Le storie di Umberto
LE STORIE DI UMBERTO: Quando metà Capodarco andò a fare la carta d'identità

Negli Anni "50", il circolo Enal organizzò una gita sociale per Firenze: per accedere all'iscrizione, bisognava avere la carta di identità. In quegli anni, anche se non serviva, la forza pubblica spesso nelle grandi città chiedeva i documenti, controlli di routine, etc etc.  Adesso, che sarebbero necessari, questi controlli non si fanno quasi piu! … Ma questa è un'altra storia! …

LE STORIE DI UMBERTO: Quando metà Capodarco andò a fare la carta d'identità

Quasi tutti in paese ne erano sprovvisti, per cui fu un via vai alla delegazione comunale di Capodarco per avere il documento.

 

L'impiegato comunale che, pur soprannominato "Fefè de'lu Curatu", odiava i soprannomi, ebbe il suo bel daffare, perché, da sempre, i miei paesani si chiamavano e si riconoscevano dal soprannome!

 

… Lu Feru …Carambana … lu Micciu … Pitacchiu … Mamiu … Iaià ... Caravà … Cappillittu … Purzolu … e tanti altri! …

 

In campagna, nella maggior parte dei casi, non conoscevano neanche il loro nome, perché, sin da piccoli, venivano chiamati con un soprannome ricavato da un mal pronunciato cognome, o dalla storpiatura del nome di battesimo.

 

Per il delegato comunale furono giornate di fuoco: liti e discussioni al limite della colluttazione erano quotidiane. Si usciva dall'ufficio, quasi sempre imprecando!

 

Domè de Vernà andò sicuro dal delegato, perché egli non era come gli altri … il suo nome lo sapeva …

 

"E minga so stuputu" , ripeteva tra se! 

 

- "Oh Fe … so Vernacolo Domenico, fu Giuseppe, de mestiere contadino, vurrio fa lu documentu!".

- "Oh … finalmente un cafone che sa il suo nome … damme le tre foto", esclama "Fefe de lu Curatu”.

 

Ma quando vede le tre foto, una da militare insieme ad un sergente, una con tutta la compagnia e la terza foto insieme alla fidanzata, s'incazza: gli tira il tampone e calamaio, colpendolo in pieno viso.

 

Domè scappa per le scale, tutto nero!

 

Non avendo neanche capito perché Fefe de lu Curato si fosse incazzato, entrò nel circolo sottostante per darsi una prima ripulita e ancora impaurito disse: "Fefè se de ‘mmattito! … Ha tirato lu calamà dell’inchiostro pure a me, che sapio lu nome e lu cognome justu!".

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Data pubblicazione : 01/04/2018 08:01
Scritto da : Umberto Fratalocchi
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