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Da Porto San Giorgio alla finale di Coppa Italia femminile di Serie A2 di basket: la storia di Valeria Lanciotti, astro nascente dell'arbitraggio

Valeria Lanciotti, ventunenne di Porto San Giorgio, è un giovane arbitro che si sta facendo sempre più strada nel mondo della pallacanestro. Due weekend fa ha diretto la finale della Coppa Italia femminile di A2, una partita importante, giocata davanti ad un pubblico numeroso e trasmessa anche in diretta nazionale da Sportitalia.

Da Porto San Giorgio alla finale di Coppa Italia femminile di Serie A2 di basket: la storia di Valeria Lanciotti, astro nascente dell'arbitraggio
Photo credits: Marco Brioschi

E' questo l'ultimo step, almeno finora, di un lungo percorso iniziato più di sei anni fa ed in generale di una passione per il basket le cui origini vanno invece ricercate ancora più indietro, nella primissima infanzia. “La mia passione per il basket è iniziata molto presto, quando avevo 6/7 anni - conferma Valeria -. Mio fratello aveva iniziato a giocare e, guardando gli allenamenti e le sue partite, mi sono appassionata anche io. Dovevo scegliere tra danza e basket ma, mentre dopo la prima lezione di danza ho chiesto a mia madre di non portarmici mai più, dalla prima volta che sono entrata su un campo di basket non sono più voluta uscire”.


Capita spesso così, la passione per la pallacanestro è quasi sempre una malattia, un morbo che quando ti contagia non ti abbandona più e che piuttosto con il tempo può anche evolvere, portandoti a guardare, magari in un primo tempo casualmente, le cose da una prospettiva diversa. E' quello che è successo a Valeria, che circa 6 anni fa ha intrapreso una nuova strada che ad un certo punto l'ha costretta ad abbandonare quella originale, cioè quella da giocatrice, per l'impossibilità materiale di conciliarle entrambe. “Ho iniziato ad arbitrare assolutamente per caso, mio padre mi ha iscritto al corso e ho detto “perchè no? Proviamo!”. Devo dire però che inizialmente non ero troppo entusiasta, la passione è nata solo col tempo – spiega Valeria - Quello che nessuno probabilmente si aspetta è che dietro alla coppia (o terna) di arbitri che si vede in partita c'è un gruppo di persone, di amici, che si riuniscono per migliorare tutti insieme e che condividono gli stessi obiettivi, il più importante dei quali è divertirsi facendo ciò che ci piace”.

Arbitrare, si sa, non è cosa facile: i direttori di gara sono una componente essenziale ed insostituibile dello sport, tanto quanto i giocatori, ma molto raramente capita che il loro lavoro venga riconosciuto positivamente dagli spettatori e dall'opinione pubblica. Anzi, molto spesso sulla figura dell'arbitro si sfogano le frustrazioni connesse alla sconfitta. Vale per tutti e a tutti i livelli e forse a maggior ragione per quelle ragazze che provano a farsi strada in un mondo prettamente maschile. Stimolata su questi temi, Valeria fornisce risposte molto interessanti: “Non è facile accettare che la maggior parte delle volte che uscirai dal campo non sarai applaudito, ma piuttosto deriso e insultato. Non è facile, ma è una validissima opportunità di crescita personale, che ti forma a livello caratteriale. L'arbitraggio ti insegna ad incassare il colpo e a reagire quando le cose intorno a te non vanno nel migliore dei modi, a non perdere la concentrazione, a rapportarti con ogni tipo di persona”.

“Ormai i giocatori sono più abituati a vedere delle donne dirigere le loro gare ed esistono molti meno pregiudizi nei nostri confronti, pur con le dovute eccezioni – continua Valeria -. Siamo molte di più rispetto al passato, anche grazie ad un progetto che la Federazione ha riservato alle donne arbitro affinché le stesse potessero crescere in questo ruolo. Più si sale di categoria e più l'ambiente è professionale, con i giocatori che pensano a giocare e trattano l'arbitro donna esattamente come l'uomo. Alcune volte, soprattutto quando ero più piccola, mi è capitato invece di percepire che giocatori e allenatori non protestassero con me perché sono una ragazza. Da un bel po' di tempo, però, non mi succede più ed è giusto così: quando siamo in campo vogliamo essere trattate da arbitri, indipendentemente dal nostro sesso”.

La designazione per la finale di Coppa Italia di Serie A2 femminile è per ora il punto più alto di una carriera che aveva comunque già regalato diverse soddisfazioni a Valeria, scelta per dirigere molte finali nazionali giovanili, compresa quella Under 18 femminile dello scorso anno, in cui ha avuto modo di confrontarsi con il triplo arbitraggio (utilizzato solo in A1 e A2 maschile e A1 femminile, mentre in tutte le altre categorie i direttori di gara sono ancora soltanto due).


Ma l'esperienza che Valeria ricorda più volentieri, e che ritiene assolutamente fondamentale per la sua crescita, è uno stage dello scorso anno in Slovenia: “E' l'esperienza in assoluto più bella che abbia fatto, uno stage gestito dalla federazione internazionale in cui mi sono trovata in mezzo a venti ragazze provenienti da tutta Europa – racconta -. Abbiamo arbitrato le partite, fatto molte lezioni e allenamenti in palestra, il tutto, ovviamente, in lingua inglese. E' stato bello confrontarsi con le altre realtà e capire quanto questa disciplina leghi tutti a livello mondiale”.


Ma, tornando all'oggi, che esperienza è stata dirigere questa finale, a maggior ragione data la presenza della squadra che ospitava le Final Eight, Costa Masnaga? “La finale è stata un'esperienza bellissima, il palazzetto era pieno e il clima molto caldo. Si percepiva nell'aria l'importanza della gara e la voglia di vincere di entrambe le contendenti – racconta Valeria -. Prima della partita un po' di tensione l'ho avvertita, ma la cosa che mi ha fatto maggiormente piacere è che io e la mia collega eravamo tanto concentrate quanto serene: ci siamo divertite e il match è andato bene, pur con qualche errore fisiologico che non può mai mancare”.


Valeria, che quest'anno arbitra la Serie A2 femminile e la C Silver maschile, portata a parlare dei suoi prossimi obiettivi rimane con i piedi per terra, preferendo concentrarsi sul breve periodo: “L'obiettivo che mi prefiggo è semplicemente andare in campo concentrata weekend dopo weekend per fare del mio meglio, cercando allo stesso tempo di imparare dagli errori ogni volta, riguardando le gare e lavorando con gli istruttori. Certo che il sogno nel cassetto è arbitrare la serie A e fare esperienze internazionali, ma bisogna rimanere con i piedi per terra e pensare a far bene ciò per cui siamo chiamati. Poi se arriveranno le soddisfazioni le festeggerò a dovere e al tempo stesso rimarranno comunque ulteriori stimoli per fare sempre meglio”.

 

Valeria_Lanciotti_2

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Data pubblicazione : 18/03/2017 18:05
Scritto da : Andrea Pedonesi
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