Il punto di Antonio
Quattro racconti su mio padre

Torna il Punto di Antonio che, in occasione della Festa del Papà, si focalizza sul significato dell'essere padre. Pallotti introduce così questa nuova puntata: "Quattro racconti su mio padre, vissuti a età differenti e, quindi, con punti di vista in via di maturazione e d’indagine. Se esiste un conflitto di ruolo, qual è la causa? Se esiste una relazione reciproca, fino a che punto arriva la somiglianza? Quanto pesa nella nostra quotidianità la figura paterna? E se non dovesse esserci un padre?".

Quattro racconti su mio padre
Immagine dal film “La vita è bella”, 1997.

“La rabbia verso mio padre”

Ho visto mio padre attraverso il vetro della corriera in partenza.

Lo guardavo mentre lui rimaneva fermo, lì, in piedi, a guardarmi con quel suo sguardo che non ho mai capito. Lo guardavo tinto di un blu vetro. Forse avrebbe voluto dirmi qualcosa, forse avrebbe voluto dirmi quelle parole che non mi dice mai.

Mio padre è un uomo chiuso, riservato. Oramai è anziano, mentre io sono nel vigore della gioventù.

Non ci incontreremo a metà strada perché ci separano 40 anni. Lui è figlio di un’altra generazione, dove la famiglia era al primo posto e contava più di tutto. E’ figlio di una generazione in cui da ragazzo vivevano in tredici dentro casa. Mio padre è figlio di una generazione in cui per recarsi a scuola si faceva un’ora a piedi per andare, un’ora per tornare. Ho visto sempre mio padre nel suo ruolo e quasi mai come un uomo con delle aspettative, dei desideri. Se ci penso, non l’ho mai conosciuto. Non mi ha mai raccontato di quando era giovane, di cosa sognava da ragazzo.

Mio padre è stato sempre povero di incoraggiamenti: se riuscivo in qualcosa, era solamente quello che avrei dovuto fare, il mio dovere. Mio padre è un uomo che ha lavorato, ha risparmiato e mi ha fatto studiare. Ho sempre pensato che per me volesse il meglio, ma non gli ho mai chiesto cosa lui volesse davvero per sé. Mio padre è povero di abbracci, è un uomo così e anche io ho imparato a esser così con lui.

Credo che sto imparando a conoscere mio padre come uomo solo dopo che l’ho odiato. Non mi sono mai sentito all’altezza di fronte a lui. Io potevo urlargli, ma lui rimaneva impassibile. Bastava il suo silenzio a buttarmi giù. Bastavano le sue poche parole e lui smontava la mia rabbia. Considero mio padre un eterno uomo, ma non è così, sta invecchiando. Vorrei avere i suoi stessi interessi, ma non ci riesco, siamo diversi.

Mi ha educato allontanandomi da quello che secondo lui era sbagliato, riprovevole. Mi ha educato coi comportamenti. Mi ha educato con la costanza. Mi ha educato col suo linguaggio. Mi ha educato decidendo per me ed è per questo che l’ho odiato. Ho cercato di imitarlo, però inutilmente. È una gara che non posso vincere con lui, è mio padre.

Io amo mio padre, lo amo solo dopo che l’ho insultato, che l’ho odiato, che gli ho fatto del male e lui mi ha perdonato, ancora un’altra volta. L’ho odiato perché ho dovuto smontare quel mito che ho sempre avuto di lui, quella perfezione.

 

“L’ammirazione verso mio padre”

Quando ero bambino guardavo mio padre radersi la barba ogni mattina. Guardavo quella figura di uomo in piedi riflessa nello specchio: chissà cosa pensava quando aveva la mia età, mentre era riflesso nello specchio, giorno dopo giorno, mattino dopo mattino. Uno sguardo diretto dentro se stesso: quali sono stati i suoi pensieri?

Mio padre è una di quelle persone che se non si fa la barba, te ne accorgi subito. È un uomo che a fine giornata ha i primi sintomi di barba incolta, di stanchezza, di pesantezza del volto. Non l’ho mai visto senza barba fatta, solo in rarissime occasioni. Quando morì mia nonna, sua madre, rimase sveglio per più ore del giorno e la sua barba era incolta.

Quando ero bambino, lo guardavo e per me la barba era caratteristica della maturità, volevo averla anche io, ma ero liscio, dalle guance piene.

Quando mi guardo allo specchio, quando mi faccio la barba ed ho tutta quella schiuma bianca spalmata sul volto, a volte, mi sembra di vedere papà, mi sembra di esser lui anche se so che siamo diversi.

Forse fra qualche anno ci sarà un bambino che mi guarderà seduto sul lavandino mentre mi faccio la barba. Forse ci sarà un bambino che giocherà con l’acqua e bagnerà ovunque, che urlerà, che non mi lascerà radermi e assorbirà tutte le mie attenzioni”.

Oggi è il compleanno di mio padre, io e lui ci togliamo 40 anni, 40 anni di vita. Abbiamo pranzato insieme, passeggiato al mare e ho ascoltato i suoi racconti.

“Il camino acceso dentro e il cielo azzurro fuori…

…Il calore di casa e il gelo invernale”

Ci siamo parlati come sempre, mamma ha apparecchiato il dolce e ho scattato loro qualche foto.

