Il punto di Antonio
IL PUNTO DI ANTONIO: L’amicizia femminile nel Salento

“Un giorno 3 bambine del Salento si conobbero al coro della parrocchia: Anna Chiara dai ricci, neri e corti capelli, portava una borsa rosa regalata dalla nonna e conosceva molti dei bambini della scuola elementare, Annalisa più timida si rifugiava immobile in un angolino mentre Luisa, dai capelli biondo cenere e dalla coda lunghissima vestiva coi pantaloni della tuta.“

IL PUNTO DI ANTONIO: L’amicizia femminile nel Salento

Quante volte sono capitate scene simili? Non ci è mai capitato di stringere amicizia con chi ritenevamo simile, affine oppure di una diversità attraente?

 

Platone, facendo parlare Socrate, dice di preferire l’amicizia a qualsiasi ricchezza materiale: tramite la dialettica prima afferma che si può esser amici solo dei simili (i giusti non sono amici degli ingiusti, chi subisce ingiustizie non ama chi le compie).

 

In un secondo argomento Platone, sempre tramite Socrate, afferma invece che gli opposti si attraggono: il povero è amico del ricco e il debole è amico del forte per avere un aiuto. Aristotele crede che nessuno sceglierebbe di vivere senza amici anche se fosse provvisto in abbondanza di tutti gli altri beni: per lui le amicizie sono di 3 tipi ovvero fondate sull’utile, sul piacere e sulle virtù. Cicerone nel De amicitia, con la voce di Lelio, pensa che l’amicizia sia un sentimento dei buoni e dei virtuosi: buone sono le persone dalla forte lealtà e generosità, senza cupidigia e vizi.

 

L’amicizia è un accordo accompagnato dall’affetto, più importante della ricchezza, della salute e della potenza perché passeggere. L’amicizia dona la speranza e la società stessa si basa sull’amicizia.

 

“Alle scuole medie Anna Chiara e Luisa scelsero l’indirizzo musicale mentre Annalisa quello bilingue; oltre la classe condividevano anche la piscina ma senza una definita coscienza dell’amicizia. Per le tre ragazze catechismo, coro e scuola rimanevano gli spazi comuni.”

 

Quante volte ci è capitato di scegliere un’attività o un indirizzo perché ci andava il nostro compagnuccio? Ricordo che da bambino iniziai a giocare a calcio perché tutti quelli del quartiere erano nella stessa squadra e senza provare mi sarei sentito escluso. Per la scelta della scuola media mi sentii rassicurato sapendo che avrei proseguito il percorso con alcuni compagni delle elementari.

 

“Luisa fece la prima comunione la domenica precedente mentre Anna Chiara e Annalisa quella successiva: nel primo caso si indossava saio mentre nel secondo il vestitino”.

Basta prendere un album di fotografie della famiglia e ci scopriamo piccoli, bambini, sorridenti e dalle guance piene. Le foto di gruppo come il campo scuola, la classe, la comunione, la squadra sono quei riferimenti che restano nella memoria dell’adulto, indice di un’età spensierata per i più.

 

“Alle superiori Annalisa e Anna Chiara uscivano a mezzogiorno da scuola e chiacchieravano sotto casa di Annalisa dove una gialla panchina le attendeva quotidianamente e le conversazioni duravano almeno un’ora. Nel frattempo uscivano anche i compagni delle altre classi fino all’arrivo di Luisa. Come nelle vasche si passa da un bordo all’altro così le conversazioni proseguivano per un’altra ora da un portone all’altro.”

 

Quello che si consolida è il rapporto di amicizia definito prima nel quartiere e poi nella città: le vie e la piazza diventano essenziali per definire la relazione amicale, si crea un legame tra spazio e relazioni. Cosa manca nelle grandi città oggi? Mancano spazi per conversare e conoscersi, mancano le piazze come punto di ritrovo. Nelle grandi città la domenica si va al centro commerciale, a far spesa per la settimana, a fare shopping, a trascorrere il pomeriggio di fronte le vetrine e gli intrattenimenti non sono più le conversazioni ma parlare del lavoro, i clienti dell’ufficio, il malessere coi colleghi.

