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APPROFONDIMENTI: Il Fermano è razzista oppure no? Rispondono i politici, lo SPRAR e i cittadini

Il 31 gennaio viene ritrovato il corpo smembrato della diciottenne romana Pamela Mastropietro in due trolley abbandonati nelle campagne di Pollenza. Le indagini degli inquirenti confermano il coinvolgimento di tre (successivamente quattro) uomini di nazionalità nigeriana, che vengono accusati dell’omicidio, vilipendio e occultamento del cadavere della ragazza. Il 3 febbraio, dopo aver sentito un aggiornamento sul caso di Pamela al telegiornale, il ventottenne Luca Traini spara dalla propria auto in corsa per le strade di Macerata e ferisce sei persone di colore per “vendicare Pamela.”

 

APPROFONDIMENTI: Il Fermano è razzista oppure no? Rispondono i politici, lo SPRAR e i cittadini
Ph: Massimo Sestini, Polaris, via Times.com

Sono bastati due gravissimi fatti di cronaca per riaprire nella provincia di Fermo un dibattito che è nato un anno e mezzo fa con la morte di Emmanuel Chidi Namdi, l’immigrato nigeriano che perse la vita in seguito a una colluttazione scaturita da un insulto razzista pronunciato da Amedeo Mancini e rivolto alla sua compagna. 

 

La questione ruota intorno alla legalità o meno degli immigrati, all’immigrazione ma soprattutto alla possibilità che il territorio marchigiano sia o meno razzista. Quest’ultimo argomento ha nuovamente animato le piazze di paese e quelle virtuali dei social media, attirando l’attenzione della stampa nazionale e internazionale. Ricordiamo, ad esempio, il servizio della trasmissione Bersaglio Mobile di La7 del 7 febbraio, in cui la vicenda di Traini è stata associata a quella fermana del caso Emmanuel.

 

“Una visione del tutto parziale e senza possibilità di contraddittorio sulla realtà cittadina di Fermo e dei suoi abitanti,” scrive il Sindaco di Fermo Paolo Calcinaro in risposta al reportage. “La Città di Fermo ed i suoi cittadini non si sono tirati indietro in questa emergenza nazionale, consapevoli della tradizione di umanità ed accoglienza che la città ha da sempre avuto,” aggiunge il primo cittadino fermano.

 

Nel tentativo di far luce sulla situazione, informazione.tv ha parlato con diversi politici locali, cittadini e con lo SPRAR (il servizio del Ministero dell'interno che in Italia gestisce localmente i progetti di accoglienza, di integrazione e di assistenza dei richiedenti asilo) per capire i diverti punti di vista sulla questione.  Con noi hanno discusso: Catia Ciabattoni, consigliere comunale del Partito Democratico di Porto San Giorgio, Marco Mochi, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle di Fermo, Giorgio Marcotulli, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Fabio Senzacqua, coordinatore della Lega Nord di Porto San Giorgio, e Francesco Pacini, responsabile provinciale di CasaPound. Inoltre, Alessandro Fulimeni, coordinatore generale dello SPRAR di Porto San Giorgio, e l’opinione dei residenti del territorio fermano.
 

 

1) Il territorio fermano soffre di un problema di razzismo?

Francesco Pacini di CasaPound è convinto che il cittadino fermano e italiano, “sia razzista perché l’unica razza che tollera è la propria.” Questa attitudine di egoismo altro non è che “il risultato della totale lontananza del cittadino da un’idea di popolo e di Stato.”  

 

Catia Ciabattoni (PD), Marco Mochi (M5S), Giorgio Marcotulli (FdI) e Fabio Senzacqua (LN) non sono della stessa idea: no, la provincia di Fermo non è razzista.

 

“Non credo che la nostra provincia sia razzista, così come non lo è quella di Macerata o l’Italia stessa,” afferma la Ciabattoni. “Nei secoli il nostro Paese si è arricchito su tutti i fronti grazie alla commistione di popoli e culture diverse. Tuttavia, nonostante Macerata e Fermo non siano province razziste o fasciste, bisogna tenere presente che vi siano comunque al loro interno individui razzisti e fascisti,” aggiunge l’esponente PD.

