Le storie di Umberto
Il tesoro del diavolo nascosto a Capodarco

Nelle fredde e lunghe notti d’inverno, nelle famiglie riunite d’avanti la rola, o tra gli uomini nella cantina de’ Anzermo, si raccontava di un favoloso tesoro, sepolto a Capodarco o d’intorni. Un tesoro, da qualche parte  nel sottosuolo del paese, ci doveva pur essere, se, da quando ero bambino, avevo sentito raccontare più e più volte di un "favoloso scrigno" pieno d'oro, di "proprietà diabolica", sepolto! Sì, ma dove?

Il tesoro del diavolo nascosto a Capodarco

La chiesa di S.Michele, ora inglobata nell'abitato, è un anonimo ripostiglio, ma, anni fa, quando la campagna era solo casolari isolati, lei buia ed appartata, era lo spettro della paura!

 

Sconsacrata, veniva considerata sede del diavolo. La stessa strada, prima, faceva un'ampia curva, come se s'inchinasse a questa spettrale chiesa, costringendo l'impaurito viandante a passarle d'avanti.

 

"Ad'è loco che sta 'sotterrato lo "tesoro!" disse Nicò a lu Lebbre e a lu Chiattu. Chiesero, senza rivelare il luogo, come procedere per lo scavo a Lorè, noto, esperto e disperato cacciatore di tesori.

Dall’alto della sua fallimentare esperienza, con carisma, neanche fosse un santone tibetano, così parlò Lorè:

 

"Nummeru disparu de' persò, uno è pucu cinque è troppi, utumu venerdì de' lu' mese, si dovrebbe 'ncomenza a sca'a un minutu dopo mezzanotte, non se da' parlà assolutamente durante li scavi, stete attenti a lu Diavulu!"

 

Ultimo venerdì di novembre, un minuto dopo la mezzanotte, tre avventori, due picconi e tre pale, sono d'avanti alla porta della chiesetta di S.Michele.

Dopo un'ora di picconi, cominciano a lavorare le tre pale e, a poco a poco, una pala scopre il bordo di una cassetta.

 

Aumenta la frenesia dei tre, ma, dal nulla, appare un diavoletto, che si appoggia sopra lo spigolo dello scrigno appena scoperto, e saltellando sopra le pale, inizia una terribile, insistente, asfissiante, cantilena:

 

"Se vena nonnu! … Se vena nonnu! … Se vena nonnu!"

 

Più cercavano di colpirlo con le tre pale, più risaltellava sopra le medesime. Nicò, tra il sudore, la fatica e quella cantilena, così penetrante nel cervello, non ne poteva più. Era più difficile tenere la bocca chiusa, per non rispondere a quella continua, asfissiante, provocazione, che scavare, ma quando a lu Chiattu, scappò di mano il manico della pala, colpendolo in pieno, Nicò, gridò: "Se vena nonnutu, me fa 'na sega!"

 

Un lampo di fuoco li avvolse, scaraventandoli a distanza. Rialzatisi precipitosamente, scapparono terrorizzati. Il giorno dopo, ritrovarono gli attrezzi appoggiati sulla porta della chiesa, ma della buca nessuna traccia...

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Data pubblicazione : 07/10/2017 08:44
Scritto da : Umberto Fratalocchi
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