Il punto di Antonio
Vacanze: cosa è cambiato dagli Anni 50?

Le mie vacanze coincidevano col suono dell’ultima campanella di scuola: 3 mesi di ozio, divertimento e all’aperto. Al termine dell’estate ero così annoiato che non vedevo l’ora di ricominciare la scuola. 

Vacanze: cosa è cambiato dagli Anni 50?

Da quanto aspettate le vacanze?

 

Già al termine dell’ultima vacanza sognate la successiva?

 

Chi trascorre la maggior parte del tempo in ufficio sogna di stare all’aperto senza camicie e colletti stringenti, mentre la pubblicità mostra il cambio dalla giacca al costume come fanno i supereroi. Le vacanze più gustose sono quelle natalizie ed estive, restano solo alcuni giorni per Pasqua e vari ponti sparsi durante l’anno. In mezzo a tutto ciò, basta aprire la posta elettronica e si è tartassati da tour verso mete esotiche, da pacchetti viaggio con escursioni, massaggi e percorsi alimentari.

 

Davanti al computer ammiriamo le foto di palme, fondali cristallini, imbarcazioni e ci immaginiamo capitani senza confini. Poi, il conto corrente ci riporta coi piedi per terra, facciamo un po’ di conti e scopriamo che anche l’Italia è una meta turistica (dati ISTAT 2016 sulle mete turistiche degli italiani).

 

Chi vive nella capitale si permette il lusso di 2 ore di auto per arrivare alla meta turistica estiva più vicina per il solo fine settimana o addirittura per un solo giorno.

 

Il discorso è diverso per la costa adriatica, chi è del fermano impiega al più mezz’ora nel peggiore traffico domenicale a meno di eventi che facciano deviare le strade. Il dramma comune, sia per le grandi che piccole città, è il parcheggio selvaggio. Le auto sono posizionate in doppia e tripla fila, ai margini di strade sterrate, sui passi carrabili, impropriamente anche sui posti per diversamente abili: carro attrezzi, vigili, volontari per la viabilità armati di macchina fotografica e taccuino, contravvenzioni puniscono senza pietà i trasgressori del fine settimana.

 

Siamo sempre stati così? Le vacanze sono un parcheggio fortuito mentre la coda ci lampeggia o suona il clacson?

Il viaggio per le vacanze prima degli anni ’50 era un lusso per pochi benestanti.

 

Con l’introduzione dell’articolo 36 della neonata Costituzione venne sancito il diritto al riposo retribuito del lavoratore, le agognate ferie! Negli anni ’50 solo il 13% della popolazione italiana andava in vacanza mentre negli anni ’60, con il boom economico in progressione, si è passati al 20%. Sono gli anni delle gite fuori porta e il cibo proviene rigorosamente dalle cucine di casa: unico lusso è il gelato.

 

Il periodo delle vacanze lunghe è di 20 giorni, un tempo addirittura maggiore rispetto a quello dei nostri giorni, concentrato in agosto con la chiusura di uffici e fabbriche. Viene compreso il forte potenziale delle località turistiche e si hanno le prime costruzioni per l’offerta turistica, scarsamente regolamentate perché il Ministero del Turismo è sorto solo nel 1959.

Negli anni ’80 l’ISTAT rileva che il 45% della popolazione va in vacanza: le località considerate di elitè, di dominio dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, si aprono ai nuovi turisti. Sfollano agenzie e villaggi turistici, sono gli anni dei film che mostrano il mare e la comicità: Sapore di mare (1982), Chewingum e Giochi d’estate (1984), Montecarlo gran casinò (1987) fino ad arrivare ad Abbronzatissimi (1991), Piccolo grande amore (1993).

 

Ho raccolto il racconto di una scrittrice, Nicoletta Barbarito, che racconta le vacanze degli anni ’50. Ho scelto le sue parole per capire cosa è cambiato dalle vacanze di allora rispetto a quelle di oggi. Pur di pagare una tassa estiva non vogliamo lasciare che i bambini conoscano la noia, già alle elementari viene dato un cellulare per paura di drammatici eventi.

La vita estiva di un bambino è organizzata fra viaggi studio, campi formativi, escursioni sportive, scuole estive metropolitane dove tutte le attività sono già programmate. Come si sono trovati quei bambini di ieri che per settimane stavano senza genitori presso le colonie oppure dai nonni?

 

Ho un piacevole ricordo delle lunghe giornate all’aperto in gruppo, vedevo i miei genitori solo ai pasti. Fare amicizia era un passo all’inizio imbarazzante ma poi diventava naturale come lo è il gioco. Nascondino, calcio, altalene, mosca cieca: questi erano i mezzi social per socializzare, confrontarsi e crescere. Proprio nei momenti di noia mi sforzavo di trovare qualcosa di stimolante: pensate sia facile seguire i sinuosi movimenti di una lucertola? Oppure cercare di acchiappare una mosca o una zanzara? Non pensate sia salutare pedalare per il quartiere anche sotto il sole cocente scoprendo tutti gli angoli e le vie della propria zona?

 

E’ quella l’età in cui si può perder tempo perché una volta adulti non ci sono più permesse quelle ore. E’ da quella noia, da quell’ozio, che il nostro cervello elabora tutte le informazioni che ci stanno attorno e che quotidianamente dobbiamo filtrare perché concentrati su altro, sui doveri. Andare in riva al mare e cercare di non esser bagnati dalle onde compiendo piccoli passi a ritmo di musica, lanciare sassi per vedere quanti salti riescono a fare, fare bolle di sapone e vedere in quanto tempo il vento le porta lontane non è forse più formativo di un tablet con l’applicazione giochi?