 

Il pentastellato Mochi sottolinea che, a parer suo, nel territorio non vige un atteggiamento di razzismo, e rimarca che: “Nessuno qui si sente superiore ad altri."

 

Secondo Marcotulli c’è un senso di "qualunquismo" dei locali nei confronti dei problemi sociali e della stessa politica. Un sentimento cui si somma una percezione generale d’insofferenza, intolleranza e insicurezza, come specifica il membro locale del Carroccio Senzacqua.

 

2) Le cause del percepito malessere fermano verso i migranti

La Ciabattoni (PD) parla di un disagio profondo di carattere culturale e di un’esasperazione delle difficoltà legate all’ordine pubblico. Due sentimenti risultanti “dall’impossibilità della politica e delle istituzioni di governare situazioni di delinquenza” e dalla volontà di alcuni partiti di “fomentare ansia" in un momento politico, sociale ed economico che è uno dei più difficili dal dopoguerra a oggi. 

 

Mochi (M5S) ritiene che alla radice della paura percepita vi sia la “mancanza di trasparenza” nelle dinamiche del processo d’accoglienza. In particolar modo, nella gestione dei fondi stanziati a realtà come i CAS, centri di accoglienza straordinaria, “visto che non si trovano i rendiconti delle spese.” Inoltre, il pentastellato evidenzia anche che: “C’è poca chiarezza sugli affidamenti, in altre parole, a chi debbano essere affidati certi servizi e quali associazioni vengano coinvolte per la gestione di quelli.” 

 

Anche per Marcotulli (FdI) il percepito è frutto del modo di fare accoglienza, che “in questi anni non è stata gestita in maniera tale da poter contenere fenomeni di criminalità a essa legati e che provocano un sentimento di timore nei cittadini.” 

 

L’esponente di Fratelli d’Italia denota che il singolo si sente solo e abbandonato da uno Stato che non è più in grado di tutelarlo. Questa condizione, aggravata dalla facilità con cui spesso il delinquente, italiano o straniero che sia, commette crimini o reati, non può che dar vita a “un senso di pericolo e di allarmismo generale.”

 

“La gente è arrabbiata, c’è esasperazione,” afferma Senzacqua (LN). Stando al leghista, il centro nevralgico dell’insofferenza cittadina nei confronti degli immigrati non ha nulla a che vedere con il colore della pelle, bensì con chi di questi non rispetta la legalità e le regole del territorio. 

 

Senzacqua accusa le istituzioni di riservare un trattamento diseguale fra gli italiani e gli immigrati: 

 

“Vediamo cariche del governo partecipare in prima fila al funerale di Emmanuel e il Ministro della Giustizia Andrea Orlando fare visita a uno dei ragazzi di colore feriti da Traini. Nessun membro delle istituzioni, però, è andato a trovare i parenti delle vittime di reati commessi da clandestini. È questo ciò che fa scatenare odio e porta allo scontro sociale.”

 

Pacini (CP), come sopra riportato, pensa che il razzismo sia la risposta all’assenza dello Stato e nella totale sfiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella politica, anch’essa “complice della situazione.” 

 

3) Cosa si può fare per sanare questo clima di paura e intolleranza?

Catia Ciabattoni (PD) è del parere che le istituzioni debbano abbassare i toni, usando parole comuni che diano risposte chiare, e che la politica fornisca delle leggi specifiche che tutelino gli italiani e permettano un’integrazione equilibrata degli immigrati. 

 

Come sostengono anche Giorgio Marcotulli (FdI) e Senzacqua (LN), bisogna garantire la certezza della pena e le condizioni tali, affinché le autorità possano far rispettare le norme con strumenti adeguati.

 

Inoltre, la Ciabattoni pone l’accento su una duplice integrazione di tipo culturale: “Scuola e famiglia devono formare culturalmente la commistione che oggi caratterizza il nostro territorio. Gli italiani devono aprirsi all’incontro e gli stranieri devono essere messi in grado di comprendere usi e costumi del paese in cui arrivano.” 

  

Marco Mochi (M5S) enfatizza la necessità di rivedere il Trattato di Dublino e la ripartizione dei flussi migratori, e di abbreviare i tempi per ottenere i documenti per la richiesta d’asilo. Allo stesso modo, il pentastellato ritiene che se ci fosse più trasparenza nella gestione dei fondi per l’accoglienza, certe associazioni avrebbero “una legittimazione diversa” e la popolazione si sentirebbe più serena sapendo che i richiedenti asilo vengano gestiti attraverso procedure chiare. 

