Quo vadis? Storie di fermani nel mondo
Alessandro Minnucci, un fermano in Erasmus fra i ghiacciai e i vulcani d’Islanda. GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA CON LE MERAVIGLIE DELL'ISOLA

“Immagina alte cascate d’acqua infrangersi su rocce scure. Un tramonto su un lago ghiacciato. La vista di un paesaggio innevato, sconfinato, dalla cima d'una montagna. Questo cielo immenso, ovunque tu vada, che ti fa sentire minuscolo e che ti fa respirare. E poi il silenzio, il vento, la solitudine.”

Alessandro Minnucci, un fermano in Erasmus fra i ghiacciai e i vulcani d’Islanda. GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA CON LE MERAVIGLIE DELL'ISOLA

È attraverso le parole di Alessandro Minnucci, un laureando di ventitré anni, che “Quo vadis?” lascia l’Inghilterra di Bianca Gibellieri e vola verso Nord, a raggiungere la terra dei geyser, dei fiordi e vulcani, di lagune glaciali e ghiacciai, di scogliere e spiagge di sabbia nera: l’Islanda.

Ma chi è Alessandro? Classe 1993, nato e cresciuto a Fermo, il ragazzo è un ex studente del Liceo Classico “Annibal Caro.” Terminata la laurea triennale in lettere antiche all'Università di Bologna nel 2015 con una tesi in grammatica latina, prosegue i suoi studi nel capoluogo emiliano iscrivendosi alla facoltà di lettere moderne.

Il fermano ama viaggiare e, negli anni, visita una moltitudine di città europee e non solo, arrivando fino al deserto del Sahara in Marocco. Da tempo però coltiva un profondo interesse per l’Islanda, e decide di voler scoprire i suoi epici paesaggi con i propri occhi.  

“Avevo una grande curiosità riguardo l'Islanda. L'ho sempre immaginata come una meta ‘diversa’. Così iniziato a cercare una motivazione accademica per trasferirmici,” racconta il giovane.

La motivazione non tarda a farsi trovare: impegnato negli studi magistrali e prossimo alla laurea, Alessandro decide di scrivere la sua tesi proprio lì, su questa isola in mezzo all’Oceano Atlantico settentrionale, così lontana da Bologna e dalla sua Fermo.

“Ho aspettato che venisse pubblicato il bando Erasmus. La Háskóli Íslands, l’Università d’Islanda con sede nella capitale Reykjavík, era in lista e offriva agli studenti del mio corso di laurea una sola borsa di studio della durata di sei mesi. Ho fatto domanda ed è andata bene,” dice fiero.

Grazie al progetto Erasmus, che per molti universitari italiani e stranieri rappresenta una vera e propria finestra sul mondo, a gennaio 2017 Alessandro parte per l’Islanda. 

E così come gli esploratori vichinghi affrontarono le tempeste più impetuose a bordo dei loro vascelli per raggiungere questa terra di ghiaccio e di fuoco, mille anni più tardi il nostro fermano incomincia la sua avventura:

Dopo esser partito da Bologna, fa scalo all'aeroporto di Barcellona, dove passa l’intera notte a riparare la valigia che si era distrutta durante la prima tappa del viaggio. Alle sei della mattina successiva si imbarca per Reykjavík. Quattro ore più tardi finalmente tocca terra. “Diciamo che l'esperienza non è iniziata nel migliore dei modi,” scherza.

Nonostante il viaggio della speranza, passare un semestre accademico in Islanda è un’occasione preziosa che potrebbe influenzare in modo decisivo il futuro di Alessandro: “La mia tesi verte su uno scrittore islandese, Halldór Laxness, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1955. A oggi non esiste ancora un saggio italiano su di lui,” spiega il ragazzo.

“Avendo qui tutte le fonti necessarie per analizzare la vita e le opere di Laxness, quella che ho è una grande opportunità. Sarei il primo in Italia a scrivere un testo che tratti di questo autore e ho già dei contatti con alcune case editrici che si occupano di letteratura nordica. Si sono dimostrate interessate al progetto. Tutto dipenderà dalla qualità del mio scritto.”

Ma la vita di Alessandro a Reykjavík non è tutto lavoro e niente svago: durante i primi due mesi dal suo arrivo in terra islandese, il giovane fermano ha avuto la fortuna di ammirare lo spettacolo dell'aurora boreale, assistere alle eruzioni dei geyser, ed esplorare il cratere di un vulcano.

 

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Chiedo se ha vissuto un’esperienza che mai e poi mai gli sarebbe potuta capitare a Fermo, e il ragazzo mi racconta di un episodio accaduto durante una gita a Nord Ovest:

“Io e alcuni miei amici ci siamo fermati su una spiaggia che si affaccia sull'oceano e abbiamo visto le foche. Saltando sugli scogli sono arrivato a pochi metri da una che stava lì, beata, a prendere il sole sdraiata su un masso. Poi, purtroppo, sono scivolato in acqua e non sono riuscito ad accarezzarla. Però va bene comunque, visto che è difficile vedere queste creature - siamo stati fortunati.”