 

Ci portiamo lo stress e il lavoro anche dove non dovrebbero esserci. Perché non ci sono più spazi verdi per mimare almeno un contatto con quella natura che vediamo solo in tv? Perché non promuoviamo concerti all’aperto, mostre all’aperto? Certo nei mesi di pioggia si complica ma dedicare una piazza intera al ritrovo divertendosi, parlandosi, chiedendosi non è forse lo scopo principale? Le vie non potrebbero esser sentieri culturali? Questo pomeriggio andiamo a via dei quadri sull’amore oppure a via delle arance o ancora meglio a via del pensiero o a via delle stelle.

 

La struttura, l’ambiente, le vie e la città non si dovrebbero adattare all’uomo e ricondurlo ad una natura che rischia di perdere, la natura della curiosità? Il ricordo si rinforza nell’esperienza tramite un oggetto o un ambiente.

 

“Il sabato pomeriggio le tre amiche si ritrovavano ancora alle prove del coro e successivamente non poteva mancare una passeggiata tra la piazza e la villa. Prima di uscire Luisa passava a casa di Anna Chiara dove entrambe si truccavano. Il fine settimana trascorreva nelle conversazioni col proprio gruppo sulle panchine oppure alla tavernetta dove veniva offerto per i bambini e gli adolescenti il menù pizza e bibita. La tavernetta era un locale sia per grandi che piccini con le famiglie, si respirava un’aria di familiarità e il coprifuoco variava dalle 9 fino alle 11. L’estate dell’ultimo anno ci fu una sorpresa: un ragazzo che compiva gli anni aveva un accesso privato dagli scogli al mare e questo permise alle tre di provare per la prima volta il bagno di notte. Senza una macchina a disposizione lo svago si alternava fra la piazza e il mare in corriera d’estate.”

 

“Al venerdì santo le tre amiche vestite di viola parteciparono alla processione col ruolo della Veronica: tutta la città le ammirava fra le vie e la piazza e dopo la ricorrenza religiosa insieme ad altri giovani si ritrovavano alle giostre.”

 

“Già cresciute ed universitarie le 3 giovani si sono trovate un’estate a cucinare le orecchiette per degli amici di un’altra regione: ripetere quei gesti che si tramandano nei secoli, impastare e ripercorrere il tempo addietro quando qualcun altro preparava le orecchiette per loro ha dato un senso di appartenenza ad una terra, un richiamo alle origini e anche un senso matriarcale. Ogni estate ritrovarsi nella città di origine è riprendere i legami e la vita delle scuole superiori, la vita si divide in due tra quella della città attuale e quella di origine. Nel loro animo resta una parte che vorrebbe tornare a casa: magari una città più servita a 2 ore di macchina per mantenere una vicinanza con la famiglia anche una volta al mese o gustare dei paesaggi salentini come il mare. Allo stesso tempo è forte la consapevolezza che loro non torneranno. Il tempo annuale delle nostre amiche si riduce ormai a sole due settimane in cui in modo concentrato cercano di ripercorrere quello che prima facevano in 3 mesi. E’ bello quando le nuove amicizie e quelle storiche si conciliano, è bello sapere di aver un riferimento oltre quello della famiglia”

 

Lungo questo percorso che abbraccia oltre 20 anni di storie, siete riusciti a trovare qualche elemento in comune con l’amicizia declinata nelle città del centro o nord Italia? L’amicizia nelle città metropolitane è stabile, solida, duratura quanto quella nei piccoli centri e borghi?

 

Cosa pensate sia mancato per uno sviluppo più solido e duraturo dell’amicizia? Quale è il peso dei social network nel mantenimento delle amicizie a distanza? Avete ancora il bigliettino scambiato fra i banchi di scuola col compagnuccio? Ritrovate il diario con le dediche della vostra amica? Come è stata l’esperienza nel dormire insieme per ritrovarsi?

 

Vi aspetto al prossimo Punto con una frase di Aristotele “L'amicizia è un'anima sola che vive in due corpi”.

 

 

 

In collaborazione con Anna Chiara Rizzo, Annalisa Vigna, Luisa Abate

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Data pubblicazione : 05/11/2017 18:38
Scritto da : Antonio Pallotti
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