Quo vadis? Storie di fermani nel mondo
Claudia Renzi, una ragazza au pair che viaggiando verso l’Irlanda ha viaggiato verso se stessa

Au pair, un’espressione francese che significa “alla pari” e denota un giovane tra i diciotto e i trent’anni d’età che trascorre un determinato periodo di tempo all’estero ospite di una famiglia. In cambio, ad esempio, di piccoli lavoretti domestici o della cura dei figli della famiglia ospitante, il giovane riceve alloggio gratuito e una paghetta con cui mantenersi nella quotidianità. Prima che venisse istituito il programma Erasmus, era proprio l’esperienza au pair a concedere a moltissimi ragazzi di vivere temporaneamente al di fuori dai confini nazionali e a favorire l’incontro fra culture diverse. Poiché il fenomeno dei ragazzi alla pari è tuttora una realtà di molti, in questa sesta puntata di “Quo vadis? Storie di fermani nel mondo” ci trasferiamo in Irlanda e vi raccontiamo la storia di una giovane au pair fermana, Claudia Renzi.

Claudia Renzi, una ragazza au pair che viaggiando verso l’Irlanda ha viaggiato verso se stessa

Claudia nasce nel 1985 a Sant'elpidio a Mare, e vive prima a Monte Urano e poi a Fermo, dove frequenta le scuole elementari, medie e superiori. Nel 2005 si diploma all'Istituto Statale d'Arte “Umberto Preziotti” di Fermo, e a settembre dello stesso anno si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Università Degli Studi di Roma "La Sapienza".

Nel marzo del 2012 si laurea come Architetto Junior, ma notando che i suoi interessi sono cambiati, decide di non proseguire gli studi. Sceglie quindi di lasciare Roma e di rientrare a Fermo, dove lavora come grafico pubblicitario nel suo appartamento-studio. In questi anni collabora con l'eclettico pittore e scultore specializzato nell'Arte Applicata Alceste Lucentini. Al fianco dell’artista di Petritoli, approfondisce le sue nozioni di grafica, fa fiorire la sua creatività e continua la sua ricerca personale del bello nelle varie forme artistiche.

“Nonostante tutto, la voglia di partire non se ne andava,” racconta Claudia. Vuole “volare, vivere un'altra realtà e conoscere persone diverse,” ma allo stesso tempo confessa che non ha mai pensato di lasciare l'Italia definitivamente. “Ci sono nata, cresciuta. Ci sono le mie radici, che ritengo fondamentali, quindi l'idea era di fare un'esperienza all'estero per poi tornare a casa in Italia.”

La ragazza non conosce bene la lingua inglese “nonostante anni di corsi completamente inutili” e da subito crede di avere davanti un’impresa difficile da portare avanti. Quindi cerca un modo per partire e avere almeno vitto e alloggio assicurati.

È in questo momento che le balena per la mente che fare l’au pair potrebbe essere la soluzione che fa per lei: diventando una ragazza alla pari potrebbe approfondire la lingua e la cultura di un altro paese e trovare una buona e sicura sistemazione.

Così si iscrive al sito internet Au Pair World e inserisce i luoghi in cui le sarebbe piaciuto andare: Inghilterra, Irlanda e America. Poco tempo dopo essersi registrata sulla piattaforma, Claudia viene contattata da una famiglia di Mallow, una cittadina nel sud dell'Irlanda a mezz’ora di strada da Cork.

Passano settimane in cui la fermana scambia email con la possibile famiglia ospitante, a cui successivamente segue anche una videochiamata, un’intervista vera e propria, su Skype. Parlando attraverso lo schermo del computer, la giovane fa colpo sulla coppia di genitori e, soddisfatta dell’esito positivo, decide di partire.

“Detta così sembra semplice.. Sì, ero entusiasta per la nuova esperienza, ma avevo anche mille paure: non conoscevo nessuno, specie la famiglia che mi avrebbe ospitata, non conoscevo la lingua e non ero mai stata all'estero per più di un mese.”

Tuttavia, messe da parte le paure e sostenuta dal grande incoraggiamento della propria famiglia, la ragazza compra un biglietto aereo per l’Irlanda. Il 4 settembre 2016 parte per la Terra Verde e si trasferisce a Mallow.

 

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A darle il benvenuto fra le colline color smeraldo è una famiglia italo-irlandese con due figli, una bambina di tre anni e un bambino di otto. Per quanto possa sembrare che il sogno di Claudia di partire per vivere all’estero si sia avverato, i primi mesi in terra straniera sono difficilissimi.

“Mi dovevo adattare ai ritmi della famiglia e alle nuove abitudini - come imparare a guidare a sinistra per svolgere le mie mansioni quotidiane; avevo anche molte responsabilità nei riguardi della casa, dei figli e la loro educazione. In fin dei conti i genitori andavano a lavoro dalle otto di mattina e tornavano alle sette di sera.”

Ogni giorno la ragazza fermana sveglia i bambini, prepara loro la colazione e veste la più piccola. Porta i suoi “figliocci” a scuola con la macchina e, qualche ora più tardi, li va a riprendere. Poi cucina e nel pomeriggio segue il bambino più grande insegnandogli l’italiano e aiutandolo con i compiti di matematica.

“Non credevo che un’esperienza del genere potesse risultare così pesante: avevo dimesticherzza con i bambini, ma assisterli per così tante ore al giorno, ogni giorno, era completamente diverso. Era davvero una bella prova da superare.”

Fare l'au pair a trent'anni non è facile, soprattutto perché Claudia ha vissuto da sola per quasi 8 anni, prima a Roma e poi a Fermo. Inoltre si aggiunge quel sentimento che gli inglesi chiamano homesickness, la nostalgia di casa, che spesso rende tutto un po’ meno spensierato e instilla nell’animo una sensazione di mancanza verso un qualcosa.