È impossibile non restare colpiti dalla varietà di paesaggi naturali che caratterizza questo Paese, e non sentire una sorta di legame con la sua terra. “Qualche settimana fa ho letto un sondaggio secondo cui il 30% degli islandesi ritiene probabile l'esistenza degli elfi,” racconta Alessandro. “Io non credo a queste figure folkloristiche, ma capisco gli islandesi,” continua.

“In quest’isola il limite tra la civiltà e la natura, tra il reale e il soprannaturale si fa più labile, e talvolta sparisce del tutto,” aggiunge. Infatti, nell’antica mitologia norrena i fenomeni naturali legati al fuoco e al ghiaccio erano visti come la manifestazione della furia devastatrice dei Giganti; mentre i movimenti degli astri erano causati dalla corsa di due divinità, che alla guida della biga solare e lunare, sfuggivano alla morsa di due lupi cosmici.

Lo stesso fermano si è accorto di questa duplice dimensione quando, per la prima volta, ha visto l'aurora boreale: seduto sulla spiaggia in una zona completamente buia, soltanto le luci del Nord, “pennellate di verde nel cielo”  come le descrive Alessandro, illuminano il paesaggio ai suoi occhi.

“Danzano - dice il ragazzo - non restano ferme. Si muovono come se fossero delle entità magiche, fluttuano sopra di te, ti cullano, ti travolgono. Infine spariscono, e tu resti sopraffatto da questo spettacolo quasi surreale. Se le mie parole non dovessero bastare per rendere l’idea di questa sensazione incredibile, suggerisco di ascoltare una canzone degli Spiritualized, ‘Ladies and Gentlemen, We Are Floating in Space.’”

Un aspetto un po’ meno bello e poetico, invece, è il costo della vita in Islanda. “Elevatissimo,” afferma Alessandro. “Lavorando come lavapiatti, cosa che facevo fino a poco tempo fa per mantenermi qui, prendevo circa 25 euro all'ora - quindi il rapporto costi-stipendi è più o meno rapportato. Ora però che devo smettere a causa dello studio, inizio a sentire tutto il peso di una birra a 10 euro.”

Inoltre, non dimentichiamoci anche che, a cavallo fra la metà di dicembre e di gennaio, in Islanda si verifica il fenomeno della notte polare, in cui le ore di buio possono arrivare a esserne addirittura 20:

“Tanti studenti Erasmus hanno avuto qualche problema di adattamento nelle prime settimane, quando le giornate duravano circa quattro ore e poi scendeva il buio. Io mi sono abituato in fretta, però immagino che possa essere un cambiamento difficile da affrontare.”

Sebbene Reykjavík disti 3.234 chilometri in linea da Fermo, il nostro Alessandro sostiene di non soffrire particolarmente la lontananza da casa; in fin dei conti, in cuor suo sa che la sua permanenza all’estero è un intervallo.

Nonostante il pieno supporto ricevuto dalla famiglia nell’intraprendere questo nuovo capitolo della sua vita, Alessandro non nasconde la titubanza iniziale di mamma Patrizia:

“All'inizio mia madre era molto preoccupata, per via del freddo [a gennaio si è raggiunta la minima di -8°C] e della distanza, ma ora è più tranquilla. Mio padre, invece, ha vissuto la mia scelta più serenamente. Anzi, ha colto l’occasione per venire a trovarmi a giugno e abbiamo deciso che faremo insieme un giro dell'isola.”

È forse proprio il distacco dalla famiglia e dai suoi amici più stretti, oltre che dalla sua terra natia, che ha insegnato al giovane il vero valore delle piccole cose che uno vive nella sua quotidianità di provincia:

“Poco prima di partire sai che il tempo a disposizione è limitato, e ti concentri soprattutto sulle piccole cose, tipo una cena in famiglia, una birra con gli amici di sempre, una passeggiata in riva al mare. Ciò che era monotonia acquisisce tutta un'altra importanza.”

In fondo, se si vuole girare il mondo e conoscere nuovi posti, occorre pur sacrificare qualcosa, e spesso anche le cose più scontate iniziano a mancare.

“Il mio cane. Stendermi sul prato del Duomo durante una bella giornata di sole. E poi il calcio. Quest'anno mi sono riavvicinato allo stadio e alla Fermana dopo alcuni anni passati a Bologna, e ora posso solo seguirla da lontano con i social. Sono contento che la squadra stia disputando una buona stagione, ‘rosico’ per non essere lí.”

Adempiuti i suoi doveri accademici a giugno, Alessandro rientrerà in Italia. Si tratterà di un arrivederci all’Islanda?

“Questo è un posto fuori dall'ordinario, farò di tutto per tornarci. Ma d'altra parte sono una di quelle persone che hanno bisogno di cambiare spesso per stare bene. Ad ogni modo, penso proprio che il mio futuro sarà a Fermo,” racconta il ragazzo.

Secondo lui, infatti, il miglior modo per vivere la vecchiaia è quello di trascorrerla nei luoghi della propria infanzia. Ma il fermano è ancora giovane e pieno di curiosità: prima di rientrare a casa per mettere radici, mi garantisce che vuole continuare il suo percorso intorno al mondo alla scoperta di nuove esperienze e culture.

Come dargli torto.

 

 

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Data pubblicazione : 17/03/2017 07:42
Scritto da : Laurie Timmers
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