nostro modo di rispondere alla chiamata di Gesù

La XIII Domenica del tempo ordinario dell’Anno C propone nel brano del Vangelo due straordinari insegnamenti di Gesù: a due degli Apostoli, la libertà da ogni rancore o giudizio malevolo verso chi li rifiuta; a chi dice di volerlo seguire la indispensabilità di essere liberi da tutto e da tutti.

Verifichiamo il nostro modo di rispondere alla chiamata di Gesù

Liberi dalle delusioni e dal rancore.
Dietro Gesù possiamo imparare a essere liberi da tutto, anche dalle sconfitte e dalle umiliazioni. Solo così si è nelle condizioni di vincere il rancore o lo spirito di vendetta. «Siamo stati chiamati a libertà» (cf. Gal 5, 13).
E Gesù in croce insegnerà come fare, scusando coloro che lo avevano (non per caso e non per finta) umiliato, schiaffeggiato, flagellato, sputacchiato… Quale modello di libertà, di maturità umana e di amore, senza confini né condizioni.
 Liberi da tutto.
Il vivere la libertà di Gesù – lo si comprende sempre meglio anche per alcuni fenomeni nella società odierna – esige una rinnovata comprensione della povertà e della castità, a cominciare dalle nostre famiglie e dalle nostre comunità.
Quanto si fa fatica a concretizzare il ritornello del Salmo responsoriale: Sei tu, Signore, l’unico mio bene, e il nostro stile di vita non mostra che ci crediamo, prima o poi, emergerà un affetto sempre più forte per i beni terreni e il potere. Gesù ci mette in guardia: per seguire con interezza di mente e di cuore, e non solo per un tratto di strada, bisogna essere decisi, anche su questo aspetto.
Per divenire il popolo di Dio.
Il mondo di oggi, come quello di ieri e quello di domani, ha bisogno di vedere, di stare a contatto con discepoli autentici di Gesù, distaccati da tutto e da tutti per mostrare quanto amano il Padre. Non era forse questo l’anelito di Gesù: «Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre» (Gv 14, 31a).
Grazie alla Chiesa che mi ha testimoniato questa realtà, e con la quale condivido la gioia di «sapere cosa Gesù ha fatto per noi» (cf. 1Re 19, 19), non per un merito speciale, ma per un amore gratuito e infinito, da donare generosamente, a piene mani con la convinzione di chi vi ha trovato la Vita.
 
 

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Data pubblicazione : 29/06/2013 08:16
Scritto da : Don Emilio Rocchi
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