Le leggende dei Sibillini in un convegno a Tolentino. Cesare Catà relatore nell'appuntamento di domani pomeriggio

Venerdì alle 18 presso la Sala dell'Antica BIblioteca Filelfica di Tolentino, si terrà la conferenza "Dal Guerin Meschino al Tannhäuser. I significati filosofici del Mito della Sibilla", a cura di Cesare Catà. La Conferenza è ospitata all'interno della programmazione della UTETE (Università del tempo libero di Tolentino). Nello scorso novembre, con la medesima conferenza, Cesare Catà aveva aperto l'anno accademico dell'UTEAP di Ascoli. La tematica trattata ha riscosso un vivo successo, dopo la sua prima presentazione nel Convegno di settembre di Montefortino dedicato a Corrado Giaquinti, ideato da Stefano Papetti, e di cui a breve saranno editi gli atti. L'interesse attorno al tema della Sibilla e delle leggende dei Sibillini, trattatate da un punto di vista culturale e filosofico, è profondo all'interno del territorio e non solo. La conferenza tenta di comprendere il significato filosofico del mito della Sibilla narrato nella tradizione medievale e rinascimentale, alla luce di una comparazione con l'opera wagneriana e la cultura celtica cavalleresca. Quando Richard Wagner, nel 1846, compone e porta sulla scena la sua monumentale opera Tannhäuser und der Sängerkrieg auf Wartburg, il grande scrittore e musicista tedesco compie anche una operazione culturale ben precisa: il recupero delle radici della cavalleria medievale, e di tutto l'apparato filosofico e valoriale di cui esse sono portatrici. Ma il mito ripreso da Wagner compie un cammino complesso e articolato, che risulta particolarmente interessante prendere in esame. Infatti, il "mitologema" della storia di Tannhäuser si presenta, pressoché identico, anche nella storia quattrocentesca del Guerin Meschino, ambientata nei Monti della Sibilla. Al punto che non risulta senza significato ipotizzare una comune origine dei due miti da un originaria e antichissima leggenda celtica che li rispecchia entrambi: il mito del cavaliere Oisìn. Non è peregrino ipotizzare che, come accaduto per molti altri motivi, tale leggenda sia giunta in Italia dal mondo celtico tramite la materia di Bretagna, arrivando a incontrare i miti sibillini, per poi passare in Germania. Il fatto che Andrea da Barberino, autore del Guerin Meschino, sia stato uno dei principali conoscitori della letteratura cavalleresca e bretone del suo tempo, essendone anche traduttore, è un dato molto importante. Seguire il percorso articolato del mitologema del Cavaliere e della Dea, presente nel Tannhäuser e nel Guerin Meschino, conduce, da un lato, a mostrare lo sterminato e meraviglioso apparato mitico, leggendario e culturale dei Monti della Sibilla, e l'importanza decisiva che tale cultura ebbe nel mondo medievale; e, dall'altro lato, a comprendere il significato filosofico di questo mito, correlatamente alle leggende cavalleresche, proprio nell'ottica di Wagner.

 

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