Le storie di Umberto
I particolari scambi fra la gente di campagna e quella di paese

Ante ed appena finita la guerra, le attività artigianali del mio paese erano, per lo più, rivolte a rifornire la campagna circostante: vigeva allora la semplice e funzionale tecnica del baratto. “Li cazolà” de’ Capudarca, tra cui, allora giovincello, mio padre, andavano in campagna, ed ospitati per giorni, notte compresa, aggiustavano le scarpe di tutta la patriarcale e numerosa famiglia.

I particolari scambi fra la gente di campagna e quella di paese
Photo credit: Archivio del verbano cusioossola

Raccontava mio padre che quando in una famiglia di contadini, mediamente nuclei da 15 sino a 30 elementi, arrivavano “li cazolà” era una festa, si mangiava bene, si ballava e finito il lavoro portavano a casa vino, olio, grano, legna, qualsiasi bene per le necessità della propria famiglia.

 

“Li Fossà,” nostri compaesani della contrada Fosse, erano abili ad intrecciare canne e paglia per costruire canestri, panieri e quant’altro fosse da intrecciare. Anch’essi, vagavano per la campagna, stando fuori anche un mese, per poi tornare, dopo aver barattato tutta la loro mercanzia, con i loro carretti stracarichi di ogni ben di Dio.

 

Si può dedurre che si fosse instaurata una tacita sinergia tra paese e campagna, tutta basata su rapporti diretti, fatti di strette di mano e di parola data: se il paese riforniva i contadini di utile accessoristica, il paese, si può tranquillamente dire, mangiava con la campagna.

 

Si racconta che quando la fame era tanta, i paesani sfruttassero qualsiasi occasione per scroccare “na magnata” in campagna … anche un funerale!

 

Era usanza, quando moriva un colono, che si offrisse da mangiare a quanti andassero ad onorare il defunto, per cui intere famiglie dal paese, pur di mangiare, si prestavano a questa incombenza, recitando la parte di amici addolorati.

 

I bambini che seguivano genitori o zii dovevano piangere, pena qualche ceffone, così piangendo …de core, era più credibile il loro finto dolore!

 

Si racconta che quando morì Rafaè de’ Vernà, il carro funebre trovò difficoltà, per l’impervio sentiero, nel raggiugere lo sperduto casolare, per cui i 4 portantini si avviarono a piedi, giunti sull’aia s’affaccia la “vergara” e chiede: "Che volete fiji?".

- Siamo venuti a prendere la cara salma!

 

-Ma probbio oggji che ciaimo lu mortu dentro casa!!??

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Data pubblicazione : 12/11/2017 16:00
Scritto da : Umberto Fratalocchi
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