Le storie di Umberto
LE STORIE DI UMBERTO: Il Ligabue pistolero di Capodarco

"Gino de lu Fanese", fu un personaggio schivo ed isolato, calzava in qualsiasi stagione un paio di stivali da cow-boy, che, a forza di usarli come freni per la sua sgangherata bicicletta, erano diventati stivaletti, poi polacchett e alla fine … mocassini.

LE STORIE DI UMBERTO: Il Ligabue pistolero di Capodarco
Ph: wild West History/Youtube

Sempre gli stessi pantaloni, ogni anno sempre più corti, ed una camicia con tre bottoni, perennemente allacciati (male), capelli lunghi tirati all'indietro, da far invidia, gia' negli Anni Quaranta, in pieno proibizionismo, ai capelloni sessantottini.

 

Nel periodo dello sbandamento, dopo l’8 settembre del “43,” girava per il paese con una pistola a tamburo infilata nei pantaloni; ne era visibile l’impugnatura uscire dalla cintola dei pantaloni!.

 

Se la sua bicicletta, un catenaccio ridotto all’osso, era a terra, davanti alla cantina ed era gia' ubriaco (questo praticamente tutti i giorni), allora … Gino si trasformava!

 

I lunghi capelli tirati avanti a coprire gli occhi sanguigni, una smorfia "cattiva" in bocca e la pistola in mano, quell’uomo diventava una figura che superava i personaggi dei western di Leone, perché, oltre che essere brutto e cattivo, Gino era pure sporco.

 

Memorabili i tentativi di duello, detti all’ultimo sangue, con il Silvio di allora, fomentati e poi bloccati se degeneravano, dai presenti. La cantina de "Lu conte" come l'O.K. Corral.

 

Aveva soggezione solo di due persone: Enio de Paccalegno e Fefè de' Jajà.

 

Solo questi due avevano il coraggio di farsi consegnare pacificamente la pistola. Non aveva un lavoro fisso, viveva insieme al vecchio padre, ed in quei momenti duri per tutti, per loro la situazione era più drammatica che mai.

 

La fame era tanta, tanto che scambiò i pacchi di balistite per pacchi di spaghetti.

 

La balistite era una miccia rigida a corto raggio di materiale leggero, pezzi da 2 mm di diametro per 35 cm di lunghezza ricoperta da polvere esplosiva gialla, uguale agli spaghetti e confezionata in pacchi da circa ½ kg, come gli spaghetti di oggidì.

 

Si racconta che "Gino de lu Fanese", convinto di farsi una "amatriciana", ne rubò un pacco da un camion militare americano. A mezzogiorno butta gli "spaghetti" dentro "lu callà" con l'acqua in ebollizione: dopo quattr'ore di cottura, e due quintali di legna, consumati sotto “lu callà” … "je pijasse un gorbu manco se piegavano"! …

 

Fortuna volle che non ci fù contatto diretto con fiamma o carboni accesi, senno'..."atro che li fochi de' Santa Maria"!

 

Morì solo e dimenticato negli anni '50' in un manicomio di Roma! La sua è stata una vita “naif”. Senza saperlo, è stato il Ligabue “naif” di Capodarco.

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Data pubblicazione : 17/02/2018 21:38
Scritto da : Umberto Fratalocchi
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