Il punto di Antonio
IL PUNTO DI ANTONIO: L’importanza dello sport nella crescita

Leandro è un allenatore di pallanuoto che guida una squadra under 15 e under 17: quelli che allena sono ragazzi da poco usciti dalle scuole medie e nel pieno della scuola superiore. Ci siamo incontrati un sabato mattina per comprendere il ruolo dell’allenatore e quale sia il suo rapporto con gli atleti, le loro famiglie e la società sportiva. La sua passione per la piscina risale tra i 3 e i 6 anni quando come altri bambini inizia a fare sport e come spesso accade rimane attratto dal mondo del calcio.

IL PUNTO DI ANTONIO: L’importanza dello sport nella crescita
Leandro Lucangeli, Allenatore under 15 e under 17 della Nautilus Nuoto Roma.

Passano gli anni, quasi 10, e a seguito di una frattura è obbligato alla fisioterapia e all’acquaticità: è in questo tempo che si avvicina alla pallanuoto e non la lascerà più. Leandro è un atleta attento alle indicazioni del suo allenatore e mi confida che solo ora si rende conto che già in quell’ascolto, in quei consigli accolti, si formava in lui il desiderio di diventare guida sportiva. Inizia con la sua prima squadra, bambini tra i 9 e 11 anni e li segue per oltre 4 anni: i bambini che allora erano studenti di scuola elementare ora sono adolescenti delle scuole superiori.

 

Leandro vede crescere questi ragazzi e coglie nel loro modo di interpretare il gioco i messaggi che cercava di trasmettere. L’allenatore è un educatore? Nel suo percorso di formazione affianca 3 diversi allenatori più esperti mantenendo sempre un buon rapporto. Il supporto arriva già dalle prime partite quando Leandro si mostra istintivo nella comunicazione, forse travolto dalla foga della partita, urla e addirittura salta. Le indicazioni sportive pur se corrette non erano però ben trasmesse e quindi non potevano esser ricevute. Un aspetto che ha capito da subito è la differenza tra rimprovero e consiglio.

 

Ogni atleta e ragazzo ha delle particolarità, alcuni da subito mostrano carisma e attenzione in quello che fanno mentre altri no. Spesso i primi ragazzi non sono nemmeno strutturalmente predisposti per questo sport di contatto fisico ma con intelligenza e conoscendo le proprie caratteristiche riescono ad accorciare le distanze e questo fa dormire sogni più tranquilli al nostro allenatore.

 

Voi preferireste un giocatore anatomicamente adatto ma che non ascolta i suggerimenti? I ragazzi che allena dai 15 ai 17 anni sono in piena adolescenza ed entrano in quel mondo in cui ascoltano poco e pensano che molti consigli siano inutili, che non aiutino a crescere. Un atteggiamento che disprezza Leandro nel ruolo di allenatore è quando manca il rispetto verso gli atleti, quando si passa agli insulti e ai soli rimproveri. Purtroppo nel mondo della pallanuoto non ci sono manuali, serie tv, libri come invece accade per altri sport più popolari e così l’unica crescita, oltre il corso istruttori, è il confronto diretto sul campo e nei meeting tra tecnici.

 

E’ importante che una società organizzi meeting per creare un dibattito sportivo e soprattutto comprendere le differenti modalità relazionali: se un allenatore può catturare in modo carismatico l’attenzione di altri allenatori, non è forse uno spunto su come relazionarsi con i propri giocatori al fine di prepararli al meglio alla partita e al campionato?

 

All’avvicinarsi del match Leandro muta gradualmente: che tu sia un atleta o un allenatore, che sia una partita più semplice o più difficile, avrai sempre l’ansia sportiva addosso e gli amici di Leandro capiscono subito quando ha un incontro. Oltre la preparazione, oltre la comunicazione verso gli atleti c’è però molto di più, ci sono le relazioni.

 

Capita che atleti vivano spiacevoli situazioni personali o familiari che portano i ragazzi a perdere attenzione in quello che fanno a scuola o in acqua, con il rischio di gettare via la loro formazione. In questi casi la società propone ai ragazzi di vivere la piscina come uno spazio in cui possano essere seguiti giorno dopo giorno, in un posto tranquillo e controllato. Vi pare poco l’opportunità offerta da una struttura sportiva durante gli anni dello sviluppo e formazione dell’identità? L’alternativa sarebbero la strada e la noia.