Ed ecco, è stato proprio lì, mentre toglievo lo sguardo dall’obiettivo e lo posavo su di lui, che mi sono accorto che sta invecchiando. Ho potuto notare le rughe, la magrezza del volto. A volte vorrei sapere di più, della sua vita e sto raccogliendo tutto quello che lui mi racconta. So che tutto questo non basterà mai. Non basterebbe una vita intera per dire quello che lui è per me. Non basterebbe una vita per raccontare come lui mi ha cresciuto, educato, il modo in cui mi ha voluto bene ed amato. Non basterebbe una vita per raccontare la sua vita.

Papà bambino, adolescente, giovane.

Papà studente, militare, lavoratore.

Papà fidanzato prima e marito poi.

Papà padre.

Papà con le responsabilità dell’intera famiglia, con la fermezza che ancora io non ho.

Papà è la persona che mi ha accolto in casa e mi ha accettato per quello che sono.

 

“L’assenza e la presenza di un padre”

Oggi ero con una persona a me cara, la considero mio amico. Tempo fa, non molto, è venuto meno suo padre.

Per diverso tempo non ci siamo sentiti: gli impegni, le circostanze, il senso di esser inopportuno e inutile sono facili scuse. Oggi l’ho rivisto, abbiamo parlato una mezz’ora insieme, in tranquillità, solo noi due. Ci siamo sintetizzati questi mesi, io avevo lo sguardo fermo, un sincero sorriso.

Lui era pensieroso, stanco: la perdita di suo padre lo ha turbato molto.

Questa persona per me è un riferimento, una persona a cui puoi chiedere e trovi sempre risposte soddisfacenti. È una persona equilibrata, sulla quale contare, ragionevole, amabile. Lui sa esser autoironico, sa guardare lontano, ha pazienza. È gentile e la sua disponibilità spesso lo annulla.

Nei suoi occhi ho riconosciuto la sofferenza, quella stessa sofferenza che ho incontrato più volte in reparto col volontariato. Gli ho raccontato di come per la prima volta, forse, io e mio padre fossimo riusciti a parlare da uomo a uomo, mi tratta come suo pari e non solo come suo figlio.

Il legame padre figlio è fondamentale. Il padre è un riferimento, è una colonna portante delle propria identità.

Ricordo che quando morì l’ultimo nonno, io sentii i miei genitori come scoperti, senza più nessuno che li proteggesse, parlo di quella sensazione di protezione che hanno i bambini quando sono con la famiglia.

La sofferenza ci mostra le nostre debolezze, quelle che ci nascondiamo. La sofferenza ci rende umani.

Avrei voluto dirgli “Ci sono io” ma per timidezza sono rimasto in silenzio e mi sono limitato alla semplice presenza e ascolto.

Ecco, ogni volta che ho riconosciuto la sofferenza in reparto mi sono vestito di questo, presenza e ascolto.

Ho imparato questo per la prima volta guardando mio padre che per 9 anni si è seduto a fianco a nonna, sua madre, in una malattia degenerante, per ore in silenzio e ascolto.

 

“Se non dovesse esserci un padre?”

Ciao papà,

probabilmente non puoi leggermi, probabilmente non sai di me. Probabilmente. Mi presento. Come hai intuito io sono tuo figlio. Mi piacerebbe chiederti come sta la “mamma”.  

Probabilmente forse nemmeno tu sai chi è lei. Da bambino mi capitava di immaginarmi simile a te. Da bambino mi chiedevo da chi avevo preso queste mani, questi occhi, questi capelli. 

Io sto bene, tu?

E’ un po’ complicato raccontarti di me, di questi anni lontani.

Forse un giorno, quando ci incontreremo, potrò dirti di più. Mi piace nuotare, a te?

Mi piace scrivere per cogliere la bellezza di ciò che mi circonda, che mi accade. Mi piace ridere, ma negli ultimi anni il mio animo è diventato più opaco, ha perso di spensieratezza. Tu hai altri figli?  

Forse incontrandoci, nemmeno saremmo in grado di riconoscerci, io parlo soltanto italiano e inglese. Mi piace guardare gli occhi delle persone, il loro sguardo. Ti mando una mia foto, sono lontano, non puoi vedermi bene, ma neanche io ho potuto in tutti questi anni. 

Mi piace pensarmi così, fra il mare e il cielo, sole in faccia, sorriso di primavera. Ho tanti sogni, ambizioni. Forse tu saresti stato orgoglioso di me. Forse tu avresti poggiato la tua mano sopra me, in segno di amore, di protezione.

Ciao papà, spero di incontrarti un giorno.

Sarebbe bello.

 

Letture:1119
Data pubblicazione : 19/03/2017 08:14
Scritto da : Antonio Pallotti
indietro

Redazione
email:
redazione@informazione.tv
Tel 0734620707 - 0734623636 Fax 0734600390
Via Mazzini 13 - Fermo  -  Cookie Policy

 

Radio Fermo Uno iscritta nel Registro dei Giornali e dei Periodici del Tribunale di Fermo il 9 aprile 1988 con il numero 7. Il 20 giugno 2001 è stato comunicato al Tribunale di Fermo, Cancelleria civile che la testata è divenuta anche un quotidiano on-line attraverso la pubblicazione sul sito www.radiofermouno.it. In data 16 maggio 2005 è stato comunicato al Tribunale di Fermo, cancelleria civile, che dal sito www.radiofermouno.it è scaturita l'appendice on-line riguardante notizie di cronaca, economia, politica e sport, denominata www.informazione.tv

 

Engineered by JEF - Knowledge Applications