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Gli amici di Dondero piangono e sorridono con lui. E intanto il Ministero si impegna sull'archivio

Straordinaria partecipazione per la presentazione del libro “Fermo racconta Mario”. A breve una mostra ad Ascoli ed una all'interno del Veregra Street di Montegranaro

Gli amici di Dondero piangono e sorridono con lui. E intanto il Ministero si impegna sull'archivio

Quando si fanno le cose per Mario siamo in tanti a farle, tutti insieme e ognuno fa qualcosa. Con queste parole Laura Strappa, compagna di Mario Dondero, ha aperto l'incontro di presentazione del libro “Fermo racconta Mario”, ideato da Giorgio Cisbani.

 

“Mentre stavo portando le locandine dell'evento in alcuni negozi - ha detto la Strappa - una signora mi ha detto: 'Certo, Mario, un vero galantuomo'. E' una delle tante testimonianze di quanto fosse amato e rispettato”.

 

Poi i ricordi e gli aneddoti, le parole ed i silenzi, i sorrisi e le lacrime. Di tanti, di tutti quelli che l'hanno amato, inseguito, persino sopportato nel suo instancabile movimento.

 

GIORGIO CISBANI

“In verità questo non è il mio libro, ma ho fatto semplicemente un lavoro alla Trapattoni, cercando di mettere insieme una serie di persone straordinarie, amiche di Mario, con le quali era nata una prima idea con un titolo un po' banale, “Mario a Fermo”. Dopo alcuni incontri in un bar c'è stata una discussione tra noi, con Sandra Amurri che ha proposto un libro in itinere fino a dicembre. Quindi, coloro che vogliono mandare un contributo sono invitati a farlo. E so che in tanti vogliono farlo, come Nunzio Giustozzi, il nostro riferimento editoriale.

Mario arriva qui perchè viene per una mostra a Sant'Elpidio a Mare, con un catalogo realizzato da Bibi Iacopini. Viene a Fermo insieme alla moglie ed entrambi restano colpiti dalla città. In particolare, lui resto folgorato dalla Biblioteca. Ecco, forse senza questa straordinaria struttura non si sarebbe fermato qui.

In tanti non hanno potuto conoscerlo a fondo, ma forse attraverso questo libretto avranno modo di farlo. All'interno ci sono anche i contributi di Erri De Luca e Fulvio Abbate, raccolti in occasione di un evento nel febbraio scorso a Roma”.

 

PACIFICO D'ERCOLI

“Per 14 mesi, fino a quando Mario non è stato ricoverato, abbiamo fatto 40 sedute d'inventario con lui, tra un suo viaggio ed un altro. All'inizio ero un po' scettico, poi mi sono convinto che abbiamo fatto bene ad iniziare a lavorare dalle diapositive. Questo ci ha dato una grande opportunità: abbiamo messo insieme 2.500 tasselli di storie che lui ha fotografato in giro per il mondo, permettendoci di ricostruire molte delle sue soste trascorse a fotografare luoghi e persone.

Sono circa 2.500 le diapositive digitalizzate su un totale di oltre 200.000. Da settembre abbiamo iniziato a lavorare sulla sezione in bianco e nero, composta da circa 400.000 scatti.

E oggi abbiamo veramente delle buone notizie: c'è infatti l'impegno da parte del Ministero della Cultura di dichiarare l'archivio di Mario un luogo di grande importanza culturale.

A Peppino Buondonno, che era con noi a Roma, anche se non è più Assessore provinciale alla Cultura, dobbiamo molto, quello che siamo e quello che riusciremo ad essere in futuro.

In questo momento, poi, stiamo lavorando su due mostre: “Le Marche di Mario Dondero” ad Ascoli Piceno il 20 maggio ed un'altra a Montegranaro all'interno del Veregra Street con circa 50 foto sul teatro di strada e sul circo, che Mario ha fotografato con molta cura durante la sua vita. In entrambi i casi almeno due terzi delle foto saranno inedite”.

 

CARLO BRONZI

“Mario impressionava per la passione con cui raccontava la sua esperienza di partigiano a 16 anni. La cosa che mi colpì negli ultimi tempi è che disse: “Sai Carlo che ho scoperto una cosa? Ho partecipato alla battaglia più importante della Val d'Ossola e non me ne ero accorto!”. Come se avesse scoperto qualcosa che dava ancora più lustro alla sua partecipazione alla Resistenza. Alcuni anni fa, quando in Brasile Lula diventò presidente, a Porto Sant'Elpidio organizzammo un convegno invitando un docente universitario ed una fotografa. Chiedemmo a Mario di presentare la mostra di questa giovane artista. Lui non solo volle visionare quelle foto, elogiandola, ma la mise completamente a suo agio parlando in portoghese misto ad italiano e fece una presentazione stupenda”.

