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Emergenza sicurezza nel Fermano? Il caso di Roberto riaccende la paura, ma la realtà è ben diversa

Il recente caso di Roberto Silenzi, ragazzo di Monte Urano malmenato in seguito ad una tentata rapina sul lungomare di Porto Sant'Elpidio, ha rinvigorito i lamenti di tanti cittadini che a ogni notizia di un furto, di una rapina o di una truffa, si sentono sempre più in pericolo e mal protetti dalle istituzioni. Questa ricorrenza ha spinto Informazione.tv a fare delle riflessioni, la più importante delle quali è capire perché ci sia un evidente gap tra la sicurezza reale e la sicurezza percepita dai cittadini. 

Emergenza sicurezza nel Fermano? Il caso di Roberto riaccende la paura, ma la realtà è ben diversa
Photo credit: Villa Nazareth

La sicurezza reale è data dall'insieme dei reati che vengono denunciati dalle forze dell'ordine e/o che vengono perseguiti dalla magistratura. Leggendo questi dati nella loro serie storica si vede che i reati nella provincia di Fermo sono in diminuzione (-10% rispetto al 2015, stabile tra il 2014 e il 2015, -3,6% tra il 2013 e il 2014, e ancora, -1,5% tra 2012 e 2013).

 

In particolare a diminuire sono proprio scippi e rapine, come del resto si rileva anche a livello nazionale.

 

Altro discorso per quanto riguarda la sicurezza percepita, o per meglio dire la paura di essere vittima di reato. Nel suo ultimo rapporto sulla criminalità, il Ministero dell'Interno spiega che “la paura della vittimizzazione è in genere, più diffusa tra gli strati medio-bassi della società ed è legata ai livelli di criminalità o devianza del quartiere in cui si vive”, e che negli anni settanta questa paura è decisamente aumentata insieme all'aumento generale dei reati, “ma senz’altro in Italia da almeno quattordici anni, tale paura appare stabile, se non addirittura in lieve declino”, specifica il Ministero.

 

Cos'è quindi che rende i cittadini paurosi di essere vittima di reato anche se i reati in generale, e in particolare quelli ai quali i cittadini sono più sensibili diminuiscono(eccezion fatta per i furti in appartamento)?

 

Nell'ultimo rapporto dell'Osservatorio europeo sulla sicurezza s’ipotizza che ci sia una correlazione tra questa paura e la copertura mediatica dei reati. Dall’analisi dei principali telegiornali italiani ed europei emerge che nel nostro paese la televisione si occupa di criminalità il doppio rispetto a Germania e Francia e un terzo in più del Regno Unito. Soltanto la Spagna parla di crimini più di noi.

 

Il rapporto va a sottolineare che questa tendenza non è qualcosa di nuovo, ma che in realtà è una pratica assodata: “La componente dell’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità è un dato strutturale che caratterizzata l’informazione italiana. Negli anni presi in esame la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dell’agenda tematica complessiva dei notiziari”.

 

A livello nazionale o locale, la musica non cambia, anzi, peggiora. Spesso e volentieri una qualsiasi notizia di cronaca diventa “violenza”, “colpo del secolo”, etc etc.

 

Si deduce quindi da questi dati che la paura di essere vittima di reato è propria delle fasce più basse della popolazione e che è influenzata dalla copertura che i media dedicano al racconto dei reati. Un legame che può essere avvalorato anche dall'elevato numero di analfabeti funzionali presenti in Italia, cioè quelle persone che non sono in grado di decifrare un testo complesso (come una bolletta dell'energia elettrica) o che non sono in grado, appunto, di decifrare se un'informazione data dai telegiornali o dai giornali online possa essere vera o falsa.

 

Come se ne esce?

 

La FDE - Istituto di Criminologia di Mantova in collaborazione con Fondazione Politecnico di Milano, ha aderito già alcuni anni fa al progetto triennale europeo INNES, INtimate NEighbourhood Strenghtening. Questo è un programma pilota pensato per piccoli centri abitati che intende abbattere l’insicurezza reale o percepita dei cittadini, attraverso incontri studiati per promuovere e riattivare la coesione sociale e il rafforzamento dei legami di vicinato.

 

“Come difesa dalle paure - spiega Angelo Puccia, responsabile del progetto INNES, e direttore dell'istituto Fde - l’uomo adotta autonomamente strategie di chiusura e di protezionismo. Questo atteggiamento non fa altro che lasciarci ancora più soli e sospettosi nei confronti degli altri”.

 

La soluzione è quindi una maggiore socialità, e un rinsaldamento dei sani rapporti di vicinato.

 

Se Porto Sant'Elpidio è stata, insieme a tutto il Fermano, sempre una cittadina tranquilla “in cui si poteva lasciare tranquillamente la chiave sul portone di casa”, è perché per tanti anni i rapporti tra vicinati sono stati sempre forti e solidi.

 

Con l'aumento della popolazione e la crescita delle città, e consequenzialmente alle paure nate dai cambiamenti sociali e spesso fomentate da politici irresponsabili e da media sempre più sotto il giogo degli ascolti e dei click, rischiamo di sprofondare in un clima di paura e sospetto reciproco che non può che portare ad un peggioramento della convivenza sociale, ad un innalzamento della tensione e ad una tendenza alla giustizia fai da te.

 

In particolare per quanto riguarda il caso di Porto Sant'Elpidio si è distinta la speculazione di Giorgia Meloni, sulla scia degli esponenti locali della destra, che ha portato la nostra cittadina ancora una volta alla ribalta nazionale non tanto per meriti, quanto per un caso nemmeno troppo grave ed originale.

 

Che senso ha chiedere le dimissioni dell'assessore alla sicurezza Vallesi ogni volta che succede un reato minore? Non è di certo una tentata rapina a mettere in evidenza la sua inadeguatezza. Usare questi casi per speculare politicamente rende il dibattito politico più torbido e ostico, e di sicuro non serve a favorire la risoluzione dei problemi.

 

Sarebbe quindi il caso di impegnarci tutti affinché non s’inneschi questa escalation di paura e di ricorsa alla difesa individuale, che porta all'innalzamento dei cancelli e all'implementazione di sempre più sistemi di sicurezza privata e individuale.

 

Le soluzioni ci sono, gli strumenti pure: manca soltanto una presa di coscienza e la volontà di tutti.

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Data pubblicazione : 12/10/2017 07:19
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