Il punto di Antonio
IL PUNTO DI ANTONIO: Alfred Nobel e gli italiani del prestigioso premio

Sono trascorsi pochi giorni dall’assegnazione dei premi Nobel 2017 ma pochi conoscono l’origine di questo riconoscimento e soprattutto gli italiani che se ne sono fregiati. Scopriamolo insieme ad Antonio Pallotti. 

IL PUNTO DI ANTONIO: Alfred Nobel e gli italiani del prestigioso premio

Negli anni in cui Garibaldi e Mazzini si adoperavano per la nascita dello stato italiano, in Svezia nasceva nel 1833 il piccolo Alfred Nobel, figlio della dinastia Nobel che ha dato luce a una discendenza di imprenditori, industriali e scienziati.

 

Per una sciagura economica la famiglia Nobel si trasferì a San Pietroburgo dove, risollevando le proprie sorti, riuscì a fornire un emerito insegnante privato ad Alfred, il professor Zinin (futuro primo presidente della Società Russa per la Chimica e la Fisica). Sostando a Torino per studi scientifici e poi perfezionandosi negli USA, Alfred depositò il suo primo brevetto.

 

Ora compare un numero che potrebbe far drizzare i capelli a qualcuno: Nobel è detentore di ben 360 brevetti industriali, soprattutto riguardanti dinamite e balistite (una polvere senza fumo) fino ad arrivare alla cordite: quest’ultima fu impiegata in “Little boy”, la bomba atomica lanciata su Hiroshima. Ai giorni di oggi sarebbe impossibile pensare ad un numero tanto elevato di brevetti, soprattutto per il processo di verifica della domanda (in genere 18 mesi) e per il costo, varianti in ogni paese del mondo e soggetti a procedure e normative differenti.

 

Ma quando e perché è stato istituito il premio Nobel? Il fratello maggiore di Alfred, Ludvig morì durante uno degli esperimenti sugli esplosivi in uno dei laboratori a Cannes (coi proventi dei brevetti i Nobel estesero le loro industrie in 20 differenti paesi). La stampa francese per errore riportò la morte di Alfred annotando “Il mercante di morte è morto!”. Alfred rimase scosso oltre che per la morte del fratello soprattutto per il ricordo che avrebbe lasciato di sé.

 

Senza figli decise di cambiare il suo testamento. Alla morte del ricco industriale una quota annuale, equiparata al 2012 con 8 milioni di corone (quasi 900 mila euro), doveva esser destinata in forma di premio a coloro che si erano distinti durante l’anno precedente per il benessere dell’umanità in cinque aree: chimica, fisica, fisiologia o medicina, letteratura e pace (“fraternità tra le nazioni”). Ultima nota, voci di corridoio raccontavano dell’assenza del premio per la matematica in quanto un’amante di Nobel lo aveva tradito con un matematico svedese, emerito, che avrebbe certamente vinto il premio.

 

Scorrendo gli annali scopriamo che in 116 edizioni gli italiani hanno ricevuto un Nobel per la pace, 6 per la letteratura, 6 per la medicina, 5 per la fisica, 1 per la chimica, 1 per l’economia (premio istituito dal 1969). L’ultimo Nobel nostrano risale al 2007 con Mario Capecchi, genetista che ha messo a punto tecniche che permettono lo sviluppo di animali caratterizzati dall’assenza di uno specifico gene (topi portatori di mutazioni genetiche che hanno permesso lo studio più approfondito di malattie come il cancro). I primi due Nobel, risalenti al 1906, furono assegnati a Giosuè Carducci per la letteratura e Camillo Golgi per la fisiologia e medicina.

 

Carducci già malato non potè recarsi alla Sala dei Concerti a Stoccolma ma una delegazione si recò a casa sua, l’anno dopo morì per cirrosi epatica. Golgi fu premiato per i suoi studi sulla istologia del sistema nervoso, in particolare per la messa a punto della tecnica della reazione nera (colorazione nera del neurone e dei suoi organuli). Unico premiato in chimica, fu Giulio Natta nel 1963 (mise a punto dei catalizzatori in grado di orientare la stereochimica della polimerizzazione del propilene) mentre in economia fu Franco Modigliani nel 1985 (per gli studi sul risparmio familiare e sui mercati finanziari).

 

L’elenco dei premiati da Nobel evoca alcuni nomi altisonanti come Marconi (1909), Fermi (1938), Rubbia (1984) per la fisica, Pirandello (1934), Quasimodo (1959), Montale (1975), Fo (1997) per la letteratura e infine Bovet (1957), Dulbecco (1975), Levi-Montalcini (1986) per la medicina e fisiologia.

 

Ernesto Moneta è stato l’unico italiano premiato col Nobel per la pace: il suo pacifismo nasce da un profondo disgusto maturato nell’esperienza diretta della guerra quando era giovane. Moneta afferma che “la guerra, anche quando avviene per l’indipendenza di un una nazione, è sempre una cosa orribile” e che “il primo dovere dei popoli e dei governi liberi dovrebbe essere quello di cercare un’altra via per far trionfare la libertà e la giustizia tra le nazioni” (Saggio del 1905).

 

A guardare il curriculum dei premi Nobel sono tutti ricercatori, oltre che professori, che hanno proposto tecniche di indagine al fine di comprendere i meccanismi biologici, tecniche per ottenere determinate “plastiche” (da cui l’espansione immensa del mercato e industria della plastica), modelli teorici per capire la struttura della materia, modelli per descrivere e comprendere scelte sociali, che hanno scritto versi capaci di attraversare i secoli. Duranti i loro studi, i premiati da Nobel sono stati mossi da ardore e sete di conoscenza. Alcune applicazioni degli studi atomici hanno causato vittime da guerra, altre applicazioni industriali hanno portato a intere isole di plastica galleggianti per i mari ma in ogni caso sono state scelte a posteriori della scoperta.

 

Un martello è un utile strumento, può esser usato sia per fissare un chiodo nella costruzione che per ferire una persona. Il martello però resta strumento, è l’uomo che ne decide l’utilizzo.

 

Voi vorreste diventare un Nobel? Come si forma la mente di un Nobel? La genialità è un dono oppure ci si può esercitare? Quale Nobel proporreste? Quale assegnazione Nobel fareste ritirare?

 

 

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Data pubblicazione : 09/10/2017 06:49
Scritto da : Antonio Pallotti
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