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La massima autorità cittadina della marcia, del podismo, del sano vivere e del movimento: Mario Ferracuti, 91enne fermano d.o.c.. ricevuto da 4 Papi. LEGGI l'intervista

State per leggere un'intervista che ripercorre la sua vita sportiva, che lui stesso racconta dagli albori della sua attività motoria alle competizioni che lo hanno reso celebre in Italia, in Europa e nel Mondo...ed un po' meno nella nostra città. In una veste autorevole, assolutamente lucida e battagliera anzi che no.

La massima autorità cittadina della marcia, del podismo, del sano vivere e del movimento: Mario Ferracuti, 91enne fermano d.o.c.. ricevuto da 4 Papi. LEGGI l'intervista

Dagli imminenti encomi in arrivo dal C.o.n.i. e dalla F.i.d.a.l. Nazionali e, probabilmente, anche dal Presidente della Repubblica, arrivando ai consigli dispensati ai giovani sportivi di oggi. Una vita di corsa, per un totale stimato di 300 mila Km, percorsi da un podista per caso ricevuto da ben quattro Papi: Mario Ferracuti da Fermo. Per moltissimi, ma non per tutti, il “Leone delle Marche”.

 

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Un orgoglioso Mario Ferracuti posa innanzi ad una parte del suo personalissimo museo degli allori e degli encomi.

 

Avanti a me, il più grande monumento dello sport fermano. Avanti a me, una parte preponderante del podismo nazionale ed internazionale. Avanti a me, il più fulgido esempio fra chi – attraverso un sano stile di vita – dimostra di potersi mettere in calzoncini e fare una corsetta anche alla veneranda età di 91 anni. Avanti a me, lo avrete capito, Mario Ferracuti: “Non sapevo nemmeno camminare quando, nel 1964, sono stato operato di tumore alla parotide dal prof. Peruzzo – attacca sorridente e fiero come sempre -  Dopo l’operazione mi ero fissato che sarei morto. Allora mio cognato, che era medico, mi disse: 'Comincia a camminare, così soffri e vedrai che non penserai più a morire'. E cominciai: avevo 44 anni ed iniziai a “spianare” la strada che da Fermo conduce a P.S. Giorgio in compagnia del Prof. Girotti. La prima volta arrivai a mala pena. Ma dopo 7 – 8 volte in compagnia, iniziai ad andare da solo. Inizialmente per le strade del fermano, poi della provincia, della regione e via via sino a correre in svariate località italiane, d'Europa e del Mondo”. 

 

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Mario ci mostra l'immenso archivio - anche cartaceo - della sua lunga carriera.

 

Impossibile elencare anche i soli ricordi delle 3.500 gare alle quali Mario Ferracuti ha partecipato a partire dal 1970. Le Maratone di New York (2 volte), Tunisia, Marocco, Israele, Portogallo, Francia, Finlandia (Helsinki visitata girandola interamente...a piedi, il giorno prima della gara), Ungheria, Germania, Olanda e Belgio...così come quelle organizzate praticamente in tutte le altre nazioni d'Europa: Mario Ferracuti ha corso, portando sempre con se la sua fermanità, la sua giovialità ed il suo sano modo di interpretare lo sport, dappertutto. Entrando a casa sua e volgendo lo sguardo verso le pareti delle tre stanze adibite ad autentico museo dei ricordi (continuamente aggiornato), si resta allibiti. Tanti e tali sono gli encomi, le medaglie (almeno 700: ognuna ha una sua storia), i trofei, le fotografie ed i souvenir esposti.

 

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Mario riceve una targa al merito da parte del C.o.n.i provinciale

 

“Le gare più belle? - prosegue Ferracuti – Dovrei ricordarne tante. Al momento mi sovviene la Firenze – Mosca e ritorno di 4.200 Km, unico marchigiano di 80 podisti in gara. Ho camminato giorno e notte quasi per 30 giorni...Mia moglie non ha mai consentito che io camminassi...però negli ultimi 20 anni l'ho...ammansita, portandola con me in svariate parti del Mondo. Ho partecipato ad avvenimenti podistici sulla lunga distanza (le famose Corse Audax). 22 medaglie ed un indelebile encomio: sono stato la prima “Aquila d'Oro” d'Italia. In tutto, ne siamo 3: io e due colleghi di Torino”.

 

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Mario Ferracuti alza le braccia al cielo...quanti trionfi nella sua lunga carriera di podista.

 

300 mila km: quanti paesi, quanta gente incontrata, quante sensazioni!

“Tantissima gente ed anche tante personalità. Dovresti stare quì 5 giorni per ascoltarmi raccontare 50 anni di corse...Ricordo le interviste che mi realizzarono a Bruxelles, a Monaco e Berlino, Lisbona a New York. Gli organizzatori seppero di “un anziano ed ottimo podista” proveniente dall'Italia: mi ritrovai con i microfoni ed i taccuini sotto il naso. Corsi a New York, per la prima volta, a 61 anni. Completai la distanza in 3 ore e 29'. Ci tornai una seconda volta che ne avevo 82. E stavolta mi ci vollero 5 ore e mezza: trovai mia moglie all'interno del Comitato Organizzatore. Era molto preoccupata e stava chiedendo notizie di me temendo mi fossi smarrito: tutto quel tempo non lo avevo mai impiegato. Le sensazioni più forti? Una volta presi parte ad una prova di 8 tappe. Correvamo, praticamente, sulle strade di quella che a suo tempo fu la Linea Maginot. Ricordo benissimo i cannoni ed i “fortini” incontrati lungo il percorso”.