 

Penso che siamo dominati da una forte mania del controllo e dalla paura del fallimento: abbiamo paura di non poter controllare il successo nostro e di chi ci sta vicino, abbiamo paura di non esser all’altezza, di partire già svantaggiati e ci armiamo di eserciziari alla vita.

 

Prima di lasciarvi col racconto di Nicoletta vi faccio un’ultima domanda: dagli anni ’50 in poi, quanto avete pagato un ghiacciolo o un gelato? Ve lo chiedo perché se inizialmente era un lusso da 150 lire, sostituito poi dal gelato solo d’estate, oggi consumiamo gelato tutto l’anno e non è più un dolce di stagione.

 

Siamo negli anni in cui né le temperature, né gli abbigliamenti, né i cibi sono di stagione perché possiamo comprare tutto con un click senza meravigliarci per quello che pochi decenni fa era inimmaginabile. Quale è il meccanismo di un condizionatore che ci fa star bene d’estate? Alzi la mano chi lo sa.

 

E’ lo stesso meccanismo di un frigorifero o di un congelatore che conserva i cibi da gustare quando vogliamo dopo averli presi in offerta al supermercato.

 

Vacanze al mare sull’Adriatico negli anni ’50 (presso Roseto degli Abruzzi)

“All’uscita del sottopassaggio c’era una fontanella di ghisa, l’acqua fresca diventava preziosa al ritorno a casa dal mare dopo l’una. Il paese è piatto, senza alberi né ombra, a parte il lungomare. Allora non si mangiavano pranzi al sacco, non c’erano ristoranti o bar sul mare, l’abitudine di mangiar fuori e rapidamente è venuta molto dopo, insieme al benessere e alla fretta.

Si tornava dunque a casa per pranzo, a piedi o in bicicletta; la spiaggia restava praticamente deserta. Era come traversare il deserto del Sahara. Dopo il pasto, tradizionalmente caldo e consistente, grandi e piccoli si afflosciavano esausti e accaldati sui letti, avidi di un po’ di frescura. Stanche erano soprattutto le donne che si erano affannate fin dalla mattina presto a preparare e rimettere in ordine. Nella penombra, indomite, sibilavano le zanzare. […] Grandi e piccoli passavano tutto il tempo insieme, potevano chiamarsi da una casa all’altra.

 

Odori di cibo, tonfi, pettegolezzi, amoretti estivi, urla, risate, pianti,litigi: non potevano esserci segreti fra una casa e l’altra; le finestre erano quasi sempre aperte. Gli adulti si riunivano nel pomeriggio per giocare a carte, a “conquin”, parola francese che veniva pronunciata “conchè”. Fumavano tutti: Nazionali, Giubek, Lucky Strike; qualche signora più raffinata, o semplicemente pretenziosa, metteva in mostra le Turmac ovali, più costose. […] Si partiva tutti insieme, con armi e bagagli, genitori, nonni, figli, neonati in carrozzina, cane e gatto quando c’erano. All’arrivo la mattina presto trovavamo fuori della stazione facchini mezzo addormentati, con carretti sui quali venivano caricati i bagagli e poi via, fino alla casa in fondo al paese, viaggiatori in processione, con gli abiti stazzonati, le signore col cappello in testa. I padri, se non erano insegnanti, non si trattenevano 3 mesi di fila. Ma al primo arrivo, come pure alla partenza a fine settembre, non potevano mancare.

 

[…] La domenica c’era sempre un grande mercato. Niente roba cinese, allora! Numerosi i banchi di scarpe e di tessuti leggeri e pesanti per abiti e biancheria da casa, coperte, tutto per i corredi insomma, in abbondanza. Dall’alto di Montepagano e dai casolari lontani arrivavano i contadini a far spese, chi a piedi, chi con la corriera, qualcuno in carretto o in groppa ad un asino. Vestiti di scuro gli uomini, il cappello in testa, le camicie bianche abbottonate fino al collo, le donne anch’esse vestite di scuro, maniche lunghe, gonne ampie, fazzolettoni annodati sotto il mento.

Al collo, fili di corallo o luccicanti collane d’oro con la croce. Con le sporte piene di roba comprata al mercato, andavano sulla spiaggia. Ormai era l’ora di pranzo, non c’era quasi nessun altro. Sudati, stanchi, i contadini della domenica restavano a lungo in piedi a guardare il mare, come imbambolati. Poi, con decisione, le donne si levavano scarpe e calze e entravano nell’acqua tirandosi su le gonne scure.

 

In piedi, ferme, le gambe a mollo fino al polpaccio, le sentivi parlottare in dialetto, ridere. Uomini e donne si accucciavano poi sulla rena, tiravano fuori dalle sporte grossi pani imbottiti, la bottiglia di vino, si rifocillavano.”

Letture:1782
Data pubblicazione : 29/07/2017 11:24
Scritto da : Antonio Pallotti
indietro

Redazione
email:
redazione@informazione.tv
Tel 0734620707 - 0734623636 Fax 0734600390
Via Mazzini 13 - Fermo  -  Cookie Policy

 

Radio Fermo Uno iscritta nel Registro dei Giornali e dei Periodici del Tribunale di Fermo il 9 aprile 1988 con il numero 7. Il 20 giugno 2001 è stato comunicato al Tribunale di Fermo, Cancelleria civile che la testata è divenuta anche un quotidiano on-line attraverso la pubblicazione sul sito www.radiofermouno.it. In data 16 maggio 2005 è stato comunicato al Tribunale di Fermo, cancelleria civile, che dal sito www.radiofermouno.it è scaturita l'appendice on-line riguardante notizie di cronaca, economia, politica e sport, denominata www.informazione.tv

 

Engineered by JEF - Knowledge Applications