 

PAOLO CALCINARO

“Trovo una biblioteca così piena e questo è Mario. Posso chiamarlo così perchè l'ho conosciuto quando ero un bambinetto con i ricci, tanto tempo fa, e a casa mia abbiamo tante foto di me e della mia famiglia immortalati da Mario. Sono ricordi preziosi. Era anche usuale incontrarsi tra la sua piazzetta e il tribunale, dove lavoro. E “Come va, carissimo?” era il suo incipit fisso. Lì i minuti diventano facilmente e piacevolmente mezzore. E poi ricordo quella giornata molto significativa dello scorso dicembre, con l'addio a Mario che per Fermo credo sia invece un primo arrivederci. Da allora Fermo è vicina alla sua figura e la sua figura è vicina alla nostra città. Quello che poteva essere un giorno molto triste è stato l'inizio di un forte legame con lui. E questa ne è l'ulteriore testimonianza”.

 

GIUSEPPE BUONDONNO

“In un giorno come questo, Mario ci manca tantissimo. E' bellissimo parlare di lui, ma non è minimamente paragonabile parlare con Mario; ma questa è la vita, che lui ha vissuto intensamente. Io però voglio parlare del presente e ricordandolo oggi ho pensato agli studenti parigini che da due mesi lottano e manifestano in una città che è anche la città di Mario, studenti chesi stanno battendo contro lo smantellamento dei diritti del lavoro e dello stato sociale francese. Se Mario fosse stato vivo e in forma sarebbe stato a Parigi, a fotografare quelle facce vive e intelligenti”.

 

SANDRA AMURRI

“Mentre terminavo di scrivere un articolo su Olivetti, pensavo a Mario. Il tempo, invece, di restituirci i semi migliori, ci priva delle piante nate da quei semi e non rinasce mai niente. Mi è sorta una grande malinconia. Poi, arrivando qui, questa atmosfera di leggerezza mi ha rincuorata. E ringrazio ancora una volta Mario perchè ci ha dato la possibilità di ritrovarci”.

 

ANGELO FERRACUTI

“Mario è presente, è dentro di noi e continua ad interrogarmi la sua vita, le sue scelte, il modo in cui fotografava. Quando racconto una storia non posso non pensare a come l'avrebbe interpretata lui. Quindi, gli debbo moltissimo. In alcuni di noi ha cambiato la traiettoria dello sguardo. Molti di noi sono diventati altre persone grazie a Mario e alla sua generosità, a quella capacità di dare valore a tutte le persone. Mi interrogo anche sul fatto che ha dato anche possibilità artistiche a molte persone. Buon compleanno, Mario”.

 

EMANUELE GIORDANA

“Due sono i pericoli in agguato parlando di Mario: il primo è la commozione, il secondo che lo conoscono bene così in tanti che è difficile dire qualcosa di più. La cosa che ricordo di più è un'espressione mentre eravamo in viaggio: “Ci sarebbe una trattoriola”, con uno schiachiamento tra naso e occhi che intendeva dire “ti devi fermare”.

Noi due abbiamo sperimentato delle strade diverse, tra radiofonia e scrittura, ed io sono diventato l'interprete di quello che raccontava mettendolo in parola scritta. Ho persino tentato di insegnargli ad utilizzare il computer. Aveva talento per la scrittura e talento intellettuale nell'analisi.

I diritti d'autore del nostro libro saranno devoluti all'archivio, cercando di convincere anche l'editore a mettere una parte. E' un contributo che dobbiamo a quest'uomo”.

 

MATTEO BRONZI

“Mario è capitato nella mia vita perchè i miei genitori lo frequentavano. L'ho visto sempre come un mito, che girava per casa o che incontravamo per strada, magari di notte lungo la strada che collega Fermo a Porto San Giorgio a piedi con alcune valigie mentre tornava da un viaggio. Poi ho fatto un corso di fotografia e una volta alla Sala degli Artisti mia madre ha detto a Mario che avevo la passione per la fotografia. Lui mi ha stretto la mano e mi ha fatto i complimenti. Da un mito, un Ulisse della fotografia, improvvisamente è diventato una persona con la quale scambiare parole, come se la conoscessi da una vita. A me lui ha travolto, come tantissimi altri ragazzi che, pieni della sua energia, hanno realizzato cose molto belle”.

 

Poi la conclusione di Laura Strappa, prima delle note del Battaglione Batà, pregne di quella resistenza che per Mario era una ragione di vita.

 

“Le relazioni con i morti ci trasformano molto. Ora Mario - ha detto la Strappa - mi interroga sulle cose che vedevo in tutt'altro modo quando lui c'era. Adesso penso una cosa: ci sono persone che hanno il primo radicamento che è la famiglia. E questo per Mario era impossibile. E' una cosa complessa, però poi si capisce questo suo desiderio di stare sempre in contatto con l'umano nelle sue forme più lontane, senza nessuna difesa. Lui andava molto aperto verso tutti e verso l'ignoto. Era sempre tranquillo, non si agitava mai e questo era il segno della sua fiducia estrema nella vita: quello che veniva, anche se difficile, andava bene lo stesso e si poteva fare fronte a tutto”.

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