“Non c'era qualcosa in particolare che mi mancasse della vita di provincia. Forse mi mancava semplicemente la familiarità dei luoghi, la mia famiglia e le persone che conoscevo ed ero solita frequentare. E sicuramente non mi mancava affatto la monotonia, il piattume che si vive soprattutto d'inverno.”

 

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La giovane tiene duro, conscia del fatto che se fosse tornata a casa dopo qualche mese, sarebbe stato come se non fosse mai partita, come se avesse buttato via solo soldi ed energie.

Quindi si impegna ad accettare gli eventi che si trova a dover affrontare e nota che, man mano che il tempo scorre, le cose migliorano. Mi confida anche che grazie a questa esperienza riesce finalmente a mettere in relazione sua infanzia con il presente: alcuni momenti difficili vissuti dalla famiglia ospitante le richiamano alcune vicende del proprio passato, di quando Claudia era bambina, e le permettono di condurre un’introspezione che la portano a (ri)scoprire se stessa e la vita.

“Con gli occhi di un’adulta ora vedo con molta più chiarezza il mio rapporto con i miei genitori e del loro ruolo nella famiglia. Oltre a comprendere le dinamiche che si creano tra genitori e figli, ho potuto rivedere me stessa, quando ero bambina-figlia, nei piccoli di cui mi prendevo cura, e paragonare questa figura a come sono ora da adulta.”

Gradualmente la fermana inizia ad affezionarsi ai figli della famiglia ospitante, che non sono più due piccole pesti, bensì “due magici angeli”, ma ormai è arrivato marzo e con esso il termine della degli accordi presi per la permanenza a Mallow. La giovane però sente di non approfondito davvero la cultura irlandese e di non essere ancora pronta a rientrare in Italia.

Rimandando a giugno la partenza per Fermo, si trasferisce a casa di un’altra famiglia residente poco fuori il centro di Cork.

In questa seconda fase del soggiorno verde, bianco e arancione, Claudia si deve occuparsi di tre bambini, in particolare del più piccolo, che è affetto da una forma di autismo. Titubante perché priva di esperienza con individui con bisogni speciali, la giovane coglie comunque la nuova sfida.

“Scegliere di accudire questo bambino di sette anni è stata la decisione più giusta che potessi fare. Lui è dolcissimo, e nonostante viva nel suo mondo, a volte riusciamo ad entrare in contatto - e non solo attraverso le parole, ma anche il contatto visivo, il linguaggio del corpo e il tatto.”

Il nuovo nucleo familiare lascia la ragazza molto libera, facendola lavorare pochissime ore al giorno. Dunque, quando può, Claudia inforca la sua bicicletta e raggiunge il centro della città. Andare in bici sulle strade di campagna fa tornare bambina la nostra fermana, che sorride mentre pedala con l’aria fra i capelli e le vesti svolazzanti.    

 

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Quel sentimento di nostalgia di casa svanisce e porta via con sé la visione di Cork come “una piccola e semplice cittadina che non offriva molto, apparte decine e decine di pub e negozi dove spendere lo stipendio.” La città infatti si mostra alla fermana come una sorta di calderone dove migliaia di persone provenienti da ogni angolo della terra confluiscono e si mescolano integrandosi attraverso eventi sociali frequentemente organizzati.

“Qui puoi conoscere il mondo senza viaggiare, ed è proprio in queste occasioni che ho una visuale più ampia, più completa e chiara del mondo e delle persone. A Fermo non ci sono occasioni del genere, e forse neanche in altre città delle Marche o dell'Italia - a meno che tu magari non viva nelle metropoli, come Milano, Roma o Napoli.”

Vivere in Irlanda rappresenta per la nostra fermana un viaggio a ritroso nel tempo, e allo stesso tempo un’avventura continua alla scoperta di “paesaggi verdi incontaminati, coste frastagliate dove la potenza dell'oceano si scontra con la fermezza della terra e castelli che fanno sognare di tempi antichi e storie magiche.”

Claudia racconta che nella Repubblica d’Irlanda il senso di nazione e di comunità sono molto più forti e radicate rispetto a come le viviamo noi italiani. Le persone sono aperte e cordiali, sempre pronte ad offrire un aiuto a qualcuno in difficoltà, senza aspettare di essere sollecitati. “Queste cose non le ho mai viste in Italia,” afferma la fermana.

Anzi, osservando i suoi conterranei dall’estero, la giovane vede un popolo che cova rabbia, pervaso da un senso di sconfitta e rassegnazione nei confronti del cambiamento, ed estremamente diviso; un popolo che si sente tale solo quando è lontano dalla propria terra. È un riflesso che lacera l’immagine dell'Italia della grande bellezza, ricca di storia e cultura, che la fanno mancare immensamente ai suoi expats e che rema contro le poche persone che si impegnano a migliorare ciò che non va nel Belpaese.

Tuttavia, nella pentola incantata dei Leprechaun non è oro tutto quel che luccica: tanto per fare un esempio, la ragazza svela che trova difficoltà ad accettare che le persone, impeccabili di giorno, al calar del sole affoghino copiosamente le loro frustrazioni e lo stress nelle numerose pinte di birra servite nei vari pub. E aggiunge che sono le dipendenze da alcol e droga le grandi piaghe che affliggono la società irlandese.

Buttando un occhio all’avvenire, Claudia sa per certo che tornerà a Fermo fra giugno e luglio per godersi il mare per un paio di mesi. E poi chissà.. ora che ha ritrovato il suo passato in Irlanda, può andare alla ricerca del suo futuro ovunque nel mondo esso la aspetti.

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Data pubblicazione : 14/04/2017 07:33
Scritto da : Laurie Timmers
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