 

Senzacqua (LN) preme per l’attuazione di leggi per cui: “Chi ha diritto all’asilo politico viene messo nelle condizioni di integrarsi, mentre chi vive in clandestinità deve essere rimpatriato.” 

 

Pacini di CasaPound concorda con il leghista, ma vede come soluzione un’operazione più a monte: “Premetto che la politica è complice dell’intera situazione e quindi non può più far nulla. L’unico modo in cui lo Stato può sconfiggere questo caos è riformare le istituzioni e i servizi, e contrastare il fenomeno migratorio bloccando gli sbarchi.”

 

4) Il punto di vista dello SPRAR

“È indubbio che ci sia del razzismo nel fermano e anche nelle altre province marchigiane,” esordisce Alessandro Fulimeni, coordinatore generale dello SPRAR di Porto San Giorgio.

 

A sostegno di quest’ affermazione, l’operatore sociale ripercorre alcuni episodi avvenuti sul territorio regionale negli ultimi anni: 

 

“Dopo il tragico fatto di Emmanuel, c’è stato l’assalto a una palazzina a Spinetoli, nella frazione Pagliare, che ospitava minori non accompagnati e che è stata data alle fiamme. E poi chiaramente la più recente vicenda di Macerata, quella più grave sotto ogni punto di vista, perché si connota come un atto terroristico di stampo fascista.”

 

Commentando il gesto di Traini, azione fortemente condannata da tutti gli intervistati di questo articolo e definita “l’atto di un folle”, Fulimeni dice: 

 

“Si parla sempre di pazzo, come se la pazzia fosse un rifugio che spieghi tutto ed esima da ogni responsabilità. Non è così. Il fascismo è stato anche questo: ha utilizzato le persone più vulnerabili e meno preparate culturalmente e le ha rese la manovalanza di una precisa ideologia. Ed è quello che sta accadendo oggi.” 

 

Secondo Fulimeni il problema non è rappresentato dal mero sentimento di adesione a correnti xenofobe che si ritrova nei social e nella vita reale. Piuttosto denuncia l’atteggiamento d’indifferenza che sta prendendo piede nell’opinione pubblica. 

 

“Le persone sono indifferenti anche davanti alle situazioni più drammatiche.  Se queste cose accadono è perché c’è un clima culturale, politico e istituzionale che legittima alcune forme di barbarie. Pensiamo a tutta la politica italiana ed europea sull’immigrazione, agli accordi con regimi genocidari e milizie armate - Turchia, Libia, Niger, Egitto, Sudan - stretti solo per impedire la fuga di gente che scappa dalle persecuzioni. Pensiamo alla gente che continua a morire solo perché non ci sono canali d’ingresso regolari e legali. Sta accadendo un’ecatombe.”

 

Continua l’operatore: “I cittadini, di conseguenza, si chiedono, ‘Se lo Stato italiano fa queste politiche, perché io non devo manifestare la mia intolleranza o il mio odio nei confronti del diverso-da-me?’.

 

Fulimeni punta il dito contro la stampa e gli stessi partiti politici per voler minimizzare il fenomeno e abbassare i toni del dibattito sociale: “Abbassare i toni e non parlarne è gravissimo e pericolosissimo. In questo modo si amplifica ancora di più questo tipo di situazioni d’intolleranza, che invece vanno subito impattate, denunciate e portate alla luce, punendo severamente i responsabili.” 

 

Il portavoce dello SPRAR conferma che l’Italia non sta vivendo un’emergenza immigrazione e che la percezione dei suoi connazionali è il risultato di una “grande campagna demagogica e di strumentalizzazione.” 

 

Infatti, analizzando i dati ufficiali del Viminale, emerge che le richieste d’asilo sono aumentate del 5.3% (da 123mila nel 2016 a oltre 130mila nel 2017), mentre gli sbarchi sono diminuiti del 34% (da 181mila nel 2016 a oltre 119mila nel 2017). Osservando invece il Dossier Statistico Immigrazione 2017, si evince che la presenza di stranieri nel territorio marchigiano sia anch’essa diminuita.