 

Le relazioni riguardano gli atleti e chi sta intorno loro ovvero la famiglia. Coi genitori spesso è un rapporto complicato ma dovuto anche all’ambiente che viviamo. Pensate ai paesi in cui uno sport ha il dominio su tutti gli altri: uno spettatore inesperto avrà quindi per la pallanuoto lo stesso metro che usa per il calcio. E’ importante creare una cultura sportiva attorno alla struttura perché altrimenti si può recare un danno sia agli atleti, quindi ai ragazzi e alla famiglia, che alla società, quindi l’intero staff tecnico. Pensate ad una squadra agli arbori, inizialmente i risultati non saranno tra i migliori ma anno dopo anno si può crescere e migliorare, affinare la preparazione.

 

A questo punto Leandro mi confida quanto sia importante la cultura sportiva e il sostegno di chi sta intorno. È importante raggiungere un risultato ma è pari importante la gratificazione, sia per atleti che per l’allenatore e la società. Nello sport dopo un insuccesso puoi sempre rifarti alla partita successiva e in questo modo puoi riscattarti. Ci sono volte in cui manca il risultato ma se resta la gratificazione allora è la base per risollevarsi e riprendere la preparazione.

 

Un altro punto critico nelle relazioni sportive è quando ci si scontra coi genitori al punto di sentire l’accaduto come un fallimento, una sconfitta e questo lascia turbati. Ci sono periodi in cui il nostro allenatore è sottoposto a discussioni coi genitori, a problemi con la preparazione della squadra, alla mancanza di risultati e queste negatività sono portate a casa, interiorizzate perché non le si possono tirar fuori in quanto guida sportiva, ed è fondamentale avere il sostegno familiare, da parte dello staff e di chi è vicino. Quanto è importante condividere le negatività coi colleghi di lavoro?

 

Nella vita di un allenatore tanto i fallimenti quanto le soddisfazioni sono legate oltre al risultato soprattutto alle persone. Leandro si confronta con un’altra squadra ed incontra un vecchio allenatore. Da allenatore maestro ad allenatore prima allievo, ora adulto, restano la stima e quella parola che forse per alcuni potrebbe sembrar di poco conto ma che per persone come Leandro è fondamentale: “Se rimasto umile come allora”. Di pari importanza è l’apprezzamento da parte dei genitori e di chi sta intorno riguardo l’impegno messo e il ruolo di riferimento per gli atleti e ragazzi in crescita.

 

Quello che Leandro ci racconta dello sport è quasi visionario: lo sport è capace di unire caratteri completamente opposti, accomunati da uno stesso obiettivo, e obbliga a portare rispetto verso tutti i compagni, uniforma. Questa deduzione è evidente quando entrano in squadra nuovi giocatori e resta sempre un po’ di paura su come saranno le reazioni: ogni volta la passione comune lega e fa superare le differenze.

 

Col passare degli anni si è finalmente creato gradualmente l’humus sportivo intorno la squadra e la struttura e anche le partite hanno durante il campionato sempre più spettatori. Le emozioni a volte sono inevitabili così ad una partita contro una squadra in apparenza inarrivabile muta in un successo combattuto fino all’ultimo. Gli atleti sono in lacrime perché consapevoli delle energie spese e del contributo di tutta la squadra, sia dalla panchina che dal campo, e del contributo delle famiglie con gli striscioni e il tifo.

 

Al termine di questa conversazione con l’allenatore, Leandro ci lascia con un’ultima riflessione:

“Lo sport ti impegna e ti può insegnare il rispetto, ti permette di vivere in modo sano. Inoltre presso una struttura sportiva i ragazzi possono esser accolti e trovare un luogo tranquillo e controllato. E’ importante che i ragazzi vivano lo sport con impegno, divertendosi e vivendo al massimo la possibilità di stare in un gruppo creando legami”.

 

 

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Data pubblicazione : 22/11/2017 17:09
Scritto da : Antonio Pallotti
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