 

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 Mario Ferracuti ed i suoi ricordi

 

Il rapporto che Mario Ferracuti ha con la città di Fermo. La sua città.

“Mi porti alla polemica. Anni fa conobbi Pietro Mennea. Al quale confidai che, al pari di tanti altri, non ero proprio un...Profeta in Patria. Mi rispose che erano anni che non tornava a Barletta, proprio per questi motivi, invitandomi ad andare avanti senza guardare troppo indietro. In ogni caso, a Fermo in tanti mi vogliono bene. Sono generalmente le persone più umili. Forse perchè sentono di essere da me ben rappresentate. Gli altri? Non mi vede nessuno e nessuno mi invita ai convegni sportivi che di tanto in tanto vengono organizzati. Eppure, sono un uomo che ha fatto 50 anni di Sport. Non sono un mito, ma nemmeno l'ultimo arrivato. I riconoscimenti però, arrivano comunque e da ambiti decisamente alti. Pochi giorni fa, mi è giunto quello del C.O.N.I. Nazionale: una Croce al Merito, di bronzo, per meriti sportivi. Poi la F.I.D.A.L., sempre nazionale. Poi...dovrebbe arrivare qualcosa dal Presidente della Repubblica. Ma in questo caso non c'è ancora nulla di ufficiale”.

 

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 Il Sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, omaggia Mario Ferracuti

 

La soddisfazione più grande però, deve essere stata un'altra. Ultimamente, sei stato ricevuto da Papa Francesco.

“Esattamente. Per la verità però, ho conosciuto ben 4 Papi. Cominciai nel 1948, con Pio XII°. Tramite l'Azione Cattolica. Anni dopo, essendo legato al Gruppo Podistico Avis, corremmo il Giro d'Italia. E facemmo tappa proprio a Castel Gandolfo, ove conobbi Paolo VI°. Dopo di lui, Papa Wojtyla ossia Giovanni Paolo II°. Mi concesse 5 minuti all'interno della “Sala Nervi” e mi disse: “Continua nella tua marcia: darai esempio alle vecchie ed alle nuove generazioni. Dio te ne renderà merito!”. Piansi a dirotto: avevo avanti a me lo splendore del Santo. Un uomo che parlava anche con gli occhi e che ti ammantava di Santità. Recentemente invece, ho avuto la faccia tosta di scrivere a Papa Francesco dandogli del tu! Dopo 20 giorni, ricevo una lettera con su scritto che il Pontefice riceve tutti. Sono andato a Città del Vaticano e dopo alcune ore di anticamera sento esclamare: “Prega per me”! Era il Pontefice e si stava rivolgendo proprio a me. Risposi d'istinto: “Santità e per me chi prega?” Ed il Papa, di rimando: “Sarò sempre il tuo angelo custode”. Una persona molto simpatica ed anche lui mi ha invitato a continuare “per dare sempre prestigio alla città ed alla persona”. 

 

Ma insomma Mario, quanto hai intenzione di continuare?

“Ho programmato fino a 100 anni, poi Dio provvede! Guarda che c'è Ottaviani, un mio caro amico ex sarto di Sant'Ippolito, che di anni ne ha 101. Fa attività di pista. E sta meglio di me: ultimamente mi ha battuto sui 60 metri, dandomene quattro di distacco! Ancora corre...”

 

Ecco, appunto: la corsa. Che sensazione ti dà correre?

“Quando arrivi al traguardo ti senti un gladiatore. Ti senti un uomo libero: conosci tanta gente, italiani e stranieri, godi della natura, anche nella sofferenza, che però per me è un grande godimento. Del resto, non sono 'L’uomo di corsa tutta una vita'?”

 

Certo che sì. Il tuo messaggio ai giovani podisti di oggi.

“Attraverso il podismo ho potuto testimoniare al mondo, anche attraverso le numerose interviste rilasciate, che sarò sempre in prima linea per combattere il doping. E' l'anti salute. Ai giovani dico anche di agire prima con la testa e poi con i piedi e di essere sempre prudenti e rispettosi del prossimo. Essere giovani e fare quel che fa comodo, a 20 anni è facile. Ma poi potreste pagarlo in là con l'età. Dopo i 50 anni va sempre peggio. Ho perso il padre ad 8 anni e mio Nonno mi ha cresciuto: mi ha dato tanti consigli. Mettendoli in pratica, sono arrivato a 91 anni. Diceva: “Una buona gioventù corrisponde ad una grande vecchiaia”. Ed è vero!”

 

Ed allora, Mario: ti auguriamo di tutto cuore che, mantenendo lo stesso spirito di oggi, tu possa percorrere ancora altri 100, 1000, 10000, 100000 chilometri!

 

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Data pubblicazione : 07/12/2017 13:51
Scritto da : Redazione Sport
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