 

“Oltretutto, gli studi dimostrano anche che non c’è una correlazione tra tasso di criminalità e presenza immigrata; anzi, i reati - lo dicono i rapporti di polizia - sono diminuiti in questi anni.”  

 

Secondo Fulimeni le cause del clima xenofobo sono molteplici e affondano le loro radici nella storia italiana. In primo luogo: “L’Italia non è mai riuscita a fare i conti fino in fondo con il suo passato coloniale e fascista, dove erano presenti fortissimi elementi fortissimi di razzismo.”

 

In secondo luogo, c’è la demolizione del legame culturale, politico e sociale che è stato operato nell’ultimo venticinquennio e che ha portato il cittadino a rinchiudersi nell’individualismo egoistico. 

 

“Abbiamo il 47% di analfabeti funzionali, un dato sconcertante e drammatico. Abbiamo avuto una devastazione totale dello stato sociale. Abbiamo avuto un incredibile attacco al mondo del lavoro con altissimi tassi di disoccupazione giovanile. Tutto questo ha indotto all’incapacità di guardare fuori da sé, di guardare all’altro, al prossimo.”

 

Aspettarsi delle risposte dal mondo istituzionale e politico al problema sociale locale e nazionale non è possibile in questo momento. Quello che serve è invece: “Un lavoro di lungo periodo, capillare e che parta dal basso. Un percorso che provi a re-intrecciare il legame sociale attraverso momenti di conoscenza e di confronto. Occorre la vicinanza, l’incontro con l’altro, oltre a una mobilitazione forte dal punto di vista sociale contro ogni forma d’intolleranza xenofoba, razzista e fascista.”    

 

5) L’opinione dei fermani

Dopo aver ascoltato i politici e aver riportato il punto di vista dello SPRAR, informazione.tv ha voluto dare voce ai residenti della provincia fermana tramite dei pool online e dei sondaggi fatti di persona per capire quale fosse l’opinione dei cittadini in merito alla questione. Di seguito riportiamo un grafico che riporta i risultati, che ricordiamo non sono dati ufficiali, ma semplicemente un dato indicativo. 

 

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Ben il 68.16% di coloro che hanno partecipato al sondaggio ha risposto “no”, mentre il restante  31.84% ha risposto “sì”. 

 

Alcune delle persone che credono che il fermano sia razzista ha motivato la propria affermazione spiegando che, sia in provincia che nel Paese, ci sono ancora troppi pregiudizi verso tutto ciò che è il diverso-da-me. Per di più, il percepito atteggiamento di diffidenza e intolleranza è il prodotto di un determinato retaggio culturale che per decenni ha plasmato l’Italia. Gli altri che negano la presenza di un atteggiamento razzista sul territorio avvalorano la loro posizione indicando le numerose iniziative d’accoglienza e d’integrazione che si sono sviluppate nei vari centri cittadini. 

 

È tuttavia necessario tenere a mente che il quesito, così come l’intera questione immigrazione, è ben più complesso di una visione generalizzante che si fonda su due unici poli. Spesso la risposta non si può ricondurre a un semplice “sì” o “no”. 

 

Esiste infatti una vastissima scala di grigi che si riflette nei “nì”: ad esempio, c’è chi ritiene, come ha già detto Catia Ciabattoni (PD), che il territorio non sia razzista, ma che in questo vi siano comunque individui che simpatizzano per l’ideologia fascista; oppure c’è chi assume una posizione anti-migranti perché deluso dalle istituzioni e dalla politica, ed è esasperato dalle difficoltà legate alla vita di ogni giorno a cui la classe dirigente non fornisce risposte e soluzioni.

 

In conclusione, in questo momento non è possibile determinare con precisione quale sia la tendenza nella popolazione fermana - e forse non si arriverà mai a un riscontro definitivo. Le voci raccolte sono miste. È significativo notare che la maggioranza, che include gli esponenti politici locali, non riconosce la presenza di un atteggiamento razzista nei propri conterranei.

 

Tuttavia, è altrettanto importante non trascurare l’opinione di chi sostenga il contrario, capendone i motivi e promuovendo un dialogo a favore della collettività e contro ogni sentimento di esclusione e pregiudizio.

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