Religione
Chi ama educa: il presidente nazionale di AC ospite a Civitanova Marche per la Festa della Famiglia

“L'educazione è un terreno in cui la famiglia non può essere lasciata da sola. Dobbiamo prendere coscienza che non esiste un manuale del “buon genitore”, piuttosto quando si educa un ragazzo dobbiamo sempre tener presente delle sue singolarità.

Chi ama educa: il presidente nazionale di AC ospite a Civitanova Marche per la Festa della Famiglia
Il prof. Franco Miano

Il “chi ama educa” è il primo impegno qualificante per l'Azione Cattolica. Così come Dio educa ed accompagna il suo popolo, noi dobbiamo essere la pedagogia del territorio.
La pastorale familiare che dobbiamo portare avanti deve essere un accompagnamento per le famiglie, deve parlare il loro stesso linguaggio, senza riversare sempre le colpe sui giovani”. Con queste parole Germano Salvatori, coordinatore della Pastorale famigliare diocesana, ha introdotto l'intervento di Franco Miano, presidente nazionale dell'Azione Cattolica, alla IX Festa Diocesana della Famiglia.
Classe 1960, appartenente alla diocesi di Nola, professore di Filosofia Morale presso l'Università di Roma Tor Vergata: questo è Franco Miano, fin da giovanissimo aderente all'AC, per divenirne poi presidente nel 2008, venendo poi riconfermato nel 2011. Questo il ritratto che ne fa Mauro Trapè, presidente diocesano della stessa associazione.
“Chi ama educa” è il titolo di un libro che gli ha fatto vincere il premio Capri nel 2010, nella sezione pedagogia. “Chi ama educa” è il titolo dell'incontro che Miano ha tenuto con la platea della della festa. Sottotitolo “Vivere e trasmettere la fede in famiglia”. Un discorso, o meglio una lezione, come si addice ad un vero prof, articolata in sei punti ben definiti: i primi tre sul “vivere”, gli ultimi sul “trasmettere”.
Il tutto parte da un presupposto: nessuno da solo può riuscire a dare risposte dal punto di vista educativo.  Questo perché ogni persona è irripetibile, non ci si può illuderci di avere sempre delle risposte già preconfezionate; c'è sempre il bisogno di affidarsi al Signore e al confronto con gli altri per trovare la strada giusta.
Il primo punto verte su un problema fondamentale: spesso, troppo spesso, ci si affida alla parola di esperti, togliendo così lo spunto iniziale che deve venire da chi educa. Genitori, insegnanti, educatori: tutti devono svolgere fino in fondo il proprio ruolo, non è possibile deresponsabilizzarsi grazie a delle risposte “preconfezionate”.
Viene poi la necessità di riscoprire “l'amore” come cuore pulsante dell'educazione: se qualcosa si sostituisce ad esso il processo educativo si inceppa. Deve esserci la capacità di mettere nella giusta scala di priorità le varie problematiche. Questo sembra scontato quando si parla di un genitore, ma a volte rimane una semplice enunciazione di principio, senza una traduzione pratica.
Questa traduzione è strettamente legata al concetto di “fedeltà”, in primo luogo quella amorosa. Non deve passare l'idea che, dopo l'entusiasmo giovanile, si arrivi ad un qualcosa di grigio. La vera fedeltà è dinamica, non è statica; è un continuo processo di conoscenza dell'altro che porta ad un accrescimento dell'amore. “Chi ama” equivale a “chi è fedele”, “chi è tenace”. La testimonianza di questo modo di vivere fa crescere chi ci sta intorno, i figli in primis. La fede così non è un insieme di dati ma è vita, amore, dono, un'esperienza che ti cambia nel profondo.
La trasmissione di questa fede passa prima di tutto dalla testimonianza personale dei genitori, questo però si scontra con una difficoltà oggettiva: spesso non si è preparati a raccontare, ad annunciare l'esperienza di fede che si è fatta. È un argomento così intimo che difficilmente si riesce ad esternarlo, eppure bisogna farlo per poterla trasmettere.
Un ottimo linguaggio per testimoniare è quello dei segni: la riscoperta della preghiera familiare, la scelta di preghiere significative da ripeter in alcuni momenti della vita, dare il giusto valore dalla festa, non farla scadere nella routine. Non si può escludere questa “routinizzazione” delle festività dalle cause della crisi della famiglia: è importante ricavare uno spazio per il dialogo all'interno della giornata, uno spazio che permetta al Vangelo domenicale di risuonare per tutta la settimana.
Da ultimo poi è fondamentale far conoscere ai propri figli la vita della Chiesa: introdurli nel mondo della parrocchia, un mondo in cui i propri genitori si trovino a proprio agio, in cui l'incontro con l'altro sia incontro con Gesù. La fede non può essere solo interiore, ha una necessità intrinseca di essere vissuta comunitariamente. La forza di queste esperienze di vita vissuta saranno fondamentali nella vita dei propri figli, perché presupposto di un discorso che non partirà mai da zero: il discorso fra sé e la propria fede, trasmessa dalla propria famiglia.

 

 

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Data pubblicazione : 24/04/2012 09:20
Scritto da : David Zallocco
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