Religione
Un incontro da... raccontare

Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo!  Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca (Apocalisse, cap. 3).

Un incontro da... raccontare

Mettiamo una sera di inizio autunno, un gruppo di ragazzi seduto sulle panchine davanti ad una Chiesa di Provincia … mettiamo che si stia riflettendo sulla lettura della domenica successiva: cosa potrebbe giungere a toccare per un attimo i cuori e le coscienze, a far tremare per un momento le più coriacee certezze?

La lettura di cui si sta parlando è quella del vignaiolo e dei due figli (Mt 21, 28-32) dei quali, ordinato loro dal padre di andare a lavorare nei campi, il primo risponde «sì», ma non va, il secondo «no, non ne ho voglia», ma poi va. Chi dei due ha fatto la volontà del padre?
«Il primo non è andato però ha accettato di buon grado l’ordine»; «Si, ma il secondo è andato davvero nella vigna a lavorarla anche se all’inizio ha disubbidito»; «E’ vero, il secondo ci ha ripensato, si è pentito»;  «Va bene ma ha detto no, si è ribellato»… Fin qui, discussione nella norma …
Ad un certo punto una frase attira la nostra attenzione:  «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». È Gesù che risponde agli scribi e agli anziani del popolo cui la parabola era rivolta, senza mezzi termini, come è nel Suo inconfondibile stile, dice ai sapienti che Lui non se fa niente di un’adesione formale alla Legge, di un si vuoto, arido, sterile che non prevede una conversione vera del cuore, una tempesta dell’anima.
Ma certo … ecco la chiave di lettura: i pubblicani, i pubblici peccatori e le prostitute, coloro che sono gli ultimi nella scala sociale - ben lontani dalla posizione privilegiata dei sacerdoti e dei “giusti” che si considerano i detentori della verità - sono proprio loro ad essere i più amati da Cristo, per gli ultimi Lui è si è fatto carne e sangue, e loro Lo hanno ripagato, hanno creduto al Battista, sentito il peso del peccato, sofferto per esso, ed avranno nel Regno dei Cieli un posto migliore di chi si ritiene giusto, perfetto, superiore agli altri ma è incapace d’amare.
In più occasioni Gesù si è rivolto nei medesimi termini a questi sapienti dottori della Legge, persone che Cristo qualifica come “guide cieche” destinate a cadere in una fossa (Mt 15, 14), li ha chiamati  “sepolcri imbiancati”, belli a vedersi ma pieni dentro di ossa di morti e di putredine (Mt 23, 27),  li ha apostrofati falsi e ipocriti perché pagavano la decima della menta, dell'aneto e del comino, e trascuravano le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede.  Ciò che più Lui detesta è la tiepidezza, il lasciarsi vivere in una quiete apparente, vivere una fede formale, senza tormenti interiori, senza amore … coloro che sono freddi possono essere convertiti, coloro che sono caldi ardono del Suo amore, ma scuotere le coscienze di coloro che vivono nella tiepidezza è difficile e quasi impossibile … «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d'intemperanza».
E noi? Noi chi siamo? Il primo figlio che dice sì con la bocca ma il cui cuore è chiuso, pieno solo della sua stessa arroganza e ipocrisia? Siamo come gli scribi che si considerano superiori perché seguono la Legge, ma dentro di noi l’amore del Padre non brucia e non ci mette in discussione, non ci fanno tremare le sue parole? Siamo noi coloro a cui parla lo Spirito nell’Apocalisse: conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo!  Ma poiché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca …
Ci siamo guardati attoniti, l’un l’altro, senza riuscire ad aggiungere parole. Quella sera di inizio autunno, ad un gruppo di ragazzi riuniti davanti ad una Chiesa, la potenza di questo pensiero è riuscita a toccare per un attimo i cuori e le coscienze, a far tremare per un momento le più coriacee certezze.

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Data pubblicazione : 18/10/2011 10:25
Scritto da : Gruppo giovani "Gesù Redentore"
Commenti dei lettori
2 commenti presenti
  • Gio

    18-10-2011 14:35 - #2
    La cosa più semplice Ancora più facile Sarebbe quella di non essere mai nato Invece la vita Arriva impetuosa Ed è un miracolo che ogni giorno si rinnova Ti prego perdonami ti prego perdonami Ti prego perdonami se non ho più la fede in te Ti faccio presente che È stato difficile Abituarsi ad una vita sola e senza di te Mi sveglio spesso sai Pieno di pensieri Non sono più sereno Più sereno Com’ero ieri La vita semplice Che mi garantivi Adesso è mia però È lastricata…Di problemi Ho l’impressione che La cosa più semplice Sarebbe quella di non essere mai nato In fondo la vita È solo una scusa È lei da sola che ogni giorno si rinnova Ti prego perdonami ti prego perdonami Ti prego perdonami se non ho più la fede in te Ti faccio presente che Ho quasi finito Ho quasi finito anche la pazienza che ho con me Sarà difficile Non fare degli errori Senza l’aiuto di Di potenze Superiori Ho fatto un patto sai Con le mie emozioni Le lascio vivere E loro non mi fanno fuori
  • Pietro

    18-10-2011 11:24 - #1
    Ho sempre l'impressione di essere un "tiepido" e mi dispiace, questo passo dell'apocalisse mi colpisce sempre. Bell'articolo
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